a volte basta proprio poco, fare notare ad un/a gentile impiegata/o che il modellino ci esclude può far riflettere.
Guarda come si presentava la richiesta prima dell'intervento della nostra amica:
E GUARDA UN PO' LA STESSA DOMANDA DOPO QUALCHE MINUTO!!!
Riesci ad individuare la tua presenza??
tratto dai gruppi di facebook creati da Luciana Tufani
http://apps.facebook.com/causes/275066/37989747?m=8d03ae70
http://apps.facebook.com/causes/256856?m=de0957a2
VI INVITIAMO A ISCRIVERVI NUMEROSE/I!!
• usare la doppia desinenza e non il neutro-maschile
es: le/gli bambine/i; la/il scrittrice/ore oppure le bambine e i bambini, le scrittrici e gli scrittori, oppure usare l'asterisco finale se cambia solo l'ultima lettera altr*, tutt*
• cercare forme alternative invece del neutro-maschile
es: chi legge invece di il lettore; l’umanità invece di l’uomo
• desinenza in –a (anche più corretta grammaticalmente) invece che in –essa (peggiorativa) o inalterata al maschile
es: sì: sindaca, avvocata, ministra, magistrata, recensora, assessora, architetta, tecnica, ingegnera, critica, medica, chirurga, filosofa, cancelliera, ferroviera, segretaria (nel senso di segretaria di partito), pretora, deputata
no: sindachessa, avvocatessa, ministro, donna ministro, ministro donna
sì: professoressa, dottoressa che ormai sono entrate nell’uso e non hanno più senso peggiorativo
• desinenza in –ice accettabile perché non ha solitamente senso peggiorativo
es: sì: direttrice, scrittrice, ricercatrice, operatrice, rettrice, programmatrice, autrici varie
no: direttore, direttore donna, ricercatore, autori vari
sì/no: direttora e le altre forme in –a che in questo caso risultano un po’ forzate e inutili
• desinenza invariata (parole epicene= femminile e maschile uguali) evidenziare l’articolo femminile
es: sì: la vigile, la presidente, la giudice, la poeta, la soprano, la studente, le studenti, la manager, la leader, la capoufficio, la caposezione, la capoclasse, la sacerdote (sacerdotessa se ci si riferisce all’antichità)
no: la vigilessa, il vigile, il giudice, il soprano
sì/no: la poetessa, la studentessa (si possono usare perché poetessa non sempre ha mantenuto l’originario significato negativo e studentessa è entrato nell’uso comune)
• attenzione ai plurali che limitano
es: “la più grande scrittrice” non fa capire che è “la più grande tra le scrittrici e gli scrittori” e non solo tra le scrittrici
● concordanza al plurale
usare la doppia desinenza tutte/i
oppure usare l'asterisco tutt*
oppure concordare con la maggioranza femminile se sono più donne
oppure concordare con l’ultimo termine dell’elenco
Segnaletica stradale italiana a Pisa
Pubblicato da il sessismo nei linguaggi on martedì 2 giugno 2009Etichette: Documenti: depliant- manifesti
Pubblichiamo parte di un interessante articolo suggerito da un'amica, per leggerlo in modo completo clicca sul link
La lingua è neutrale rispetto ai sessi?
Alcuni elementi per il concetto di comunicazione sessuata
di Adriana Perrotta Rabissi
Tratto da: Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e uomini: Intreccio tra teoria e pratica. A cura di di Eleonora Chiti. Torino: Rosenberg e Sellier, 1998. [adattato dall'autrice per un'intervento all'Istituto Pedagogico Svizzero, Lugano, novembre 2001]
Molte donne e la maggioranza degli uomini, richiamandosi alla natura convenzionale della lingua, danno per scontato il consenso al codice da parte della comunità delle/dei parlanti, sottovalutandone la portata simbolica e la conseguente necessità della sua sessuazione.
A me interessa sottolineare il fatto che un certo modo di parlare, appreso fin dalla prima infanzia, e, in quanto tale, percepito comunemente come un fatto naturale, e non storicamente determinato, diventa per automatismo un certo modo di pensare che nel nostro caso comporta una svalorizzazione del femminile, inteso come complesso di qualità, caratteristiche psicofisiche, disposizioni, atteggiamenti, comportamenti, aspettative e sentimenti ai quali dovrebbero conformarsi le donne reali secondo i canoni della nostra attuale educazione di genere. Infatti la funzione modellizzante della realtà propria della lingua umana fa sì che le rappresentazioni sociali in essa sedimentate si traducano, a livello del senso comune, in forme obiettive di conoscenza
E' stato opportunamente osservato che il rifiuto di molte e molti ad affrontare questi temi, bollati come irrilevanti, è dovuto piuttosto alla difficoltà di accettare il fatto che non solo noi parliamo una lingua, ma che contemporaneamente siamo parlati da questa e dai pregiudizi inscritti in lei .
Lingua e ordine simbolico La lingua non solo rispecchia l'ordine culturale e sociale in cui viviamo, ma dà forma alla realtà determinando il modo di pensare delle/dei parlanti, perché sono depositate in lei le categorie di percezione e classificazione del nostro mondo interno ed esterno e della nostra relazione con esso.
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Etichette: Bibliografia
Riceviamo e pubblichiamo volentieri:
PER UNA LIBERTÀ DI PAROLA OLTRE L'INCULTURA DELLA POLITICA CORRENTE
Sabato 16 maggio 2009
Università di Verona
Palazzo di Lingue, aula 2.6
Via San Francesco
Mattino ore 10 - 13 pomeriggio 15 -18
Il mondo è cambiato: le donne sono uscite dal loro silenzio secolare e partecipano alla vita della lingua a tutti i livelli, non solo nella educazione dei figli, come hanno fatto da sempre, ma anche nella professione, nel lavoro del pensiero e soprattutto nella letteratura. Noi crediamo che da questo coinvolgimento femminile nelle pratiche linguistiche si delinei un terreno nuovo di rapporto con la lingua, che racchiude la promessa di risposte inedite nel difficile passaggio storico che stiamo attraversando.
Mentre nella società, tra donne e uomini, anche di diverse generazioni e culture, si intensificano gli scambi vivi, non segnati dalla logica patriarcale della riduzione a uno, il discorso pubblico corrente, veicolato soprattutto dai giornali e dalla televisione, appare spesso dominato da una logica binaria e oppositiva. Alla realtà che cambia viene offerto uno specchio deformante che la restituisce alterata, si formano così schieramenti statici, fra loro contrapposti, che non danno parola al mutamento e tanto meno lo orientano.
In questo modo viene semplificata brutalmente la complessità delle trasformazioni in atto nella società, provocando in noi, di volta in volta, un senso di irrealtà o di fastidio o di rassegnazione e impotenza. E rendendoci difficile il dare credito a ciò che ascoltiamo, ma anche, in una sorta di processo di straniamento, a ciò che noi stessi diciamo.
Di fronte allo scollamento sempre più evidente tra il flusso continuo di parole che invade lo spazio pubblico e la concreta, quotidiana esperienza delle nostre vite, proponiamo di tornare a riflettere sul linguaggio oggi. Non una riflessione specialistica, bensì una riflessione spontanea e politica, a cui chiamiamo sia chi di lingua si occupa per mestiere, sia comuni parlanti, donne e uomini, che alla lingua si appassionano perché ne sanno la forza trasformatrice. Nell'ipotesi che proprio da questo intreccio possano scaturire parole oneste e necessarie e un punto di vista più ampio sulla comunicazione, di cui la lingua è solo una parte. Ci sono anche le immagini, i modi, le pratiche, le pragmatiche.
Si aprono domande importanti:
Come tornare a vedere nella lingua un luogo di senso e di libertà in cui ciascuno e ciascuna possano esprimersi senza tradire la sostanza del proprio vissuto?
Che posto facciamo all'altro e a ciò che non abbiamo messo in conto?
A quali condizioni e con quali ostacoli si può agire una libertà di parola che vada oltre l'incultura politica corrente?
Come salvaguardare nei nostri discorsi (in una società sempre più ricca di storie, lingue e culture diverse) la presenza dell'alterità con i suoi aspetti vitali e perturbanti allo stesso tempo?
A queste e ad altre domande vorremmo provare a rispondere insieme, partendo dalle nostre personali esperienze e dal nostro sapere, con la consapevolezza che i mutamenti più profondi di una civiltà sono quelli messi in atto dalla gente comune, tramite quell'intreccio multiforme di relazioni che costituisce lo spazio pubblico. Quello vero.
Gruppo di riflessione La lingua dell'altro
Redazione di Per amore del mondo, rivista on line di Diotima
floreana





