martedì 12 gennaio 2016
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martedì 10 marzo 2015
Vocabolaria: sovvertiamo gli stereotipi, non la grammatica!
domenica 22 febbraio 2015
Le scuole catalane introdurranno un corso contro il sessismo.
Una delle due sezioni principali del piano è la "promozione della -co-educazione ",che miri a garantire l'istruzione "senza gli stereotipi di genere e le discriminazioni legate al sesso o orientamento affettivo-sessuale" e dell'orientamento accademico e professionale non sessista.
lunedì 27 ottobre 2014
domenica 15 giugno 2014
MOSTRA FOTOGRAFICA
una mostra
composta di 5 pannelli
plastificati di dimensioni 70x100 cm usabili anche singolarmente perché
ognuno ha un tema a sé.
temi dei pannelli
- Introduzione al tema del sessismo nei linguaggi
- Quotidiane discriminazioni
- I media
- I buoni esempi
- I nostri interventi
I pannelli possono essere esposti in qualsiasi numero e in qualsiasi ordine.
Per contatti telefonare a Segreteria Casa della Donna di Pisa 050 550627
domenica 19 febbraio 2012
I segnali stradali mettono la gonna
In Spagna, la battaglia in nome dei diritti delle donne passa attraversola segnaletica stradale. In un comune vicino a Madrid la giunta, innome della lotta contro il sessismo, ha deciso di sostituire metà dei 400cartelli che avvertono della presenza di un attraversamento pedonale.E al posto del tradizionale omino, è comparsa una signorina con lagonna. Chissà se a qualche nostro sindaco verrà in mente di copiarel'idea!
(tratto da Vera Magazine)
madrid
E ANCHE A VADUZ (LIECHTENSTEIN)...

sabato 8 maggio 2010
UDITE UDITE!!! 28/05/2010 PISA
Scaricate e volantinate il nostro invito e partecipate numerosisssssime e numerosissimi!!!
giovedì 29 aprile 2010
Che genere di linguaggio -Ferrara 09/04/2010
Pubblichiamo l'intervento di Luciana Tufani, promotrice dell'incontro e editrice (www.tufani.net)
tratto da:
profilo FB di Luciana Tufani
gruppo FB "Genere Lingua e politiche linguistiche"
In principio era il verbo di Luciana Tufani
Venerdì 9 aprile si è svolto nella Sala Arengo della residenza municipale di Ferrara un incontro dal titolo Che genere di linguaggio, promosso dal Comitato donne elette del Comune in seguito a una mia richiesta. Pubblico qui di seguito il mio intervento. Quando si affronta l’argomento dell’uso, o meglio il non-uso, del femminile nella lingua italiana, che porta alla cancellazione e svalutazione delle donne, la risposta più frequente, anche da parte di donne impegnate politicamente, è: Ma vi sembra un problema? Ci sono problemi più importanti. Non solo è un problema ma addirittura è il problema, quello da cui derivano tutti gli altri. Se è giusto cercare di risolvere i molti e diversi problemi economici e sociali che ci troviamo a dover affrontare ogni giorno, non bisogna però dimenticare che essi sono delle conseguenze di qualcosa d’altro e che, se non si è consapevoli della causa di cui sono gli effetti e non la si affronta, neppure i problemi si risolveranno mai, anzi si ripresenteranno periodicamente con minore o maggiore urgenza. Per chiarire la mia affermazione avrò bisogno di fare un passo indietro: In principio era il verbo. Già questo dovrebbe far capire quanto la parola sia all’origine di tutto, se poi continuiamo nella citazione - In principio era il verbo (…) e il verbo era dio (…) senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste – vediamo che quando la parola diventa parola di dio, diventa legge. I giochi sono stati fatti, la religione conferma e consolida quello che già da tempo è andato costruendosi. Se sostituiamo logos a verbo, possiamo infatti dire: in principio era il logos. Per la filosofia greca il logos è la fonte degli archetipi sulla cui base il mondo viene modellato. Il verbo “leghein”, da cui deriva il sostantivo “logos”, tra i tanti significati ha quelli di raccontare, enumerare, scegliere, nominare. Nominare è il modo in cui le cose vengono fatte esistere. Esiste ciò che è stato nominato. Ma nominare non è solo fare esistere, è anche ordinare, regolare. E mentre ordinare non a caso significa anche dare ordini, regolare significa anche imporre delle regole. Regole e ordini che servono a controllare. Il controllo è passato attraverso la parola. Il linguaggio, così come si è andato strutturando, è stata una delle forme di controllo di ciò che fa paura. Inizialmente paura di ciò che non si capisce perché inspiegabile o imprevedibile come i fenomeni naturali, da quelli atmosferici alla morte. Forme di controllo delle emozioni e delle paure, per mezzo di qualcosa che desse delle spiegazioni razionali, sono state le varie espressioni della cultura che comprendono la filosofia, la scienza, la religione. Tra ciò che non si capisce e che per questo si teme è incluso il diverso da noi. Un noi che, in una società patriarcale come quella greca e quella ebraica da cui derivano il nostro linguaggio e la nostra cultura, sono i maschi che detengono il potere. Diversi sono gli stranierei e diverse per antonomasia sono le donne. Assoggettate dopo il passaggio al patriarcato, sono temibili perché potrebbero ribellarsi e vanno controllate non solo con la violenza ma con la razionalità della cultura e, se serve, con l’irrazionalità di paure instillate ad arte che sostituiscono quelle paure primitive che si volevano combattere (è successo ferocemente in passato e continua a succedere, con una violenza che in questi ultimi tempi sta diventando sempre più incontrollabile). Con questo velocissimo e sintetico richiamo alle origini, per comodità di esposizione estremamente schematico e semplificato, ho voluto mettere in evidenza quello che ho affermato all’inizio: il linguaggio è alla base dei nostri comportamenti. Se il linguaggio che usiamo non ci nomina, ci cancella. Chi non è nominata non esiste. Il linguaggio che usiamo è stato creato contro di noi, a conferma di ciò ricordo che nelle diverse lingue (quasi tutte) chi regola grammaticalmente è il maschile, il femminile rappresenta l’eccezione. Ancora una volta, la diversità Ma, anche usando questo linguaggio che abbiamo ereditato e che ci hanno imposto, è possibile renderlo meno ostile: 1) Conoscendo a fondo la grammatica italiana e usandola correttamente, il femminile diventa meno assente di quanto non sia nell’uso che per pigrizia o per una scelta politica ben precisa è diventato comune 2) Poiché il linguaggio è un organismo vivo che può modificarsi e modificandosi riflettere o contribuire a creare una società, bisogna cercare di usare e diffondere l’uso di termini che rappresentino il femminile in positivo Per questo ho suggerito alla Commissione delle elette – che ha accolto il mio invito – di promuovere una serie di incontri di sensibilizzazione e di informazione sull’uso di quello che per convenzione chiamiamo linguaggio di genere e che è da anni uno degli obiettivi primari del coordinamento dei Centri di documentazione delle donne appartenenti alla Rete Lilith, di cui il Centro Documentazione Donna di Ferrara fa parte fin dalla sua fondazione, e l’obiettivo del gruppo di politiche e studiose che si è di recente costituito, Genere, lingue e politiche linguistiche, e dell’analoga “causa” su facebook Diffusione del linguaggio di genere. Luciana Tufani
sabato 3 aprile 2010
'Gonne' nei cartelli stradali di una cittadina Spagnola


siamo felicissime di pubblicare l'articolo che racconta questa vittoria.
tratto da: BBC News
'Gonne' nei cartelli stradali di una cittadina Spagnola
BBC News, Fuenlabrada - Lunedì, 4 Dicembre 2006
di Danny Wood
La cittadina di Fuenlabrada, vicina a Madrid, sta facendo nuovi passi avanti nella battaglia per raggiungere la parità tra uomini e donne.
Il consiglio locale sta cambiando la segnaletica stradale della città.
In metà dei segnali stradali in prossimità delle corsie pedonali, quelli che rappresentano una persona che attraversa le strisce, alla figura del pedone è stata aggiunta una gonna e dei capeli lunghi, per simboleggiare la figura di una donna.
Attraversare le strade di Fuenlabrada sarà adesso un'esperienza di parità fra i generi.
"Il fatto che l'immagine di donne appare in una cosa del genere, anche se solo in un cartello stradale, è importante perchè la parità sessuale ha molto a che fare col modo in cui trasmettiamo le informazioni," sostiene Rosalino Guijarro, la consigliera della città a capo di questo progetto.
Una generazione fa
Opinioni contrastanti
I tempi sono drammaticamente cambiati e i segnali stradali della città di Fuenlabrada sono un'altra indicazione di questo cambiamento sociale.
Nelle strade di Fenlabrada ci sono però pareri contrastanti.
Alcuni sostengono di non aver mai pensato che le figure nei cartelli stradali rappresentassero necessariamente dei maschi. Ad altri non piace invece l'idea di stereotipare le femmine rappresentandole mentre vestono una gonna.
Ma la maggior parte degli uomini e delle donne sono sorprendentemente positivi riguardo a questo cambiamento.
"Credo sia una cosa buona, e sicuramente aiuta la parità dei sessi," dice Maria Jose.
Dopo aver lanciato un'occhiata di consenso ad un cartello stradale con la figura di una donna, la diciottenne Sayla commenta: "Certo che è una buona idea! Ci sono troppi pantaloni in quei cartelli !"
Ma questa è
Approccio con cautela Domingo, uno spagnolo tarchiato con baffi cespugliosi e una camicia aperta che mette in mostra un petto villoso e una catena d'oro.
Si dichiara molto lieto di questi nuovi segnali stradali, e dice che tutto ciò viene fatto per migliorare la situazione fra uomini e donne.
"Ha tutto a che fare con il rispetto," sostiene l'uomo.
'Cambiamento profondo'
L'ampio consenso con cui i nuovi segnali stradali son stati accolti in una piccola città - anche da parte degli uomini macho- potrebbe essere un segnale di diverso tipo. E' forse
Come direttrice dell'Istituto Nazionale per le Donne, Rosa Peris ha la responsabilità di suggerire proposte di leggi e progetti per promuovere la parità sessuale.
"Abbiamo avuto due anni e mezzo di profondo cambiamento. Posso dire che non c'è mai stato un tempo durante la nostra moderna democrazia in cui è stato fatto così tanto per promuovere la parità sessuale."
Il Governo ha preparato un'ambiziosa legge per la parità sessuale che punta ad eliminare la discriminazione basata sul genere ad ogni livello della società Spagnola.
Per esempio, obbligando le grosse compagnie private ad iniziare programmi dedicati per aumentare il numero delle donne nel loro staff. E riservando il 40% dei posti in tutti i programmi pubblici di apprendistato alle donne.
C'è già una legge contro la violenza domestica che fa si che le donne che sono vittime di violenza da parte dei compagni maschi abbiano accesso ad un servizio dedicato d'aiuto, e un'assistenza specialistica ad ogni livello governativo.
"Nella battaglia per la parità, sfortunatamente le donne si son sentite molto sole e abbiamo bisogno degli uomini per raggiungere la parità sessuale," ha dichiarato Rosa Peris.
'Donne macho'
Parlando con i giovani uomini, si ha la sensazione che molti di loro siano forti sostenitori della parità sessuale e non si identificano con l'essere dei machi.
Ma Joaquin, un impiegato che lavora a Madrid, dice che non sono solo i maschi, ma anche le femmine, responsabili per l'esistenza di una cultura sciovinista.
"Un sacco di donne boss mettono in mostra un comportamento da 'uomo macho'. Credo che questo significa che il problema non è facile da risolvere. La vera parità sessuale è possibile solo educando i bambini su questi argomenti," dice l'uomo.
[ FONTE: BBC.co.uk ]
domenica 7 marzo 2010
sabato 13/03/2010 centro donna Livorno
porteremo la nostra esperienza e la nostra... splendida mostra!!

partecipiamo numerose!!
sabato 13 febbraio 2010
sessismo e prosciutti: guardate!!! :-)
Guardate guardate guardate!!!
petizione per le candidate e i candidati alle prossime elezioni
"Cari candidati, care candidate
vi proponiamo di riflettere sugli slogan e il linguaggio che utilizzerete in campagna elettorale, oltre che sulle politiche che proporrete e vi impegnerete a realizzare.
Il linguaggio non comunica solo un contenuto ma rivela anche il modo di vedere la realtà, e crediamo che non desideriate fraintendimenti da parte di chi vi voterà.
Vi chiediamo quindi rinnovare il vostro modo di rivolgervi all'elettorato riferendovi esplicitamente anche alle donne e non solo agli uomini: cominciate a parlare a elettori ed elettrici, a scrivere a cittadini e cittadine, a invitare persone e non più solo uomini. Le donne non stanno più fuori della porta del seggio elettorale: anzi, partecipano sempre più alla vita pubblica e proprio per questo la loro presenza deve essere resa visibile anche attraverso il linguaggio.
La sfida che proponiamo è culturale, ma anche profondamente politica: è tempo di andare oltre un linguaggio allusivo e impreciso in cui l'"uomo" rappresenta sia il genere maschile sia tutta la specie umana, per arrivare ad un linguaggio di parole vere che indichino in modo non univoco le persone cui fanno riferimento.
Il nuovo comportamento linguistico che vi chiediamo di adottare può diventare una grande occasione per modificare, attraverso la consapevolezza individuale, l'attuale modello di società e sperimentare possibili soluzioni a beneficio di noi tutte e tutti. Con questa nota vogliamo aprire con voi un confronto franco, concreto ed efficace. Confidiamo che la vostra campagna elettorale possa coinvolgere e promuovere le tante intelligenze femminili attive da anni in diversi settori ed in grado di essere protagoniste di percorsi innovativi per costruire una città migliore ed una cittadinanza attiva".
Gruppo di studio Genere, lingua e politiche linguistiche
http://www.firmiamo.it/genereelinguaggioincampagnaelettorale
mercoledì 10 febbraio 2010
Venezia - "Donne, Lingue e politiche linguistiche"
Relazione dell’incontro operativo: “Donne, Lingua e Politiche Linguistiche”
Venezia, 28-29 gennaio 2010.
Nei giorni 28 e 29 gennaio, nell'ambito delle iniziative intraprese dal Comitato per le Pari Opportunità (C.P.O.) dell'Università Ca' Foscari di Venezia, si è svolto un incontro operativo intitolato “Donne, Lingua e Politiche Linguistiche”, per la creazione di un gruppo di studio permanente sull'uso della lingua italiana nella prospettiva di genere".
All'incontro hanno partecipato donne di provenienza e formazione diverse (insegnanti, accademiche appartenenti a vari ambiti di ricerca, tra cui linguiste e filosofe del linguaggio, bibliotecarie, personale della Pubblica Amministrazione, editrici, giornaliste, mediche, e studenti), ognuna delle quali ha portato la propria esperienza e ha formulato proposte per diffondere la conoscenza delle buone pratiche già in atto in molte realtà del territorio nazionale, per sensibilizzare i mezzi di comunicazione sulla necessità di rendere adeguatamente visibile la presenza delle donne in tutti gli ambiti della società italiana, per promuovere l'adozione ufficiale dell'uso del genere femminile per le cariche istituzionali e tutti i ruoli e professioni ricoperte da donne e per monitorare l'uso della lingua italiana nei diversi settori.
Il gruppo che si è costituito con il nome di “Genere, Lingua e politiche linguistiche” avrà un gruppo su face book con lo stesso nome all’indirizzo:
http://www.facebook.com/?ref=home#!/group.php?gid=3021b92090699
e un blog attualmente intitolato Linguaggio di genere
http://linguaggiodigenere.blogspot.com
Il gruppo opererà coordinandosi nel blog in quattro aree principali:
1. coordinamento cpo e istituzioni
Questo gruppo è pensato per supportare i cpo che vogliano operare una azione di pressione all’interno della propria istituzione, per creare reti di cpo a livello regionale come quello descritto dalle rappresentanti dei cpo della Toscana (qui le colleghe dovrebbero darci una mano a reperire la documentazione). Un primo passo all’interno delle amministrazioni è quello di monitorare il linguaggio delle circolari interne e dei formulari, puntando alla realizzazione della Direttiva ministeriale congiunta del Ministero della pubblica amministrazione e delle pari opportunità del 23-05-2007, relativa alle “Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche”. Al punto 3,VI,e della delibera si può leggere, infatti, che bisognerebbe “utilizzare in tutti i documenti di lavoro […] un linguaggio non discriminatorio come, ad esempio, usare il più possibile sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi” e nella nota 4 del suddetto punto si rinvia alle “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” di Alma Sabatini (1987).
Si veda il sito del ministero per le pari opportunità per il testo della direttiva, una presentazione delle finalità della direttiva, e sul monitoraggio degli ultimi due anni:
http://www.pariopportunita.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=868&Itemid=175
La divulgazione delle buone pratiche permetterebbe di andare a cascata utilizzando il lavoro di riscrittura di statuti, circolare e formulari già fatti da altre amministrazioni.
2. coordinamento scuola
Questo gruppo avrà all’ordine del giorno il monitoraggio dei libri di testo utilizzati dalla scuola, la creazione di attività di formazione e sensibilizzazione di insegnanti di tutti gli ordini di scuola, e come per tutti gli altri gruppi la divulgazione delle molte iniziative già attuate in questo campo. A questo gruppo può far capo anche un interesse su quanto è considerato educativo o formativo in commercio o generalmente in uso anche se non direttamente correlato alla scuola.
3. coordinamento media (radio-tele, giornali, web)
Questo gruppo si occuperà di monitorare l’uso del linguaggio della comunicazione di tutti i tipi, da quella più tradizionale dei media stampati, alla televisione e al più recente mezzo del web che sembra aver ereditato in massa l’uso più sessista nella categorizzazione e nell’indicizzazione dei motori di ricerca.
4. sportello di consulenza linguistica
Questo più che un gruppo si tratta di un’offerta di consulenza per chi non è sicura/o di quale sia il modo migliore per non far scomparire la presenza delle donne nel messaggio comunicativo. Questo sportello dovrebbe essere facilmente reperibile a chi vuole consultarci e forse per questo avremo bisogno di un sito che oltre al blog abbia altri strumenti. Nel blog questo gruppo può ridiscutere le priorità su cui bisogna fare maggiore pressione, in modo da entrare con alcune poche buone norme possibilmente di uso non ambiguo da consigliare a tutti i mezzi di comunicazione.
L’aspetto già molto sviluppato della soggettazione bibliotecaria potrebbe essere collegato al gruppo di coordinamento media (in quanto la catalogazione ha a che fare con l’editoria stampata e con la rete informatica) oppure avere un coordinamento autonomo. Questa decisione può essere presa dalle colleghe che lavorano nel settore che è emerso come il più avanzato nella consapevolezza del problema.
Come hanno testimoniato le studenti intervenute, è importante creare cultura di genere nel campo linguistico anche attraverso lavori di ricerca di vario livello (tesine, tesi triennali e tesi magistrali). Si possono indicare argomenti generali soprattutto nel monitoraggio. In questo senso si possono creare griglie di valutazione da far applicare alle tesiste, o quant’altro. Si possono fare progetti di ricerca tra università e anche e soprattutto da una università e le colleghe di altre realtà culturali.
La grammatica, l'ultimo baluardo del maschilismo
dal Venerdì di Repubblica 05 febbraio 2010
Sembra proprio che i solleciti arrivino da tutte le parti!

Di seguito la riflessione della nostra amica di pensiero Giuliana Giusti, pubblicate su "donne pensanti"
http://donnepensanti.ning.com/profiles/blogs/genere-lingua-italiana-e
genere, lingua italiana e sessismo
Sul Venerdì di Repubblica del 5 febbraio scorso, leggo con interesse a p. 15 La grammatica, ultimo baluardo del maschilismo in cui Piero Ottone fa notare un vizio nell’uso della lingua italiana che pare rendere il femminile
un genere difficile da usare in certi contesti per certi parlanti dell’italiano.
Ottone riferisce che un’autorevole rivista britannica annuncia con enfasi il
superamento negli Stati Uniti delle donne nei posti di lavoro altamente retribuiti,
e nota che anche se in Italia non si può dire lo stesso, tuttavia molte donne
ricoprono ruoli importanti (tra i vizi anche una virtù). Questi ruoli, ormai
non più solamente maschili, gli risultano indicibili se riferiti ad una donna
tanto che, ad esempio, per quelle che lui definisce “sindaci di genere
femminile” si chiede se si dica “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”,
mentre pare che avrebbe chiamato Hilary Clinton “presidentessa” se avesse vinto
le elezioni. Ottone non dice ma immagino che abbia gli stessi dubbi amletici su
come chiamare H. Clinton nella sua carica attuale: “la segretario” o “la
segretaria” di stato americana? Oppure magari “la segretaressa”?
Menziona poi la passione per le moto che sembra essere più maschile che femminile, incitando le donne a sedere sul sedile anteriore e non posteriore. Invita infine le donne a reagire su un’altra questione linguistica, più
pervasiva nel quotidiano (maschile e femminile) di quanto non sia il
motociclismo, vale a dire il baluardo maschilista costituito dalla grammatica.
... per leggere tutto clicca qui
sabato 30 gennaio 2010
Basta articoli di Lidia Ravera
Basta articoli
http://www.unita.it/news/lidia_ravera/93531/basta_articoliAvete mai sentito dire “il Fini” o “il Berlusconi”? No. I maschi godono di nome e cognome, oppure cognome e titolo. Oppure titolo e basta: il Presidente, l’Avvocato. Oppure un possessivo che li consegna a se stessi:sua Eccellenza, sua Santità. Le donne, anche se in carriera, rischiano sempre l’articolo. Come mai? Si tratta di tentata reificazione o subdola riduzione di dignità? Angela Merkel è Cancelliere. “La Merkel” sa di malattia infettiva. “Mi sono beccato la merkel”.“La Bindi”, sembra una bicicletta. “La Polverini” una fabbrichetta di laterizi. “La Carfagna”, dà un’idea di bestiolina onnivora, divoratrice di provviste. E la Ministra, con quel fisichetto sottile, non se la merita, una simile evocazione. Allora, per tutte noi, visto che anch’io mi sono stufata di essere “La Ravera”, impegni il suo Alto Ministero per imporre l’articolo determinativo agli uomini o vietarlo nel nominare le donne.
domenica 8 novembre 2009
23-24 NOVEMBRE CONVEGNO A ROMA
il 23 e 24 novembre è stato organizzato un Convegno alla Sapienza per parlare dell'uso sessista della lingua nel quotidiano, nella politica, nella scuola.
Le referenti del progetto ci scrivono: "Riteniamo che sia necessario suscitare un dibattito anche fuori dall'Università, coinvolgendo giornali e media, che hanno grande influenza sul linguaggio: vorremmo non tanto la loro presenza quanto il loro sostegno".
Venite tutte/i e aiutateci divulgare.
Per saperne di più: www.sguardisulledifferenze.org
Maria Pia Ercolini (referente Progetto SUI GENERIS; docente IPSCT G. Verne - Roma), Aureliana Di Rollo (docente Liceo Ugo Foscolo - Albano), Anna Angelucci (docente Liceo Pasteur - Roma)
PROGRAMMA:
23-24 NOVEMBRE 2009 UNIVERSITA’ LA SAPIENZA
CHE GENERE DI LINGUA? SESSISMO E POTERE DISCRIMINATORIO DELLE PAROLE
23 NOVEMBRE ore 9,30 Facoltà di Scienze Umanistiche - aula Odeion
IL SESSISMO NELLA LINGUA
Saluti del preside della Facoltà di Scienze Umanistiche Roberto Nicolai
Saluti della delegata del rettore alle Pari opportunità Marisa Ferrari
modera: Maria Serena Sapegno
Introduzione: Maria Serena Sapegno Massimo Arcangeli (Università di Cagliari),
Il ‘politicamente corretto’ Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice),
Narratrici e narratori: una lingua comune? Maria Antonietta Passarelli (Sapienza Università di Roma e Università di Zurigo),
Il “femminile” nei dizionari: un’esplorazione diacronica Lorenza Pescia (Università di Zurigo),
Il maschile e il femminile nei mass-media italiani e della Svizzera
BUFFET 23 NOVEMBRE ore 15,30
Teatro della Casa dello studente - Via Cesare de Lollis 20
IL SESSISMO NEL LINGUAGGIO DELLA POLITICA
modera: Ilenia De Bernardis Grazia Basile (Università di Salerno),
Strategie linguistico-comunicative e differenza di genere nel linguaggio politico Fabrizia Giuliani (Sapienza Università di Roma),
La semantica di vita nel linguaggio della politica Nadia Cannata (Sapienza Università di Roma): Lui (non) è la patria. L'uso del sentimenti nel linguaggio autoritario
24 NOVEMBRE ore 9,30 Teatro della Casa dello studente - Via Cesare de Lollis 20
IL SESSISMO NEL LINGUAGGIO DELLA SCUOLA
modera: Luisa Valmarin Maria Pia Ercolini (Istituto Giulio Verne di Acilia) (progetto Sui generis):
Il sessismo linguistico a scuola: dagli stereotipi di genere alla costruzione della consapevolezza Aureliana Di Rollo (Liceo ginnasio Ugo Foscolo, Albano (RM) e Università di Melbourne):
presentazione di un’unità didattica sull’uso sessista della lingua Anna Angelucci (Liceo scientifico Pasteur, Roma):
Come parla la scuola? Implicazioni sessiste del "didattichese”. Francesca Vennarucci (Liceo ginnasio Giulio Cesare Roma)
Forme di sessismo nei libri di testo Claudio Nobili (studente Scienze Umanistiche):
Comunicazione sulle bacheche universitarie Laura Venturini (studente Scienze Umanistiche):
Il sessismo all’ Università: il web
giovedì 27 agosto 2009
tratto da "La repubblica": Il sessismo linguistico
un paio di mesi fa su un blog di "repubblica" è scoppiata una discussione sul sessismo nel linguaggio.
La discussione non si è ancora chiusa, siamo felicissime di inserire un link a questa importante discussione: leggete e partecipate!!
IL SESSISMO LINGUISTICO:UN CONTRIBUTO COLLETTIVO AL DIBATTITO
http://linguista.blogautore.repubblica.it/2009/06/08/il-sessismo-linguistico-un-contributo-collettivo-al-dibattito/
lunedì 22 giugno 2009
piccolo prontuario per l'uso del femminile
http://apps.facebook.com/causes/275066/37989747?m=8d03ae70
http://apps.facebook.com/causes/256856?m=de0957a2
VI INVITIAMO A ISCRIVERVI NUMEROSE/I!!
• usare la doppia desinenza e non il neutro-maschile
es: le/gli bambine/i; la/il scrittrice/ore oppure le bambine e i bambini, le scrittrici e gli scrittori, oppure usare l'asterisco finale se cambia solo l'ultima lettera altr*, tutt*
• cercare forme alternative invece del neutro-maschile
es: chi legge invece di il lettore; l’umanità invece di l’uomo
• desinenza in –a (anche più corretta grammaticalmente) invece che in –essa (peggiorativa) o inalterata al maschile
es: sì: sindaca, avvocata, ministra, magistrata, recensora, assessora, architetta, tecnica, ingegnera, critica, medica, chirurga, filosofa, cancelliera, ferroviera, segretaria (nel senso di segretaria di partito), pretora, deputata
no: sindachessa, avvocatessa, ministro, donna ministro, ministro donna
sì: professoressa, dottoressa che ormai sono entrate nell’uso e non hanno più senso peggiorativo
• desinenza in –ice accettabile perché non ha solitamente senso peggiorativo
es: sì: direttrice, scrittrice, ricercatrice, operatrice, rettrice, programmatrice, autrici varie
no: direttore, direttore donna, ricercatore, autori vari
sì/no: direttora e le altre forme in –a che in questo caso risultano un po’ forzate e inutili
• desinenza invariata (parole epicene= femminile e maschile uguali) evidenziare l’articolo femminile
es: sì: la vigile, la presidente, la giudice, la poeta, la soprano, la studente, le studenti, la manager, la leader, la capoufficio, la caposezione, la capoclasse, la sacerdote (sacerdotessa se ci si riferisce all’antichità)
no: la vigilessa, il vigile, il giudice, il soprano
sì/no: la poetessa, la studentessa (si possono usare perché poetessa non sempre ha mantenuto l’originario significato negativo e studentessa è entrato nell’uso comune)
• attenzione ai plurali che limitano
es: “la più grande scrittrice” non fa capire che è “la più grande tra le scrittrici e gli scrittori” e non solo tra le scrittrici
● concordanza al plurale
usare la doppia desinenza tutte/i
oppure usare l'asterisco tutt*
oppure concordare con la maggioranza femminile se sono più donne
oppure concordare con l’ultimo termine dell’elenco
sabato 9 maggio 2009
LA LINGUA DELL'ALTRO (e l'altra...)
PER UNA LIBERTÀ DI PAROLA OLTRE L'INCULTURA DELLA POLITICA CORRENTE
Sabato 16 maggio 2009
Università di Verona
Palazzo di Lingue, aula 2.6
Via San Francesco
Mattino ore 10 - 13 pomeriggio 15 -18
Il mondo è cambiato: le donne sono uscite dal loro silenzio secolare e partecipano alla vita della lingua a tutti i livelli, non solo nella educazione dei figli, come hanno fatto da sempre, ma anche nella professione, nel lavoro del pensiero e soprattutto nella letteratura. Noi crediamo che da questo coinvolgimento femminile nelle pratiche linguistiche si delinei un terreno nuovo di rapporto con la lingua, che racchiude la promessa di risposte inedite nel difficile passaggio storico che stiamo attraversando.
Mentre nella società, tra donne e uomini, anche di diverse generazioni e culture, si intensificano gli scambi vivi, non segnati dalla logica patriarcale della riduzione a uno, il discorso pubblico corrente, veicolato soprattutto dai giornali e dalla televisione, appare spesso dominato da una logica binaria e oppositiva. Alla realtà che cambia viene offerto uno specchio deformante che la restituisce alterata, si formano così schieramenti statici, fra loro contrapposti, che non danno parola al mutamento e tanto meno lo orientano.
In questo modo viene semplificata brutalmente la complessità delle trasformazioni in atto nella società, provocando in noi, di volta in volta, un senso di irrealtà o di fastidio o di rassegnazione e impotenza. E rendendoci difficile il dare credito a ciò che ascoltiamo, ma anche, in una sorta di processo di straniamento, a ciò che noi stessi diciamo.
Di fronte allo scollamento sempre più evidente tra il flusso continuo di parole che invade lo spazio pubblico e la concreta, quotidiana esperienza delle nostre vite, proponiamo di tornare a riflettere sul linguaggio oggi. Non una riflessione specialistica, bensì una riflessione spontanea e politica, a cui chiamiamo sia chi di lingua si occupa per mestiere, sia comuni parlanti, donne e uomini, che alla lingua si appassionano perché ne sanno la forza trasformatrice. Nell'ipotesi che proprio da questo intreccio possano scaturire parole oneste e necessarie e un punto di vista più ampio sulla comunicazione, di cui la lingua è solo una parte. Ci sono anche le immagini, i modi, le pratiche, le pragmatiche.
Si aprono domande importanti:
Come tornare a vedere nella lingua un luogo di senso e di libertà in cui ciascuno e ciascuna possano esprimersi senza tradire la sostanza del proprio vissuto?
Che posto facciamo all'altro e a ciò che non abbiamo messo in conto?
A quali condizioni e con quali ostacoli si può agire una libertà di parola che vada oltre l'incultura politica corrente?
Come salvaguardare nei nostri discorsi (in una società sempre più ricca di storie, lingue e culture diverse) la presenza dell'alterità con i suoi aspetti vitali e perturbanti allo stesso tempo?
A queste e ad altre domande vorremmo provare a rispondere insieme, partendo dalle nostre personali esperienze e dal nostro sapere, con la consapevolezza che i mutamenti più profondi di una civiltà sono quelli messi in atto dalla gente comune, tramite quell'intreccio multiforme di relazioni che costituisce lo spazio pubblico. Quello vero.
Gruppo di riflessione La lingua dell'altro
Redazione di Per amore del mondo, rivista on line di Diotima
floreana
lunedì 9 marzo 2009
un programma di traduzione dalla lingua sessista
Alleghiamo di seguito la segnalazione... ci sembra interessantissimo, potremmo inventare qualcosa di simile??
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Programa de computación para evitar el lenguaje sexista - De acceso gratuito
El Instituto de la Mujer de España ofrece acceso gratuito en su sitio web al programa "Nombra en Red". Este programa se instala en la computadora como cualquier diccionario electrónico y permite consultar cualquier duda para evitar el lenguaje sexista. "Nombra en Red" es una obra realizada a partir de distintos textos en los que se han buscado las expresiones sexistas o que ignoran la presencia femenina.
El programa ofrece alternativas:
1) Sustituir el masculino por un sustantivo genérico (personal, equipo, colectivo, público, gente).
2) Uso de sustantivos abstractos (profesorado, alumnado, clientela).
3) Cambios en la redacción o uso de perífrasis para evitar reducir al masculino una referencia.
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