venerdì 7 giugno 2019

ingegnera e astronauta

un post di oggi (7 giugno 2019) sulla pagina facebook "il corpo delle donne"

NOMINARE il MONDO al FEMMINILE
"Qualche anno fa una persona si presentò come 'assessora' e io le dissi: "Suona proprio male!" Lei, gentilmente, mi rispose: "E 'cassiera' suona male? E 'infermiera'? E 'cameriera'?".
Da quel giorno dico ''ingegnera' e nel frattempo per me suona normale come infermiera."
Così racconta la sua esperienza col nominare il mondo al femminile, l'ingegnera e astronauta Samantha Cristoforetti.
(wikipedia può correggere e definirla ingegnerA anziche ingegnere?



In risposta a questo post, commenti interessanti.  :-)

martedì 28 maggio 2019

Linguaggio sessista

Buongiorno,
abbiamo ricevuto dalla vostra newsletter delle informazioni di cui vi alleghiamo una parte.
Desidereremmo che in futuro la scritta "RESTA SEMPRE AGGIORNATO" rivolta chiaramente soltanto al maschile fosse cambiata nel rispetto della pluralità dei generi che a Officine Garibaldi fanno riferimento.
Questa segnalazione ed eventuali ed augurate vostre risposte verranno inserite nel blog "Il sessismo nei linguaggi", che potete, volendo, consultare.
Con fiducia, vi ringraziamo anticipatamente

mercoledì 1 maggio 2019

Linguaggio di genere nella politica spagnola

Il partito spagnolo Podemos (Possiamo) ha adottato come slogan elettorale "UnidAs podemos", cioè "UnitE possiamo", in aperta sfida al linguaggio di genere, sfida su cui si è mostrato molto impegnato da anni.

martedì 30 aprile 2019

Ripresa dopo le vacanze pasquali 2019

Dopo la lunga vacanza di Pasqua, Pasquetta e 25 aprile, eccoci di nuovo al lavoro, questa volta inseriamo una segnalazione inviata alla SEPI, Società Entrate Pisa.
Invitiamo sempre le donne che leggono questo blog a prendere iniziative e a segnalarci i moduli e i documenti scritti con un linguaggio sessista.

Gentile responsabile,
siamo un gruppo di studio e di intervento costituito da donne, il cui scopo è migliorare ed eliminare ogni tipo di linguaggio sessista che discrimini noi donne.Come ben sapete, lo Statuto del Comune di Pisa, da molti anni, prevede di declinare al femminile TUTTE le cariche delle donne impiegate in tutte le strutture del Comune e delle aziende partecipate.Vi segnaliamo quindi che l'avviso di pagamento della tassa sui rifiuti del primo trimestre 2019 porta in calce la dicitura "Il funzionario responsabile del tributo Annalisa Dolinich".Nella fiducia che ne prendiate atto e cambiate i prossimi moduli, porgiamo i nostri cordiali saluti.
Questa richiesta e, speriamo, la vostra sollecita risposta, viene inserita nel blog "Il sessismo nei linguaggi" 
Le donne del gruppo "Il sessismo nei linguaggi".

mercoledì 3 aprile 2019

Segnalazione di un errore

Quando, durante una compilazione di bibliografie, abbiamo riportato il titolo del libro di Carla Lonzi "La donna clitoridea e la donna vaginale", il programma di scrittura che stiamo usando ci ha segnalata la parola CLITORIDEA come errore.
Questo aggettivo, infatti, ancora non non fa parte del loro lessico.
L'aggettivo "clitorideo" al maschile invece esiste e non viene segnalato come errore.
Segnaliamo questa mancanza.

venerdì 15 marzo 2019

Brava Regione Toscana!

La Regione mette al bando le parole sessiste. Barni: "Il linguaggio motore del cambiamento culturale"

Scritto da Barbara Cremoncini, mercoledi 13 marzo 2019 alle 12:09
FIRENZE - Un manuale per informare e sensibilizzare il personale della Regione sull'uso di un linguaggio amministrativo non sessista nella redazione di atti e documenti. Servono a questo le "Linee guida operative approvate dalla giunta regionale su proposta della vice presidente e assessora alla cultura università  e ricerca Monica Barni e dell'assessore alla presidenza Vittorio Bugli. Un documento di una decina di pagine dove, senza prefigurare schemi rigidi o coniare neologismi, si suggerisce l'uso di espressioni e termini compatibili con il corretto uso della lingua italiana, per evitare riferimenti sessisti e dare visibilità  concreta al genere femminile.
"Il linguaggio è l'espressione di una cultura - afferma la vice presidente Monica Barni - ma quando quest'ultima tarda ad evolversi il linguaggio può fare da traino per il cambiamento. Perché anche da piccole cose, apparentermente poco importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere che tanto pesano, anche dolorosamente, sulla vita del nostro Paese. E'giusto far uscire dall'invisibilità, anche in un documento burocratico, tante consigliere, assessore e sindache e, più in generale, dare conto del fatto che molti ruoli professionali, un tempo appannaggio maschile, sono adesso ricoperti da donne. La Regione vuole dare un segnale di consapevolezza, essere un punto di riferimento anche per altri che vogliano intraprendere la nostra scelta".
Nel manuale proposto al personale non si troveranno regole meccaniche né forzature linguistiche, ma il consiglio di trovare, caso per caso, la soluzione migliore secondo il testo da realizzare, partendo dal presupposto che le tradizioni culturali radicate nella nostra società, non disponendo la lingua italiana di un genere neutro, hanno portato all'uso generalizzato della forma maschile. In concreto, si cerca di dare avvio ad un percorso che conduca da un lato all'utilizzo, laddove possibile, di espressioni non discriminatorie tra i sessi; dall'altro, all'indicazione di strategie redazionali volte alla declinazione al femminile di alcuni termini riferiti a professioni e ruoli fino ad oggi riservati al genere maschile. Di qui, anche l'invito all'uso di "termini collettivi", tipo "la cittadinanza" al posto de "i cittadini";, "l'utenza" al posto de "gli utenti", il "corpo insegnante" al posto de "gli insegnanti".
Neutralizzare il genere può voler dire anche "fare uso della forma passiva che permette di non esplicitare chi compie l'azione". Da usare il più possibile, poi, anche la forma impersonale, che "può servire ad aggirare l'uso del maschile generico". Un'altra tecnica raccomandata, l'uso di sostantivi promiscui, quelli che hanno un'unica forma sia al maschile che al femminile, accompagnati dall'articolo determinativo nel caso sia nota l'identità del soggetto. Esempio: il responsabile, la responsabile, il manager, la manager ecc.
"L'adozione di questa delibera - spiega ancora Monica Barni - vuole essere uno stimolo alla riflessione anche per altre organizzazioni ed enti pubblici. Dispiace che, proprio in questi giorni, il Comune di Siena, che in questo campo era stato precursore, abbia deciso di rivedere un analogo documento che aveva adottato nel 2016. Ci auguriamo, visto che il Comune ha annunciato che non tornerà  indietro sui principi, che si tratti di approfondimenti migliorativi. Aspetto fiduciosa il nuovo testo".
"Le politiche non sono neutrali - ricorda l'assessore al personale Vittorio Bugli - hanno spesso ricadute diverse su uomini e donne e l'utilizzo del linguaggio aiuta ad evidenziarlo. In questo senso, la delibera adottata ieri si pone in continuià  con la redazione del bilancio di genere, previsto dalla legge regionale 16 del 2009. Le linee guida si inseriscono nell'ambito del Piano delle Azioni Positive per il personale della Regione Toscana e nel Piano delle attività  formative 2017-2018, l'Ufficio Formazione organizzerà  nel primo semestre 2019 un seminario, rivolto alla dirigenza dell'amministrazione e degli enti dipendenti per illustrare la normativa di riferimento internazionale, europea e nazionale pe le buone pratiche per l'adozione di un linguaggio amministrativo attento alle differenze di genere e fornire indicazioni e strumenti operativi uniformi".

martedì 5 marzo 2019

Linguaggio di genere


Pubblichiamo, per ora soltanto in francese, questo importante documento dell'Académie Francaise sui nomi dei mestieri declinati al femminile.
A breve ne pubblicheremo la traduzione.

Massivement voté par les «immortels», un texte préconise de valider les usages d'«auteure» ou de «cheffe». «Libération» décrypte cette petite révolution.

Féminisation des noms de métiers : que dit exactement le rapport de l'Académie?
Une majorité écrasante : le rapport sur la féminisation des noms de métier a été adopté jeudi par l’Académie française avec seulement deux voix contre. Le document (consultable ici) avait été rédigé par une commission présidée par l’historien Gabriel de Broglie (87 ans) et composée de la romancière et essayiste Danièle Sallenave, du poète d’origine britannique Michael Edwards et de l’écrivaine et biographe Dominique Bona. (à lire aussi) Notre interview de Dominique Bona. Cette adoption est une petite révolution pour l’institution, réputée très frileuse sur ces questions. Dans les années 90, elle s’était notamment insurgée contre les emplois de «la ministre» ou «la députée»Libération a lu le document voté cette semaine.
Un texte non contraignant
Il faut d’abord rappeler que vous ne risquez pas de voir débarquer la police si vous contrevenez aux recommandations de l’Académie française (et ses membres ne sont d’ailleurs pas habilités à se servir de leur épée). Le rôle de l’institution fondée en 1634 est simplement de donner un avis non contraignant.
En outre, sur cette question où elle est maintes fois passée pour une ringarde, l’Académie a décidé cette fois de ne pas proposer une bonne façon de parler, mais seulement d’observer comment les locuteurs du français le faisaient. «Il convient de laisser aux pratiques qui assurent la vitalité de la langue le soin de trancher», explique le document. En clair : c’est vous et moi qui faisons la langue, pas les «immortels».
Une révolution
L’Académie a donc regardé à la loupe nos pratiques, et sa conclusion est sans appel : «Il n’existe aucun obstacle de principe à la féminisation des noms de métiers et de professions.» Mieux, cette féminisation «relève d’une évolution naturelle de la langue, constamment observée depuis le Moyen Âge» où la langue française acceptait d’ailleurs déjà «inventeure», «chirurgienne» ou «commandante»…
Une période de transition
La France traverse une «instabilité linguistique», note le rapport de l’Académie. C’est-à-dire que les évolutions de la place des femmes dans la société sont encore en cours et nous tentons d’adapter notre façon de parler quasiment en direct. «Les tentatives de modification des usages restent hésitantes et incertaines, sans qu’une tendance générale se dégage», écrivent les auteurs. Des féminisations différentes d’un même mot coexistent donc et il faudra encore quelques années pour trancher.
Au féminin, on ajoute un «e»
Restent des constantes : en français, pour féminiser on ajoute un «e» à la fin des mots. Ainsi, l’Académie valide les usages d'«artisane», «experte», «croupière», «principale», «plantonne», «maçonne», «mécanicienne», «jardinière» ou encore «cheminote»… «Et si les Français décidaient de porter une femme à la présidence de la République, on voit mal quelle raison pourrait s’opposer à l’emploi de la forme féminine "présidente", attestée dès le XVsiècle.»
«-eure» ou «-euse» ?
Autre usage validé : on décline les mots en «-euse» lorsqu’un verbe correspond au nom. «On a ainsi "une carreleuse", "une contrôleuse", "une entraîneuse", tirés des verbes "carreler", "contrôler", "entraîner"».
Quand on ne décline pas ainsi, les Français ont tendance à ajouter un «e» aux mots qui finissent en «-eur» (comme dans «professeure»). Les plus conservateurs n’aiment pas du tout cet usage. Mais il «ne constitue pas une menace pour la structure de la langue», rassure l’Académie.
Auteure, autrice ou… authoresse ?
Marguerite Duras a écrit Dix heures et demie du soir en été, d’accord. Qu'est-elle alors ? «Il existe ou il a existé des formes concurrentes, telles que "authoresse" ou "autoresse", "autrice" […] et plus souvent aujourd’hui "auteure"», écrivent les académiciens. Comment choisir ? D’un point de vue de la langue, «autrice» est plus conforme mais «assez faiblement usité», sauf dans le monde universitaire. «Auteure» semble donc en train de gagner cette bataille. «Par ailleurs, s’agissant du féminin du substantif "écrivain", on constate que la forme "écrivaine" se répand dans l’usage sans pour autant s’imposer.» Pour rappel, les académiciens avaient rejeté «écrivaine» parce qu’on entendait «vaine» dans ce mot. «Sans se rendre compte que dans écrivain, on entend aussi "vain"»s’amuse dans l’ExpressMaria Candea, corédactrice de l’Académie contre la langue française : le dossier «féminisation».
Scoop : on dit plus facilement «chef» que «cheffe»
Les académiciens ont étudié le mot «chef» et leurs conclusions (ne) vont (pas) vous étonner. «La langue française a tendance à féminiser faiblement ou pas les noms des métiers (la remarque peut être étendue aux noms de fonctions) placés au sommet de l’échelle sociale.» Eh oui, la langue aussi a son plafond de verre et on accepte bien plus «infirmière» que «chirurgienne».
Sur le mot «chef» lui-même, ont existé «la chef», «chèfe», «chève» (oui oui), «cheffesse» et «cheftaine». «"Cheffe" semble avoir aujourd’hui, dans une certaine mesure, la faveur de l’usage», écrit le rapport sans être véritablement convaincu, non par sa pertinence sémantique, mais par sa forme qui n’appartient pas vraiment au «bon usage».
Parfois la forme existe, mais pas l’usage
Qui dit «chevalière», «officière» ou «commandeure» ? Personne, et pourtant ces formes existent bien dans l’administration française : le Journal officiel les utilise par exemple. Dans le monde judiciaire, le rapport note que les femmes membres du barreau «répugnent encore très largement à être appelées "avocates", bien que cette forme soit reçue de longue date dans l’usage courant et ait été enregistrée par tous les dictionnaires». Même chose pour «bâtonnière» ou «avocate générale». Sur ce point, pas d’avis de l’Académie encore une fois : juste une observation des pratiques.
Tout le monde fait ce qu’il veut
C’est la grande vertu de ce rapport : en attendant que se cristallise telle ou telle forme, continuons de nommer comme on veut (ou peut) les fonctions ou les métiers des femmes. Il n’est donc plus interdit, comme c’était le cas jusqu’alors, de donner du «madame l’académicienne» à une membre de cette institution qui s’offre avec ce rapport un joli dépoussiérage. En revanche, l’Académie n’a pas encore prévu de revenir sur l’anathème portée en octobre 2017 sur l’écriture inclusive, considérée comme rien de moins qu’un «péril mortel».

venerdì 22 febbraio 2019

Catalogo delle biblioteche e discriminazione di genere



Dopo aver verificato che nel catalogo della biblioteca Serantini di Pisa anche le donne vengono nominate come "AUTORI", abbiamo contattato la biblioteca.
Di seguito riportiamo la nostra richiesta e la loro risposta.

Data: Tue, 12 Feb 2019 11:05:00 +0100
Oggetto: segnalazione linguaggio di genere

Buongiorno,
siamo qui a porgere una richiesta: abbiamo constatato che nel catalogo online della vostra biblioteca vengono nominate come "AUTORI" anche le donne.
Vorremmo che chi accede al catalogo, e magari trova del nome soltanto l'iniziale (oppure un nome da cui non si capisca il genere di appartenenza), sia in grado di capire se si tratti di "autrice" o di "autore".
Noi del gruppo Il sessismo nei linguaggi di Pisa stiamo segnalando dovunque sia possibile questa discriminazione sessuale. In voi in particolare, sensibili alla produzione e alla vita di donne femministe, come Mirella Scriboni, e oggi di Emma Goldman, di cui a pochi giorni terrete un importante evento, riponiamo la fiducia che apportiate i cambiamenti che abbiamo segnalato.
Siamo consapevoli che modificare i data base è difficile, ma possibile.
Grazie per l'attenzione che vorrete dedicarci.
Potete eventualmente scrivere una risposta a questo indirizzo di posta elettronica.
I buoni esempi, una volta attuati, vengono da noi inseriti nel blog "Il sessismo nei linguaggi".

Saluti fiduciosi

Le donne del gruppo
RISPOSTA da parte della segreteria della biblioteca:
Date: mar 12 feb 2019 alle ore 17:03
Subject: da Biblioteca F. Serantini segnalazione linguaggio di genere

Salve,
grazie per l'email e per il lavoro che svolgete. Per ciò che attiene il nostro catalogo avevamo già segnalato al gruppo di discussione internazionale su Koha (il software adottato dalla ns. biblioteca) la questione delle "vedette" indicative della responsabilità nelle intestazioni delle schede bibliografiche e le ultime versioni del programma in inglese dovrebbero includere la variazione. Vi segnaliamo che da diversi anni, comunque, nel nostro catalogo l'indicazioni di genere è segnalata nel sottocampo C, quello delle professioni, e da oggi nella scheda in formato Marc è indicato Autore/Autrice (campi intestazioni principali nn. 700, 701 e 702). Al momento attendiamo gli aggiornamenti del software che non gestiamo noi direttamente perché dipende dalla comunità internazionale degli sviluppatori. Ovviamente non è possibile al momento intervenire nel sottocampo C relativamente alle indicazione delle professioni per ciò che attiene le vecchie schede perché questo comporterebbe una mole di lavoro che la nostra biblioteca non è in grado attualmente di supportare dal momento che tutto il ns. lavoro, come potete immaginare, è basato esclusivamente sull'impegno volontario delle/dei ns. collaboratrici/collaboratori. Vi garantiamo, comunque, che ogni qualvolta dobbiamo intervenire su una scheda vecchia dove l'indicazione della professione è messa al maschile, in un'intestazione relativa ad un'autrice, noi provvediamo immediatamente a modificarla.
Questo per ora è tutto, saluti cordiali e buon lavoro
Franco Bertolucci 
Nostra risposta:
Salve,abbiamo ricevuto la vostra risposta. Sapevamo che modificare tutto il materiale (cartaceo e digitale) della biblioteca è un lavoro complesso, costoso e lungo.
Siamo comunque contente di aver verificato il vostro impegno.
Tutta la documentazione della nostra richiesta e della vostra risposta è pubblicata sul nostro blog, all'etichetta "buoni esempi".
Saluti cordiali e buon lavoro 

 Nostro commento all'iniziativa:

Siamo contente che da parte della biblioteca Serantini sia arrivato un impegno a fare tutto quanto è per loro possibile per eliminare la discriminazione di genere attualmente presente nel loro catalogo.
Vogliamo comunque segnalare che tutti i cataloghi delle biblioteche da noi consultati (non solo quella di cui ci stiamo occupando) nominano come "autore" e "illustratore" anche autrici e illustratrici.
Il lavoro del nostro gruppo è stato e continua ad essere svolto anche in questa direzione, segnalando il problema alle biblioteche con cui abbiamo contatti.
Invitiamo le donne che seguono questo blog a promuovere anche loro richieste di modifica qualora verificassero situazioni analoghe.
Soltanto chiedendo, facendo presente, documentando si possono avviare azioni che porteranno ad una più giusta rappresentazione dei due generi.

giovedì 21 febbraio 2019

Francobollo "donne in canoa"

Francobollo ufficiale emesso dalle Poste Italiane
Ecco un buon esempio di valorizzazione della presenza femminile in uno sport, nonostante le donne siano attualmente molto meno presenti degli uomini.

Segnaliamo inoltre che la realizzazione del francobollo è stata affidata ad una donna: alla disegnatrice Cristina Bruscaglia

giovedì 24 gennaio 2019

propositi per l'anno nuovo


L'anno appena trascorso ci siamo accorte che il sessismo nei linguaggi è sempre più sentito dalle donne e anche da qualche uomo; anche nell'uso comune appaiono linguaggi più inclusivi.
Ci siamo anche accorte però che questo blog è poco usato: il blog è anche vostro, mandateci osservazioni, esempi positivi e negativi!
Un buon proposito per l'anno nuovo?
Comunque, buon 2019 a chi ci legge! :-)