domenica 20 novembre 2016




QUOTIDIANE DISCRIMINAZIONI
(vi offriamo una traduzione della pagina che abbiamo pubblicato dalla Francia)

Oggi in libreria una Guida pratica per una comunicazione pubblica senza stereotipi di genere


Per consultare la Guida : http://bit.ly/2fejwZ7
Per ordinarla online: bit.ly/2fbW3Wa
Per scaricarla : bit.ly/2fcaGc1
Per firmare la convenzione: bit.ly/2eU9kV6
La lista dei firmatari aggiornata: bit.ly/2fuNglZ

Mercoledì 2 novembre, l'Alto Consiglio per l'Uguaglianza fra donne ed uomini pubblica in libreria la “Guida pratica per una comunicazione pubblica senza stereotipi di genere”, in partenariato con la Documentation Française. In questa occasione e nel quadro del piano di mobilitazione contro il sessismo, la Ministra dell'Infanzia, delle Famiglie e dei Diritti delle donne firmerà la convenzione d'impegno per una comunicazione pubblica senza stereotipi di genere; così faranno anche il Ministro degli Affari sociali e della Salute e il Ministro del Lavoro, della formazione professionale e del dialogo sociale.
Il mercato della comunicazione pubblica è stimato per più di 1 miliardo di euro ogni anno. Colloqui, campagne di affissioni, spot radiofonici...la comunicazione pubblica tocca tutta la popolazione, da livello più locale fino al Governo. Nonostante ciò, se l'uguaglianza fra donne ed uomini oggi è promossa a tutti i livelli, la comunicazione pubblica ancora oggi veicola gli stereotipi di genere:
- nella lingua: usando il maschile detto “neutro” e “universale” nei testi ufficiali ma anche nei titoli dei mestieri, il che contribuisce a rendere invisibili le donne;
- nelle immagini: rinchiudendo donne ed uomini in rappresentazioni stereotipate: colori dolci o rosa per le donne/scuri o blu per gli uomoni, posizioni lascive o materne per le donne/ ambizione e dominio per gli uomini
- sul palco e al microfono con una presenza squilibrata fra donne ed uomini.
Per mezzo di 10 raccomandazioni concrete, la Guida fornisce delle chiavi per fare in modo che la comunicazione contribuisca alla lotta contro gli stereotipi, invece di lasciarli perdurare o peggio di alimentarli.
Dopo il successo della versione 2015 della Guida (quasi 10.000 copie diffuse presso partner chiave e 20 interventi di sensibilizzazione), questa guida può ormai essere uno strumento per chiunque voglia impegnarsi per una comunicazione esemplare, nell'ambito della propria associazione, impresa o organizzazione. Venduta dalla Documentation Française al prezzo di 3,50 €, può essere ordinata in tutte le librerie.
Un anno fa, l'Alto Consiglio per l'Uguaglianza fra donne ed uomini aveva incoraggiato i poteri pubblici a firmare una Convenzione d'impegno per una comunicazione pubblica senza stereotipi di genere. Un anno dopo, la lista dei firmatari conta numerose istituzioni ed enti importanti che iniziano una campagna di sensibilizzazione e di cambiamento di pratiche interna: il Consiglio Economico Sociale ed Ambientale (CESE), il Centro Nazionale della Funzione Pubblica Territoriale (CNFPT), la Scuola Nazionale dell'Amministrazione (ENA), il Ministro della Giustizia, la regione Bretagne, Universcience o ancora l'associazione Comunicazione Pubblica (Communication Publique), …
Comunicare senza sessismo è possibile e l'infatuazione per la Guida attesta una larga volontà di promuovere un'alternativa positiva ed ugualitaria. L'Alto Consiglio per l'Uguaglianza fra donne ed uomini spera, grazie a questa diffusione più di massa, che sia la società tutta ad interessarsi a questa questione.

Dalla Francia....

erte Egalité / Haut Conseil à l'Egalité
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COMMUNIQUE DE PRESSE DU 2 NOVEMBRE 2016

Aujourd’hui sort en librairie le Guide pratique

pour une communication publique sans stéréotype de sexe

Mercredi 2 novembre, le Haut Conseil à l’Egalité entre les femmes et les hommes publie en librairie son « Guide pratique pour une communication publique sans stéréotype de sexe », en partenariat avec la Documentation Française. A cette occasion et dans le cadre du plan de mobilisation contre le sexisme, la ministre de l’Enfance, des Familles et des Droits des femmes signera la convention d’engagement pour une communication publique sans stéréotype de sexe, de même que le Ministère des Affaires sociales et de la Santé, et le Ministère du Travail, de l'Emploi, de la Formation professionnelle et du Dialogue social.

Le marché de la communication publique est estimé à plus de 1 milliard d’euros chaque année.  Colloques, campagnes d’affichage, spots radios, …Celle-ci touche toute la population, de l’échelon le plus local jusqu’au Gouvernement. Néanmoins, si l’égalité entre les femmes et les hommes est aujourd’hui promue à tous les niveaux, la communication publique est encore largement vectrice de stéréotypes de sexe :
- dans le langage : en usant du masculin dit « neutre » et « universel » dans les textes officiels mais aussi dans les noms de titres et métiers, ce qui contribue à invisibiliser les femmes ;
- dans les images : en enfermant les femmes et les hommes dans des représentations stéréotypées : couleurs douces ou rose pour les femmes/sombres ou bleu pour les hommes, positions lascives ou maternantes des femmes/ambition et domination pour les hommes ;
- à la tribune et au micro avec une présence déséquilibrée des femmes et des hommes.
Au travers de 10 recommandations concrètes, le Guide du HCE donne des clés pour faire en sorte que la communication contribue à la lutter contre les stéréotypes, au lieu de les laisser perdurer, voire les entretenir. 

Après le franc succès de la version 2015 du Guide (près de 10 000 exemplaires diffusés à des partenaires-clefs et 20 interventions de sensibilisation), ce guide peut désormais être un outil pour chaque personne ayant la volonté de s’engager pour une communication exemplaire, dans son association, son entreprise, ou son organisation. Vendu par la Documentation Française au prix de 3,50 €, il peut être commandé dans toutes les librairies.

Il y a un an, le HCE avait également encouragé les pouvoirs publics à signer une Convention d’Engagement pour une communication publique sans stéréotype de sexe. Un an plus tard, la liste des signataires compte de nombreuses institutions et organisations fortes de symbole, qui entament une démarche de sensibilisation et de changement des pratiques en interne : le Conseil Economique Social et Environnemental (CESE), le Centre National de la Fonction Publique Territoriale (CNFPT), l’Ecole Nationale d’Administration (ENA), le Ministère de la Justice, la région Bretagne, Universcience ou encore l’association Communication Publique, …

Communiquer sans sexisme est possible et l’engouement pour le Guide atteste d’une large volonté de promouvoir une alternative positive et égalitaire.  Le HCE espère, grâce à cette diffusion plus massive et grand public, que c’est la société toute entière qui se saisira de cette question.

Pour consulter le Guide : bit.ly/2fgIjbx
Pour le commander en ligne : bit.ly/2fbW3Wa
Pour télécharger les visuels : bit.ly/2fcaGc1
Pour signer la convention d’engagement : bit.ly/2eU9kV6
La liste des signataires à ce jour : bit.ly/2fuNglZ
Consulter le Guide

Qualcosa si sta muovendo...



La Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha scritto su Twitter:




Molte inviate da italiane a elezioni Ma perchè nei sottopancia abbiamo letto"dal nostro corrispondente,dal nostro inviato"?

sabato 5 novembre 2016

Roma Stazione Termini ( la stazione principale)


In una biblioteca di Roma

Pia xxxxxxxxx
Istruttore culturale -biblioteca G.Marconi

Via G.Cardano 135 00196 Roma

Pia XXX è una donna!!!

mercoledì 26 ottobre 2016

Un articolo che vogliamo segnalarvi

 Isabel Viele, che ha scritto  un articolo per Radio Eco sull'incontro di sabato. Qui il link http://radioeco.it/donna-e-sessismo-linguistico-non-dire-donna-fa-danno/ 
A proposito dell’incontro di sabato 22 ottobre alla Casa della Donna di Pisa

Nel pomeriggio di sabato 22 ottobre 2016 promosso dal Gruppo ‘’il sessismo nei linguaggi”della Casa della Donna di Pisa si è tenuto un incontro allargato sul tema ‘’Non dire donna fa danno? Varie forme di violenza su noi donne dei linguaggi figurati e verbali”.
All’incontro hanno partecipato decine di donne di molte realtà cittadine: Consiglio della Casa della Donna, Assessorato alle PPOO del Comune, Consiglio cittadino per le PPOO, CUG (Comitato Unico di Garanzia) dell’Università, Banca del Tempo, Radioeco (Università), Educare alle  Differenze, ArciLesbica, Legambiente, Donne e Carcere, ass. Verde Brillante, Telefono Donna, Biblioteca A.Cucchi (della Casa della Donna), ass. Nuovo Maschile, Centro Antiviolenza.

È stato un vivace scambio di idee, riflessioni, esperienze riguardo gli stereotipi sessuali e i linguaggi sessisti parlati e visivi. Tutte siamo impegnate a svelare e correggere i linguaggi sessisti violenti, subdoli e distruttivi per l’identità di noi donne. Ne abbiamo riconosciuto la cultura patriarcale; abbiamo avuto una attenzione particolare ad interventi pratici sul territorio e attraverso il blog del gruppo.
Giuliana Giusti linguista dell’università di Venezia che da sempre segue i lavori del nostro Gruppo impossibilitata ad essere presente ci ha mandato un saluto e un documento/riflessione sul tema che noi metteremo nel blog a disposizione di tutte.
Abbiamo caldamente invitate le presenti a visitare ogni tanto il blog “www.ilsessismoneilinguaggiblogspot.com” e a mandarci foto, riflessioni e informazioni di iniziative.
Tra qualche tempo organizzeremo un incontro analogo per verificare l’andamento dei lavori.


sabato 15 ottobre 2016

Sabato 22 ottobre: ci incontriamo alla Casa della Donna di Pisa










Sabato 22 Ottobre 2016 dalle 16 alle 19 presso la Casa della Donna,
via Galli Tassi 8 Pisa, si terrà l'incontro:


Non dire donna fa danno?
Varie forme di violenza su noi donne nei linguaggi figurati e verbali.



Vi invitiamo tutt* a partecipare e a portare il vostro contributo di pensiero e di esperienze

Il gruppo “ Il sessismo nei linguaggi”
Casa della Donna di Pisa





Siamo sempre su:”il sessismoneilinguaggi.blogspot.com











Il linguaggio sessista: una delle tante forme di discriminazione delle donne

10/10/2016
Arcavacata di Rende (CS), Università della Calabria

Intervento in occasione dell’incontro ‘Donne, Mezzogiorno, Europa’ e conferimento della Borsa di Studio assegnata grazie ai proventi del libro ‘Lo sguardo lontano’ di Laura Boldrini

Buongiorno a tutte e a tutti.
Saluto innanzitutto il Rettore, professor Crisci; saluto e ringrazio il centro "Women Studies, Milly Villa", che tanto si è adoperato per mettere in piedi la borsa di studio con i proventi del mio libro "Lo sguardo lontano". Un libro uscito quasi due anni fa, che ho voluto scrivere a metà legislatura anche per raccontare il lavoro faticoso dell'istituzione, di una politica che crede nei valori e che spesso non viene raccontata dalle cronache.
E ringrazio in particolare la professoressa Vingelli e gli altri membri della commissione esaminatrice, la professoressa Petrusewicz e il professor Fiorita. Saluto anche tutti gli altri relatori e il direttore del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, professor Raniolo. Oltre a tutte le autorità presenti, fra le quali vedo anche diversi colleghi deputati. E naturalmente saluto e faccio i miei complimenti a Alessia Tuselli, la giovane di Vibo Valentia e dottoranda alla Federico II di Napoli, alla quale è stata assegnata la borsa di studio, nell'abito del progetto "la violenza contro le donne: educazione alla prevenzione e linguaggio di genere".
Naturalmente saluto e ringrazio voi ragazzi e ragazze. Vedo che siete tantissimi, non solo universitari ma -mi dicono- anche giovani studenti delle superiori. Questo mi fa davvero molto piacere.
Fatemi tornare sul tema della borsa di studio. Partiamo dal linguaggio: di certo avrete notato che ormai sta diventando quasi normale dire ministra, sindaca, ingegnera o architetta. Ma fino a pochissimo tempo fa non era affatto così, c'erano resistenze culturali nel declinare al femminile determinate professioni, soprattutto se riguardavano ruoli di vertice. Mentre ad esempio non c'è mai stata alcuna resistenza a dire contadina, operaia o infermiera. Questo cosa vuol dire? Che la resistenza c'è quando le donne svolgono ruoli più alti nella scala sociale, ruoli da sempre ricoperti quasi esclusivamente dagli uomini. Ma, poiché le donne si stanno facendo strada nella società, devono poter mantenere il loro genere anche nelle posizioni di vertice, come ci dice molto chiaramente l'Accademia della Crusca: ogni ruolo deve essere declinato sia al maschile che al femminile, chi non lo fa commette un errore grammaticale.
Anche alla Camera in questa legislatura c'è stata una piccola rivoluzione: prima si diceva sempre deputato, ministro, il presidente ecc che si trattasse di un uomo o di una donna. E io stessa spesso in aula venivo chiamata signor presidente. Dopo aver ripreso il deputato che mi chiamava al maschile (quasi sempre un uomo ) ho iniziato a chiamarlo signora deputata.... tra le risate generali. A poco a poco non lo hanno più fatto.
Ma anche negli atti della Camera, grazie ad una circolare emessa sua mia richiesta dalla segreteria generale, adesso per la prima volta è entrato il genere femminile.
In molti mi hanno chiesto perché ho scelto proprio un'università del Sud, anzi un'università calabrese, per devolvere la borsa di studio. La mia risposta è che i dati parlano chiaro: è al sud, senza dubbio, che assistiamo a drastiche flessioni, in termini di numero di immatricolati e di finanziamenti pubblici. Ho voluto quindi dare un segnale di attenzione a questo territorio. E' da qui, dal Mezzogiorno e da questa regione in particolare, che secondo la Svimez parte il più alto numero di giovani che non vi fanno ritorno. Questa perdita definitiva di capitale umano costituisce un ulteriore impoverimento per il Sud: meno capitale umano, meno talenti, meno ripresa.
Fanno male ad esempio le percentuali di Almalaurea (il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 73 atenei italiani e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e che ogni anno produce un rapporto sullo stato delle Università italiane - ndr): 30% di iscritti in meno proprio al sud dal 2003 al 2015. Appena il 3% in meno al Nord.
Ma devono far riflettere anche i dati più recenti, relativi al 2015, di Eurostat: in Italia solo il 17,6% della popolazione ha un'istruzione universitaria, al sud appena il 14,9, a fronte del 30% della media europea.
Questi e molti altri dati su quello che il professor Gianfranco Viesti definisce il "declino" delle Università, mi hanno spinta a venire qui. Ad accendere un riflettore sull'Università del meridione e della Calabria in particolare.
Sono infatti convinta che non può funzionare un'Italia a due velocità: un nord produttivo ed economicamente più forte e un sud debole e disagiato, con fasce di povertà assoluta che superano il 10%. Anche perché, gli studi dimostrano, che la crescita del Sud vuol dire crescita per l'intero Paese. Dunque il Mezzogiorno deve tornare a far parte dell'agenda politica dei governi nazionali.
Allo stesso tempo però ritengo che le classi dirigenti del Sud debbano sfruttare al meglio le risorse di cui dispongono. E mi riferisco soprattutto ai fondi strutturali europei: perché è inaccettabile che in tempo di crisi questi fondi non vengano spesi o vengano spesi male, senza un vantaggio concreto sulla qualità della vita delle persone.
Spenderli bene vuol dire anche far capire ai cittadini il valore aggiunto dell'essere europei. Perché se oggi noi possiamo riqualificare i centri storici, continuare ad avere colture tradizionali, non vivere in città troppo inquinate, mangiare cibi controllati e non tossici è perché rispondiamo ad una serie di regole europee, mirate a tutelare il patrimonio culturale, le tradizioni e la salute delle persone. Anche questa è Europa, non solo quella che sicuramente non ci piace. Quella delle misure di austerità che non ci hanno consentito in questi anni di crescere e hanno provocato perdite di posti di lavoro e crescenti diseguaglianze.
Sono di pochi giorni fa i dati della Fondazione Migrantes: nell'ultimo anno oltre 107mila italiani sono andati all'estero per studio o per lavoro, quasi la metà dei quali sono giovani. E la stima è parziale perché basata esclusivamente sugli iscritti all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero.
Le statistiche dai singoli stati Ue dicono ben altro: in Germania, ad esempio, si conta un numero di italiani quattro volte superiore rispetto a quello riportato dall'Aire. Non solo: è emerso anche che, a differenza del passato, non si lascia l'Italia solo per una questione di bisogno economico : si va via anche per riuscire a fare carriera.
Ed è proprio questa la tendenza che va invertita. Deve essere possibile fare carriera anche Italia, anche al Sud. In altre parole si tratta di costruire le condizioni per cui l'andare via o il tornare siano sempre frutto di una libera scelta.
C'è poi un altro aspetto importante, anzi fondamentale, per chi voglia affrontare una moderna questione meridionale: la condizione femminile al sud. Ecco perché ho voluto che le donne fossero al centro della borsa di studio.
Il primo dato che balza agli occhi, prima ancora dei dati sulla violenza di genere - purtroppo uniformi sul territorio nazionale - è quello relativo all'occupazione. Al Meridione lavora appena il 32% delle donne. Praticamente la metà della media europea che è del 60%.
Altissima, poi, la percentuale dei cosiddetti Neet (not in education, employment or training). Al Sud resta a casa - senza studiare, senza lavorare, senza frequentare corsi di formazione - una giovane donna su tre.
Una situazione allarmante, con molte ricadute inclusa anche la violenza di genere: sappiamo bene che uno dei canali per uscire dalla spirale della violenza contro le donne è proprio l'indipendenza economica. Una donna che non lavora è meno libera di lasciare il contesto in cui la violenza si è sviluppata. Soprattutto se sul suo territorio non ci sono le case rifugio o i centri antiviolenza.
So benissimo che Cosenza in questo ambito è stata quasi una pioniera con strutture importanti come il centro Roberta Lanzino. Così come conosco bene le difficoltà che i centri della regione stanno attraversando per la mancanza di fondi, spesso stanziati ma non arrivati a destinazione a causa di un poco efficiente sistema di ripartizione. La ministra Boschi, in audizione alla Camera proprio una settimana fa -nella commissione Jo Cox contro il discorso d'odio e le discriminazioni- ha spiegato che sta lavorando a ridefinire l'intesa con gli enti locali perché le risorse vengano meglio distribuite.
Ma qui in Calabria avete anche una legge regionale sui centri antiviolenza e le case rifugio, che è addirittura del 2007, cioè ben prima della Convenzione di Istanbul - approvata dal Parlamento in questa legislatura- pietra miliare contro la violenza di genere. Riuscire a finanziarla, tra le mille difficoltà di questa terra che certo non ignoro, sarebbe un segnale davvero importante.
D'altra parte non possiamo dire alle donne "denunciate!" se poi le lasciamo sole, senza reti di salvataggio.
Penso, ad esempio, alla solitudine della ragazzina di Melito, che ha subito per anni la violenza del branco in assoluto silenzio. In quel caso un silenzio familiare innanzitutto, dovuto anche alla paura di denunciare il figlio di una potente famiglia di 'ndrangheta.
Per questo ho accolto con convinzione l'invito del Presidente Oliverio ad andare alla manifestazione che si terrà proprio lì, il prossimo 21 ottobre. Perché è un dovere delle istituzioni esserci, manifestare vicinanza e solidarietà alle vittime, e dire no all'indifferenza.


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