martedì 10 marzo 2015
Vocabolaria: sovvertiamo gli stereotipi, non la grammatica!
martedì 16 novembre 2010
La Breviaria della nuova lingua italiana
venerdì 12 febbraio 2010
Cosa ci insegnano a scuola?
Anomim* scrive:
Fogli e buste a parte a me sin dalle elementari mi hanno insegnato che parlando ad una platea, qualunque sia il numero delle donne presenti, se c'è anche un solo uomo si usa il maschile!!!!
Per "anonimo" dal gruppo:
Il fatto che a scuola insegnino una cosa per te è garanzia di verità assoluta?
Forse vale la pena riflettere su cosa la scuola ha insegnato nei vari secoli e su quanto essa sia uno strumento del governo che comanda in quel momento.
A parte alcun* insegnanti illuminat* che nel corso della storia hanno coraggiosamente sfidato le regole imposte... ancora oggi... ahinoi!! :-(
Le regole della lingua, come tante altre, sono state inventate e regolamentate da un sistema patriarcale ed androcentrico.
Alcune di queste sono già state scardinate dal movimento femminista, altre, come questa riguardante l'utilizzo del linguaggio non ancora... ma ci stiamo dando da fare!!
P.S. A scuola forse non ti hanno anche insegnato che non si dice "a me mi"?? ;-)
mercoledì 10 febbraio 2010
Venezia - "Donne, Lingue e politiche linguistiche"
Relazione dell’incontro operativo: “Donne, Lingua e Politiche Linguistiche”
Venezia, 28-29 gennaio 2010.
Nei giorni 28 e 29 gennaio, nell'ambito delle iniziative intraprese dal Comitato per le Pari Opportunità (C.P.O.) dell'Università Ca' Foscari di Venezia, si è svolto un incontro operativo intitolato “Donne, Lingua e Politiche Linguistiche”, per la creazione di un gruppo di studio permanente sull'uso della lingua italiana nella prospettiva di genere".
All'incontro hanno partecipato donne di provenienza e formazione diverse (insegnanti, accademiche appartenenti a vari ambiti di ricerca, tra cui linguiste e filosofe del linguaggio, bibliotecarie, personale della Pubblica Amministrazione, editrici, giornaliste, mediche, e studenti), ognuna delle quali ha portato la propria esperienza e ha formulato proposte per diffondere la conoscenza delle buone pratiche già in atto in molte realtà del territorio nazionale, per sensibilizzare i mezzi di comunicazione sulla necessità di rendere adeguatamente visibile la presenza delle donne in tutti gli ambiti della società italiana, per promuovere l'adozione ufficiale dell'uso del genere femminile per le cariche istituzionali e tutti i ruoli e professioni ricoperte da donne e per monitorare l'uso della lingua italiana nei diversi settori.
Il gruppo che si è costituito con il nome di “Genere, Lingua e politiche linguistiche” avrà un gruppo su face book con lo stesso nome all’indirizzo:
http://www.facebook.com/?ref=home#!/group.php?gid=3021b92090699
e un blog attualmente intitolato Linguaggio di genere
http://linguaggiodigenere.blogspot.com
Il gruppo opererà coordinandosi nel blog in quattro aree principali:
1. coordinamento cpo e istituzioni
Questo gruppo è pensato per supportare i cpo che vogliano operare una azione di pressione all’interno della propria istituzione, per creare reti di cpo a livello regionale come quello descritto dalle rappresentanti dei cpo della Toscana (qui le colleghe dovrebbero darci una mano a reperire la documentazione). Un primo passo all’interno delle amministrazioni è quello di monitorare il linguaggio delle circolari interne e dei formulari, puntando alla realizzazione della Direttiva ministeriale congiunta del Ministero della pubblica amministrazione e delle pari opportunità del 23-05-2007, relativa alle “Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche”. Al punto 3,VI,e della delibera si può leggere, infatti, che bisognerebbe “utilizzare in tutti i documenti di lavoro […] un linguaggio non discriminatorio come, ad esempio, usare il più possibile sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi” e nella nota 4 del suddetto punto si rinvia alle “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” di Alma Sabatini (1987).
Si veda il sito del ministero per le pari opportunità per il testo della direttiva, una presentazione delle finalità della direttiva, e sul monitoraggio degli ultimi due anni:
http://www.pariopportunita.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=868&Itemid=175
La divulgazione delle buone pratiche permetterebbe di andare a cascata utilizzando il lavoro di riscrittura di statuti, circolare e formulari già fatti da altre amministrazioni.
2. coordinamento scuola
Questo gruppo avrà all’ordine del giorno il monitoraggio dei libri di testo utilizzati dalla scuola, la creazione di attività di formazione e sensibilizzazione di insegnanti di tutti gli ordini di scuola, e come per tutti gli altri gruppi la divulgazione delle molte iniziative già attuate in questo campo. A questo gruppo può far capo anche un interesse su quanto è considerato educativo o formativo in commercio o generalmente in uso anche se non direttamente correlato alla scuola.
3. coordinamento media (radio-tele, giornali, web)
Questo gruppo si occuperà di monitorare l’uso del linguaggio della comunicazione di tutti i tipi, da quella più tradizionale dei media stampati, alla televisione e al più recente mezzo del web che sembra aver ereditato in massa l’uso più sessista nella categorizzazione e nell’indicizzazione dei motori di ricerca.
4. sportello di consulenza linguistica
Questo più che un gruppo si tratta di un’offerta di consulenza per chi non è sicura/o di quale sia il modo migliore per non far scomparire la presenza delle donne nel messaggio comunicativo. Questo sportello dovrebbe essere facilmente reperibile a chi vuole consultarci e forse per questo avremo bisogno di un sito che oltre al blog abbia altri strumenti. Nel blog questo gruppo può ridiscutere le priorità su cui bisogna fare maggiore pressione, in modo da entrare con alcune poche buone norme possibilmente di uso non ambiguo da consigliare a tutti i mezzi di comunicazione.
L’aspetto già molto sviluppato della soggettazione bibliotecaria potrebbe essere collegato al gruppo di coordinamento media (in quanto la catalogazione ha a che fare con l’editoria stampata e con la rete informatica) oppure avere un coordinamento autonomo. Questa decisione può essere presa dalle colleghe che lavorano nel settore che è emerso come il più avanzato nella consapevolezza del problema.
Come hanno testimoniato le studenti intervenute, è importante creare cultura di genere nel campo linguistico anche attraverso lavori di ricerca di vario livello (tesine, tesi triennali e tesi magistrali). Si possono indicare argomenti generali soprattutto nel monitoraggio. In questo senso si possono creare griglie di valutazione da far applicare alle tesiste, o quant’altro. Si possono fare progetti di ricerca tra università e anche e soprattutto da una università e le colleghe di altre realtà culturali.
La grammatica, l'ultimo baluardo del maschilismo
dal Venerdì di Repubblica 05 febbraio 2010
Sembra proprio che i solleciti arrivino da tutte le parti!

Di seguito la riflessione della nostra amica di pensiero Giuliana Giusti, pubblicate su "donne pensanti"
http://donnepensanti.ning.com/profiles/blogs/genere-lingua-italiana-e
genere, lingua italiana e sessismo
Sul Venerdì di Repubblica del 5 febbraio scorso, leggo con interesse a p. 15 La grammatica, ultimo baluardo del maschilismo in cui Piero Ottone fa notare un vizio nell’uso della lingua italiana che pare rendere il femminile
un genere difficile da usare in certi contesti per certi parlanti dell’italiano.
Ottone riferisce che un’autorevole rivista britannica annuncia con enfasi il
superamento negli Stati Uniti delle donne nei posti di lavoro altamente retribuiti,
e nota che anche se in Italia non si può dire lo stesso, tuttavia molte donne
ricoprono ruoli importanti (tra i vizi anche una virtù). Questi ruoli, ormai
non più solamente maschili, gli risultano indicibili se riferiti ad una donna
tanto che, ad esempio, per quelle che lui definisce “sindaci di genere
femminile” si chiede se si dica “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”,
mentre pare che avrebbe chiamato Hilary Clinton “presidentessa” se avesse vinto
le elezioni. Ottone non dice ma immagino che abbia gli stessi dubbi amletici su
come chiamare H. Clinton nella sua carica attuale: “la segretario” o “la
segretaria” di stato americana? Oppure magari “la segretaressa”?
Menziona poi la passione per le moto che sembra essere più maschile che femminile, incitando le donne a sedere sul sedile anteriore e non posteriore. Invita infine le donne a reagire su un’altra questione linguistica, più
pervasiva nel quotidiano (maschile e femminile) di quanto non sia il
motociclismo, vale a dire il baluardo maschilista costituito dalla grammatica.
... per leggere tutto clicca qui
martedì 9 febbraio 2010
Edipo e la Sfinge di Lori
Facciamo nostra la versione dell'amica di pensiero Lori:
nella nostra versione della storia di Edipo e la Sfinge, il nostro caro eroe NON indovina la risposta!!!
Piccola nota sulla disegnatrice
Eleonora Chiti Lucchesi, detta Lori, è per metà letterata e per metà disegnatrice.
Come letterata ha insegnato all’università e al liceo, ha scritto numerosi testi critici e saggi giornalistici e fa parte della Società italiana delle letterate (SIL).
Come disegnatrice racconta storie a fumetti su Leggendaria, Leggere donna, Il paese delle donne.
Vive e lavora a Livorno e fa parte della associazione centro donna Evelina De Magistris (che prende il nome, appunto, dalla protagonista del suo libro a fumetti).
Tra i molti titoli:
a cura di (con altre)
domenica 31 gennaio 2010
Morte maschile singolare?
http://www.pisanotizie.it/index.php/news/lettori_20100105_391262702919.0253.html
Morte maschile singolare?
Risparmiare anche sul rispetto per chi muore?
Da un manifesto mortuario affisso in questi giorni in città (per esempio in zona Pratale) "E' mancato all'affetto dei suoi cari... Clara " tal del tali, e a scanso di equivoci conosciuta pure con il cognome da sposata. Ma che neppure nella morte ha diritto al suo essere donna! E' mancatO.... Vorrete mica sprecare soldi e attenzione a scrivere “mancata” nel caso di una donna! L'intestazione del manifesto è unica, immodificabile, maschile universale. Forse che il maschile non rappresenta pienamente e totalmente il genere umano? ... O no? MrM
sabato 30 gennaio 2010
Basta articoli di Lidia Ravera
Basta articoli
http://www.unita.it/news/lidia_ravera/93531/basta_articoliAvete mai sentito dire “il Fini” o “il Berlusconi”? No. I maschi godono di nome e cognome, oppure cognome e titolo. Oppure titolo e basta: il Presidente, l’Avvocato. Oppure un possessivo che li consegna a se stessi:sua Eccellenza, sua Santità. Le donne, anche se in carriera, rischiano sempre l’articolo. Come mai? Si tratta di tentata reificazione o subdola riduzione di dignità? Angela Merkel è Cancelliere. “La Merkel” sa di malattia infettiva. “Mi sono beccato la merkel”.“La Bindi”, sembra una bicicletta. “La Polverini” una fabbrichetta di laterizi. “La Carfagna”, dà un’idea di bestiolina onnivora, divoratrice di provviste. E la Ministra, con quel fisichetto sottile, non se la merita, una simile evocazione. Allora, per tutte noi, visto che anch’io mi sono stufata di essere “La Ravera”, impegni il suo Alto Ministero per imporre l’articolo determinativo agli uomini o vietarlo nel nominare le donne.
domenica 10 gennaio 2010
Mi fai male... di Giuliana Giusti, Susanna Regazzoni
La violenza contro le donne si estende a tutte le popolazioni, le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito e tutte le fasce di età. Si tratta di un fenomeno che appartiene più alla normalità che alla patologia e riguarda uomini e donne di tutti gli strati sociali e culturali. Si definisce come violenza di genere in quanto legata allo squilibrio esistente nelle relazioni tra i sessi e al desiderio di controllo e di possesso che spesso c’è negli uomini verso le donne.
Nel 2008, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale ONU contro la violenza sulle donne e dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alcuni comitati aderenti alla Conferenza Nazionale dei Comitati Pari Opportunità delle Università italiane hanno promosso iniziative sul tema della violenza nei confronti delle donne. In tal senso, il CPO di Ca’ Foscari ha organizzato il convegno Mi fai male… Contro la violenza alle donne, una rassegna cinematografica e un concorso letterario rivolto alle studentesse e agli studenti dell’Ateneo dallo stesso titolo. Il presente volume della collana “Materiali e Studi”, raccoglie gli atti di quella giornata.
lunedì 22 giugno 2009
piccolo prontuario per l'uso del femminile
http://apps.facebook.com/causes/275066/37989747?m=8d03ae70
http://apps.facebook.com/causes/256856?m=de0957a2
VI INVITIAMO A ISCRIVERVI NUMEROSE/I!!
• usare la doppia desinenza e non il neutro-maschile
es: le/gli bambine/i; la/il scrittrice/ore oppure le bambine e i bambini, le scrittrici e gli scrittori, oppure usare l'asterisco finale se cambia solo l'ultima lettera altr*, tutt*
• cercare forme alternative invece del neutro-maschile
es: chi legge invece di il lettore; l’umanità invece di l’uomo
• desinenza in –a (anche più corretta grammaticalmente) invece che in –essa (peggiorativa) o inalterata al maschile
es: sì: sindaca, avvocata, ministra, magistrata, recensora, assessora, architetta, tecnica, ingegnera, critica, medica, chirurga, filosofa, cancelliera, ferroviera, segretaria (nel senso di segretaria di partito), pretora, deputata
no: sindachessa, avvocatessa, ministro, donna ministro, ministro donna
sì: professoressa, dottoressa che ormai sono entrate nell’uso e non hanno più senso peggiorativo
• desinenza in –ice accettabile perché non ha solitamente senso peggiorativo
es: sì: direttrice, scrittrice, ricercatrice, operatrice, rettrice, programmatrice, autrici varie
no: direttore, direttore donna, ricercatore, autori vari
sì/no: direttora e le altre forme in –a che in questo caso risultano un po’ forzate e inutili
• desinenza invariata (parole epicene= femminile e maschile uguali) evidenziare l’articolo femminile
es: sì: la vigile, la presidente, la giudice, la poeta, la soprano, la studente, le studenti, la manager, la leader, la capoufficio, la caposezione, la capoclasse, la sacerdote (sacerdotessa se ci si riferisce all’antichità)
no: la vigilessa, il vigile, il giudice, il soprano
sì/no: la poetessa, la studentessa (si possono usare perché poetessa non sempre ha mantenuto l’originario significato negativo e studentessa è entrato nell’uso comune)
• attenzione ai plurali che limitano
es: “la più grande scrittrice” non fa capire che è “la più grande tra le scrittrici e gli scrittori” e non solo tra le scrittrici
● concordanza al plurale
usare la doppia desinenza tutte/i
oppure usare l'asterisco tutt*
oppure concordare con la maggioranza femminile se sono più donne
oppure concordare con l’ultimo termine dell’elenco
giovedì 23 aprile 2009
Strategie testuali non sessiste
Quando però proviamo a scrivere testi interi seguendo questi principi, le difficoltà aumentano e la letteratura, a nostra conoscenza, non ci dà delle soluzioni.
Avete provato a scrivere un intero testo non-sessista? come avete fatto? Segnalateci le vostre esperienze e eventuali materiali a riguardo!
postato da jc
venerdì 17 aprile 2009
Indicazioni e note bibliografiche
Un approfondimento, segnalatoci da un lettore
Il sessimo nella lingua
di Clara MAVELLIA
I. Introduzione[1]
Nel 1970 Mary Key tiene all`Università di Irvine in California un seminario su "Lingua e sesso", molto probabilmente il primo su questo tema. Nel 1975 viene pubblicato il suo libro "Male/Female Language"[2]. Nello stesso anno esce l`importante opera di Robin Lakoff "Language and Woman`s Place"[3], la cui prima parte era già stata pubblicata nel 1973 dalla rivista Language in Society.
Quindi, nel corso degli anni settanta, negli Stati Uniti vengono elaborate e diffuse diverse indicazioni per un uso non sessista della lingua, adottate poi da molte case editrici, associazioni professionali e da autrici/autori di libri di testo per le scuole[4].
Le ricerche sul rapporto donna/linguaggio si sono estese in seguito in molti altri paesi (in Germania nel 1980 esce "Richtlinien zur Vermeidung von sexistischem Sprachgebrauch" di Guentherodt et al.; in Italia nel 1987 "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana" di Alma Sabatini) e trattano due aspetti pricipali:
1. La lingua parlata e scritta dalle donne (differenze fonologiche, lessicali, sintattiche, ecc.) e quella, verbale e non, delle interazioni (garbo, scelta del tema, interruzioni e così via).
2. La donna nella lingua, ossia il sessismo insito nel sistema linguistico ideato e usato dalla cultura patriarcale, da cui la donna è stata esclusa dalle origini fino a poco tempo fa (maschile generico, dissimmetrie morfologiche e semantiche; lemmi, locuzioni e figure spregiative, ecc.).
Si tratterà qui il secondo aspetto e si vedrà come la lingua, che pure è l'unica a disposizione di donne e uomini, sia sessuata in tutte le sue forme e contribuisca alla percezione della donna come inferiore all'uomo.
Per dimostrare quanto la tradizione dell'inferiorità femminile permei il nostro modo di pensare, si daranno anche alcuni esempi di discriminazione e spregio inconsapevole della donna tratti da opere di esperte ed esperti della lingua, ossia di linguiste e linguisti.
la lettura prosegue al link:
http://www.australiadonna.on.net/italian/2009%20March/Mavellia.htm
lunedì 9 marzo 2009
linguaggio e genere
http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=109
Articolo tratto 05/07/2004 -
COSTUMI E SOCIETA
LINGUAGGIO E GENERE: un incontro con Cecilia Robustelli
di Antonella De Vito
Vi confesso che ho sempre avuto una specie di blocco nell’usare il linguaggio adeguandolo al suo giusto genere. Insomma, quando parlo di una donna devo dire ministra? Assessora? Beh, anche il computer è in parte maschilista, mi ha passato ministra, ma mi ha sottolineato in rosso assessora.
Illuminante, ed anche incoraggiante è stato assistere all’incontro con la professoressa Cecilia Robustelli, docente associata all’università di Modena e Reggio Emilia, organizzato dalle Pari Opportunità del Comune di Pisa.
Sono arrivata all’incontro un po’ titubante, sapevo che Cecilia è un’importante linguista e ne ero un po’ intimorita; fra le altre cose l’argomento non era proprio fra i più facili ed anche lo stesso titolo ‘Linguaggio e genere’ poteva spaventare.
Fortunatamente le mie preoccupazioni erano errate, la grande disponibilità di Cecilia Robustelli e le sue capacità espositive hanno saputo tradurre in termini comprensibili argomenti non proprio alla portata di tutti.
Avrei voglia di saltare subito alle conclusioni o meglio ai consigli che Cecilia ci ha lasciato, perché sono quelli che mi hanno entusiasmata, ma mi sembra giusto soffermarmi un po’ a riflettere su cosa sia la lingua e su come viene usata.
Cecilia ci ha spiegato che per linguaggio si intende la lingua nella sua dimensione pratica, opposta alla sua funzione di sistema con le sue regole grammaticali. Mentre quando parliamo di genere le cose si complicano un po’ perché dobbiamo distinguere fra tre generi: il genere grammaticale che è un mezzo di classificazione dei nomi che non tutte le lingue hanno, quella italiana ha il genere maschile e femminile, si tratta naturalmente di una convenzione e non ha nessuna relazione con l’estero. C’è poi il genere sessuale, rivolto alle cose animate, l’italiano tende ad associare al maschile connotati del maschile sessuale e al femminile connotati del femminile sessuale, anche se naturalmente l’abbinamento non è sempre perfetto ed esistono delle eccezioni. Infine, abbiamo il genere socioculturale che rappresenta l’insieme di fattori e di caratteristiche che si accompagnano all’idea del maschile e del femminile.
Il linguaggio non sta seguendo i tempi moderni, che vedono un’ascesa delle donne nella vita sociale e politica, la nostra lingua mantiene un atteggiamento sessista, sembra essere fatta solo per i maschi. Cecilia ci fa alcuni esempi, inducendo la nostra attenzione a soffermarsi su frasi che usiamo tutti i giorno, spesso inconsapevolmente: ad esempio, il plurale spesso oscura il genere femminile, se dico “siamo tutti qui”, parlo al maschile di un gruppo anche se è composto dai entrambe i sessi. Oppure ci sono dei vuoti semantici molto indicativi, sapete, infatti, trovarmi il maschile di prostituta, concubina o puttana?
Insomma, l’argomento non è di quello destinato a rimanere nella pura teoria o nelle biblioteche dei pochi intellettuali, dietro l’uso del genere nel linguaggio c’è una motivazione socioculturale, con dei precisi modelli ai quali siamo rimandati immediatamente quando usiamo una ‘o’ al posto di una ‘a’.
Il linguaggio riesce a veicolare le immagini più di quanto possiamo pensare. Basta soffermarci sulle nostre parole, per accorgersi quanto troppo spesso cadiamo in trappola, descrivendo situazioni maschili che ignorano la presenza femminile.
Bene, siamo arrivati al cosa fare. Intanto noi donne dobbiamo in prima persone prendere coscienza di queste situazioni, molte si rifiutano di modificare le parole perché sostengono che ‘non suona bene’. Sono perfettamente d’accordo con Cecilia, quando afferma che non sia una giustificazione sufficiente, dietro l’uso del linguaggio non c’è una semplice questione di gusto fonico, al quale peraltro ci si abitua velocemente, ma una vera e propria questione socio politica e culturale. Purtroppo la strada è ancora lunga, tutti conosciamo la ministra Stefania Prestigiacomo che vuole essere chiamata ministro oppure Sandra Bonsanti, l’ex direttrice del Tirreno di Livorno, fra le poche donne alla direzione di un giornale, che assolutamente voleva essere chiamata ‘il direttore’. Dunque la strada della presa di coscienza è ancora lunga, ma iniziare ad usare parole al femminile, con l’autorizzazione dei linguisti, come abbiamo avuto, può aiutare a modificare la situazione.
Cecilia quindi ci consiglia di lasciare oscillare la lingua ed usare il più possibile queste forme (ministra, assessora ecc). Necessario poi togliere gli articoli, ad esempio non dire la Giorgia, la Cecilia, ma Giorgia, Cecilia. Altra cosa importante, smettiamo di usare ‘i diritti degli uomini’, e le donne? Non hanno diritti? Un “i diritti della persona o dei popoli” suona molto meglio.
Un po’ di dibattito in passato c’è stato con le forme che finivano in –essa, considerate dispregiative perché venivano usate per indicare le mogli di qualcuno, ad esempio, principessa, contessa, ma Cecilia ci consiglia di usarle senza farci tanti problemi, in fondo sono forme che sono già entrate nel linguaggio, almeno queste sfruttiamole!
Quindi via libera alla professoressa, alla avvocatessa (ma va bene anche avvocata).
La conferenza tenuta da Cecilia è stata illuminante, importante per l’uso della lingua quotidiana, ma ancora di più per chi, come me,vive scrivendo.
martedì 6 gennaio 2009
il genere femminile nell'italiano di oggi:
di Cecilia Robustelli
Pubblichiamo un link attraverso il quale puoi accedere ad un documento interessantissimo e molto chiaro.
Si tratta di alcune proposte per un uso non discriminatorio del linguaggio prodotte da Cecilia Robustelli in occasione di un seminario formativo.
Sulla base delle indicazioni fornite, l'Unità di Traduzione Italiana della Commissione Europeaha accolto la proposta di promuovere l'uso del femminile per alcune cariche ricoperte da donne.
http://209.85.129.132/search?q=cache:T7BrWREfvr8J:reterei.eu/italiano/genere_femminile.ppt+il+genere+femminile+nell%27italiano+di+oggi&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it
lunedì 8 dicembre 2008
Gender fair language
http://www.rpi.edu/web/writingcenter/genderfair.html
martedì 2 dicembre 2008
Definizioni: che cos'è il linguaggio discriminatorio?
Luce Irigaray
Il linguaggio viene definito discriminatorio quando, nel suo utilizzo, si veicolano pregiudizi e stereotipi. Spesso nell'uso linguistico, ricorriamo a formule che trasmettono dei contenuti culturali di cui non siamo pienamente consapevoli.
Modificare l'uso del linguaggio ci aiuta ad evitare la trasmissione di formule spesso non più al passo con i tempi o che possono risultare offensive.
Combattere la discriminazione linguistica non dovrebbe però ridursi a diffondere nuove formule di 'buona educazione', politically correct, ma dovrebbe essere il primo passo per una presa di coscienza verso il cambiamento e la pari integrazione di tutte le realtà.
Il triste neologismo "femminicidio"
E' vero che la parola 'Uomo' comprende anche la donna, ma scrivere 'omicidio' quando l'uccisione di un essere femminile per mano di un essere maschile si ripete tanto spesso, è giusto? Ha senso trattare la violenza come anonima e astratta, prescindendo dai generi?
Le statistiche dicono che non è lo stesso visto che ogni due giorni muore una donna per mano di un uomo.
Dacia Maraini
lunedì 1 dicembre 2008
Vademecum (inglese)
Vedemecum in quattro punti
Le proposte di Alma Sabatini si possono riassumere in quattro punti:
(a) evitare il maschile non marcato (es. 'i diritti della persona' e 'non i diritti dell’uomo')
(b) evitare l’articolo con i cognomi femminili (es. 'Biagi e Gruber' e non 'Biagi e la Gruber')
(c) accordare il genere degli aggettivi con quello dei nomi che sono in maggioranza (o in caso di parità con l’ultimo nome)
(d) usare il femminile dei titoli professionali in riferimento alle donne.
Sul quarto punto, le Raccomandazioni consigliavano di creare la forma femminile, laddove non fosse già disponibile, con la sola avvertenza di evitare le forme in -essa, sentite come riduttive, e preporre ai nomi in -e l’articolo femminile. Le varie modalità di formazione del femminile venivano così analizzate partendo dalla forma maschile già lessicalizzata:
- i termini -o, - aio/-ario, -iere mutano in -a, - aia/-aria, -iera es. architetta, avvocata, chirurga, ministra, primaria, notaia, portiera, ecc.
- i termini in -sore mutano in –sora. es. assessora, difensora, evasora, oppressora, ecc.
- i termini in -essa corrispondenti a maschili in -sore devono essere sostituiti da nuove forme in -sora: es. dottora, professora, ecc.
- i termini in -tore mutano in –trice. es. ambasciatrice, direttrice, ispettrice, redattrice, senatrice, accompagnatrice (eccezione ‘questora’).
Nei seguenti casi si ha solo l’anteposizione dell’articolo femminile:
- termini in -e o in –a. es. generale, maggiore, parlamentare, preside, ufficiale, vigile, interprete, presidente, etc.; poeta, profeta, ecc.
- forme italianizzate di participi presenti latini. es. agente, inserviente, cantante, comandante, tenente, ecc.
- composti con capo-. es. capofamiglia, caposervizio, capo ufficio stampa
giovedì 27 novembre 2008
rapporto tra lingua e pensiero
Interrogarsi sul sessismo nei linguaggi significa chiedersi se l'uso che facciamo del linguaggio può riflettere e avere un'influenza sul nostro modo di pensare e, di conseguenza, sul nostro modo di agire.
Questa tematica si collega ad una più generale, nota come ipotesi Sapir-Whorf, riassumibile nella domanda: può un certo uso della lingua, determinato dalla grammatica e dalla storia di un sistema linguistico, essere il frutto di un determinato ambiente socio-culturale e influenzare, a sua volta, lo sviluppo del pensiero e di una società? oppure, al contrario, il sistema linguistico e l'uso che ne facciamo sono indipendenti dal pensiero e dal sistema socio-culturale?
Le due posizioni, quella del determinismo/relativismo linguistico (http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_di_Sapir-Whorf) e quella dell'autonomia del pensiero dal sistema linguistico in uso, si ritrovano anche nel dibattito su un eventuale uso sessista del linguaggio.
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