lunedì 14 dicembre 2009

prossima riunione gruppo 21/12

Ciao a tutte!
alla scorsa riunione abbiamo deciso di fare qualcosa per il marzo della casa che quest'anno compie 20 anni.
Abbiamo pensato, per il momento, di mettere insieme tutto il materiale che abbiamo raccolto in questo anno (grazie in primo luogo a Matilde) e costruire una piccola mostra.
Abbiamo bisogno di fantasia, idee e braccia, se avete voglia di partecipare al prossimo incontro per la costruzione della mostra siete le benvenute: lunedì 21/12 ore 18 alla casa.

vi aspettiamo
Ciao

domenica 8 novembre 2009

23-24 NOVEMBRE CONVEGNO A ROMA

A seguito del dibattito su Repubblica, che abbiamo pubblicato in un altro post

il 23 e 24 novembre è stato organizzato un Convegno alla Sapienza per parlare dell'uso sessista della lingua
nel quotidiano, nella politica, nella scuola.

Le referenti del progetto ci scrivono: "Riteniamo che sia necessario suscitare un dibattito anche fuori dall'Università, coinvolgendo giornali e media, che hanno grande influenza sul linguaggio: vorremmo non tanto la loro presenza quanto il loro sostegno".

Venite tutte/i e aiutateci divulgare.
Per saperne di più: www.sguardisulledifferenze.org

Maria Pia Ercolini (referente Progetto SUI GENERIS; docente IPSCT G. Verne - Roma), Aureliana Di Rollo (docente Liceo Ugo Foscolo - Albano), Anna Angelucci (docente Liceo Pasteur - Roma)

PROGRAMMA:

23-24 NOVEMBRE 2009 UNIVERSITA’ LA SAPIENZA

CHE GENERE DI LINGUA? SESSISMO E POTERE DISCRIMINATORIO DELLE PAROLE

23 NOVEMBRE ore 9,30 Facoltà di Scienze Umanistiche - aula Odeion

IL SESSISMO NELLA LINGUA

Saluti del preside della Facoltà di Scienze Umanistiche Roberto Nicolai
Saluti della delegata del rettore alle Pari opportunità Marisa Ferrari
modera: Maria Serena Sapegno
Introduzione: Maria Serena Sapegno Massimo Arcangeli (Università di Cagliari),
Il ‘politicamente corretto’ Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice),
Narratrici e narratori: una lingua comune? Maria Antonietta Passarelli (Sapienza Università di Roma e Università di Zurigo),
Il “femminile” nei dizionari: un’esplorazione diacronica Lorenza Pescia (Università di Zurigo),
Il maschile e il femminile nei mass-media italiani e della Svizzera

BUFFET 23 NOVEMBRE ore 15,30

Teatro della Casa dello studente - Via Cesare de Lollis 20

IL SESSISMO NEL LINGUAGGIO DELLA POLITICA

modera: Ilenia De Bernardis Grazia Basile (Università di Salerno),
Strategie linguistico-comunicative e differenza di genere nel linguaggio politico Fabrizia Giuliani (Sapienza Università di Roma),
La semantica di vita nel linguaggio della politica Nadia Cannata (Sapienza Università di Roma): Lui (non) è la patria. L'uso del sentimenti nel linguaggio autoritario

24 NOVEMBRE ore 9,30 Teatro della Casa dello studente - Via Cesare de Lollis 20

IL SESSISMO NEL LINGUAGGIO DELLA SCUOLA

modera: Luisa Valmarin Maria Pia Ercolini (Istituto Giulio Verne di Acilia) (progetto Sui generis):
Il sessismo linguistico a scuola: dagli stereotipi di genere alla costruzione della consapevolezza Aureliana Di Rollo (Liceo ginnasio Ugo Foscolo, Albano (RM) e Università di Melbourne):
presentazione di un’unità didattica sull’uso sessista della lingua Anna Angelucci (Liceo scientifico Pasteur, Roma):
Come parla la scuola? Implicazioni sessiste del "didattichese”. Francesca Vennarucci (Liceo ginnasio Giulio Cesare Roma)
Forme di sessismo nei libri di testo Claudio Nobili (studente Scienze Umanistiche):
Comunicazione sulle bacheche universitarie Laura Venturini (studente Scienze Umanistiche):
Il sessismo all’ Università: il web

martedì 13 ottobre 2009

ancora bibliografia

Bibliografia sul linguaggio sessuato

http://www.cdsdonnecagliari.it/?Title=Bibliografia-sul-linguaggio-sessuato&PID=76
BERRETTA Monica, “Per una retorica popolare del linguaggio femminile, ovvero: la lingua delle donne come costruzione sociale”, in F. Orletti (a cura di), Comunicare nella vita quotidiana, Il Mulino, Bologna, 1983
BOCCIA Valeria, Il filo del discorso, sta in: "Memoria", n. 19-20, 1987, pp. 134-141.
BUZZATI Gabriella, Salvo Anna, Il corpo-parola delle donne, Milano, Raffaello Cortina, 1998
CODOGNOTTO Piera et al. (a cura di), Linguaggio sessuato: soggettività parole pratiche significati contesti, Rete Lilith- FILI, Libreria delle donne, Firenze, 1991
CIXOUS Hélène, Le sexe ou la tete?, sta in : "Le Cahiers du Grif", n.13, 1976, pp. 5-15.
GAIOTTI DE BIASE Paola, Quando il linguaggio diviene ideologico, sta in. "Reti", n.5 (sett-ott), 1990, pp.24-27
GALLI DE’ PARATESI Nora, Le brutte parole. Semantica dell’eufemismo, Giappichelli, Torino, 1964
IRIGARAY Luce, Speculum. L’altra donna, Feltrinelli, Milano, 1975
IRIGARAY Luce, Parlare non è mai neutro (1985), Roma, Editori Riuniti, 1991
LEPSCHY Giorgio, Nuovi saggi di linguistica italiana, Bologna, Il Mulino 1989
MAGLI Ida, “Potere della parola e silenzio delle donne”, in DWF, n. 2, 1976
MAGLI Patrizia, Le donne e i segni, Urbino, Il lavoro editoriale, 1985
MARCATO G., Donna e linguaggio, Atti del convegno internazionale di studi Sappada-Plodu, 1995, Cleup, Padova, 1995
MIZZAU Marina, Eco e Narciso. Parole e silenzi nel conflitto uomo-donna, Boringhieri, Torino, 1979
MURARO Luisa, Maglia e uncinetto: racconto linguistico politico sull'inimicizia tra metafora e metonimia, Milano, Feltrinelli, 1981
PERROTTA RABISSI Adriana¸ PERUCCI Maria Beatrice (a cura di), Perleparole. Le iniziative a favore dell'informazione e della documentazione delle donne europee, Atti del convegno internazionale del centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, Utopia, Roma 1988
PERROTTA RABISSI Adriana, PERUCCI Maria Beatrice, Linguaggiodonna. Primo thesaurus di genere in lingua italiana, "Bollettino del Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia", 1991, 6. Numero monografico.
PERROTTA RABISSI Adriana, Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi, in Chiti Eleonora (a cura di), Educare ad essere donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Torino, Rosenberg & Sellier, 1998
PERROTTA RABISSI Adriana, Donne di parole, in “Scuola ticinese”, a. XXXII, serie III, gennaio-febbraio 2003, n. 254
ROSSI Rosa, Le parole delle donne, Editori Riuniti, Roma, 1978
SABATINI Alma, Il sessismo nella lingua italiana, Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1987
SPENDER Dale, Man made language, Pandora, 1991
VIOLI Patrizia, L’infinito singolare. Considerazioni sulle differenze sessuali nel linguaggio, Verona, Essedue, 1986.
YAGUELLO Marina, Le parole e le donne, Lerici, Cosenza, 1980
ZAMBONI Chiara, Parole non consumate. Donne e uomini nel linguaggio, Napoli, Liguori, 2001

giovedì 27 agosto 2009

tratto da "La repubblica": Il sessismo linguistico

Su segnalazione di una "cara amica":
un paio di mesi fa su un blog di "repubblica" è scoppiata una discussione sul sessismo nel linguaggio.
La discussione non si è ancora chiusa, siamo felicissime di inserire un link a questa importante discussione: leggete e partecipate!!

IL SESSISMO LINGUISTICO:UN CONTRIBUTO COLLETTIVO AL DIBATTITO
http://linguista.blogautore.repubblica.it/2009/06/08/il-sessismo-linguistico-un-contributo-collettivo-al-dibattito/

Di rientro dalle vacanze in Grecia...

Siamo a Syros, nelle Cicladi: qui una bimba è rappresentata sul cartello "zona pedonale".
Potrebbe essere una notizia carina,
ma perchè anche in Italia, l'unico segnale stradale che ritraeil nostro genere (uscita da scuola) ci disegna bambine tenute per mano
da un
maschietto che ci protegge??

il tuo servizio civile

Pubblichiamo una la mail inviata all'arci, per ora non ci hanno ancora risposto, ci auguriamo che possano farlo presto!

To:
info@arciseviziocivile.it
Sent: Wednesday, July 15, 2009 5:28 PM
Subject: a proposito del vostro volantino e del vostro depliant intitolati "il tuo servizio civile"

Gentili Signore/i,
tutto il volantino e tutto il depliant sono scritti come se vi rivolgeste solamente ai maschi. Es- ...non stare fermo.., per te e per gli altri..., i giovani.. condannati..., la selezione dei giovani.., i candidati.., i volontari...
Vi invitiamo a declinare i prossimi volantini al maschile e al femminile in un uso corretto e sessualmente non discriminante. Per quanto riguarda poi l'uso del singolare maschile per intendere il femminile, si tratta di un errore: non si può dire ad una donna di "non stare fermo".
Fiduciose che recepiate questi suggerimenti per il prossimo materiale di propaganda, vi invitiamo a consultare il nostro blog dove trovate i buoni e i cattivi esempi. Se ci vorrete contattare ne saremo contente.

Il gruppo "Il sessismo nei linguaggi" presso la Casa della Donna di Pisa.
Blog: http//ilsessismonei linguaggi.blogspot.com

lunedì 22 giugno 2009

che cosa cambia?

a volte basta proprio poco, fare notare ad un/a gentile impiegata/o che il modellino ci esclude può far riflettere.

Guarda come si presentava la richiesta prima dell'intervento della nostra amica:



E GUARDA UN PO' LA STESSA DOMANDA DOPO QUALCHE MINUTO!!!

Andiamo alle Poste


Se vai in un ufficio postale e ti danno un modulo da compilare, sei sicura che la tua richiesta è prevista o possibile??

Riesci ad individuare la tua presenza??

piccolo prontuario per l'uso del femminile

tratto dai gruppi di facebook creati da Luciana Tufani
http://apps.facebook.com/causes/275066/37989747?m=8d03ae70
http://apps.facebook.com/causes/256856?m=de0957a2

VI INVITIAMO A ISCRIVERVI NUMEROSE/I!!


Luciana Tufani ha scrittoil 27 aprile 2009 alle 17.22

il femminile come linguaggio di genere

• usare la doppia desinenza e non il neutro-maschile
es: le/gli bambine/i; la/il scrittrice/ore oppure le bambine e i bambini, le scrittrici e gli scrittori, oppure usare l'asterisco finale se cambia solo l'ultima lettera altr*, tutt*

• cercare forme alternative invece del neutro-maschile
es: chi legge invece di il lettore; l’umanità invece di l’uomo

• desinenza in –a (anche più corretta grammaticalmente) invece che in –essa (peggiorativa) o inalterata al maschile
es: sì: sindaca, avvocata, ministra, magistrata, recensora, assessora, architetta, tecnica, ingegnera, critica, medica, chirurga, filosofa, cancelliera, ferroviera, segretaria (nel senso di segretaria di partito), pretora, deputata
no: sindachessa, avvocatessa, ministro, donna ministro, ministro donna
sì: professoressa, dottoressa che ormai sono entrate nell’uso e non hanno più senso peggiorativo

• desinenza in –ice accettabile perché non ha solitamente senso peggiorativo
es: sì: direttrice, scrittrice, ricercatrice, operatrice, rettrice, programmatrice, autrici varie
no: direttore, direttore donna, ricercatore, autori vari
sì/no: direttora e le altre forme in –a che in questo caso risultano un po’ forzate e inutili

• desinenza invariata (parole epicene= femminile e maschile uguali) evidenziare l’articolo femminile
es: sì: la vigile, la presidente, la giudice, la poeta, la soprano, la studente, le studenti, la manager, la leader, la capoufficio, la caposezione, la capoclasse, la sacerdote (sacerdotessa se ci si riferisce all’antichità)
no: la vigilessa, il vigile, il giudice, il soprano
sì/no: la poetessa, la studentessa (si possono usare perché poetessa non sempre ha mantenuto l’originario significato negativo e studentessa è entrato nell’uso comune)

• attenzione ai plurali che limitano
es: “la più grande scrittrice” non fa capire che è “la più grande tra le scrittrici e gli scrittori” e non solo tra le scrittrici

● concordanza al plurale
usare la doppia desinenza tutte/i
oppure usare l'asterisco tutt*
oppure concordare con la maggioranza femminile se sono più donne
oppure concordare con l’ultimo termine dell’elenco

martedì 2 giugno 2009

Segnaletica stradale italiana a Pisa







GUARDIAMOCI INTORNO..

soluzione: andiamo alle Poste

eh no, certamente non è stato previsto che una donzella abbia bisogno della carta!!

La lingua è neutrale rispetto ai sessi?

Pubblichiamo parte di un interessante articolo suggerito da un'amica, per leggerlo in modo completo clicca sul link

La lingua è neutrale rispetto ai sessi?
Alcuni elementi per il concetto di comunicazione sessuata

di Adriana Perrotta Rabissi

Tratto da: Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e uomini: Intreccio tra teoria e pratica. A cura di di Eleonora Chiti. Torino: Rosenberg e Sellier, 1998. [adattato dall'autrice per un'intervento all'Istituto Pedagogico Svizzero, Lugano, novembre 2001]

Molte donne e la maggioranza degli uomini, richiamandosi alla natura convenzionale della lingua, danno per scontato il consenso al codice da parte della comunità delle/dei parlanti, sottovalutandone la portata simbolica e la conseguente necessità della sua sessuazione.

A me interessa sottolineare il fatto che un certo modo di parlare, appreso fin dalla prima infanzia, e, in quanto tale, percepito comunemente come un fatto naturale, e non storicamente determinato, diventa per automatismo un certo modo di pensare che nel nostro caso comporta una svalorizzazione del femminile, inteso come complesso di qualità, caratteristiche psicofisiche, disposizioni, atteggiamenti, comportamenti, aspettative e sentimenti ai quali dovrebbero conformarsi le donne reali secondo i canoni della nostra attuale educazione di genere. Infatti la funzione modellizzante della realtà propria della lingua umana fa sì che le rappresentazioni sociali in essa sedimentate si traducano, a livello del senso comune, in forme obiettive di conoscenza

E' stato opportunamente osservato che il rifiuto di molte e molti ad affrontare questi temi, bollati come irrilevanti, è dovuto piuttosto alla difficoltà di accettare il fatto che non solo noi parliamo una lingua, ma che contemporaneamente siamo parlati da questa e dai pregiudizi inscritti in lei .

Lingua e ordine simbolico La lingua non solo rispecchia l'ordine culturale e sociale in cui viviamo, ma dà forma alla realtà determinando il modo di pensare delle/dei parlanti, perché sono depositate in lei le categorie di percezione e classificazione del nostro mondo interno ed esterno e della nostra relazione con esso.

leggi tutto

sabato 9 maggio 2009

LA LINGUA DELL'ALTRO (e l'altra...)

Riceviamo e pubblichiamo volentieri:

PER UNA LIBERTÀ DI PAROLA OLTRE L'INCULTURA DELLA POLITICA CORRENTE

Sabato 16 maggio 2009
Università di Verona
Palazzo di Lingue, aula 2.6
Via San Francesco
Mattino ore 10 - 13 pomeriggio 15 -18

Il mondo è cambiato: le donne sono uscite dal loro silenzio secolare e partecipano alla vita della lingua a tutti i livelli, non solo nella educazione dei figli, come hanno fatto da sempre, ma anche nella professione, nel lavoro del pensiero e soprattutto nella letteratura. Noi crediamo che da questo coinvolgimento femminile nelle pratiche linguistiche si delinei un terreno nuovo di rapporto con la lingua, che racchiude la promessa di risposte inedite nel difficile passaggio storico che stiamo attraversando.
Mentre nella società, tra donne e uomini, anche di diverse generazioni e culture, si intensificano gli scambi vivi, non segnati dalla logica patriarcale della riduzione a uno, il discorso pubblico corrente, veicolato soprattutto dai giornali e dalla televisione, appare spesso dominato da una logica binaria e oppositiva. Alla realtà che cambia viene offerto uno specchio deformante che la restituisce alterata, si formano così schieramenti statici, fra loro contrapposti, che non danno parola al mutamento e tanto meno lo orientano.
In questo modo viene semplificata brutalmente la complessità delle trasformazioni in atto nella società, provocando in noi, di volta in volta, un senso di irrealtà o di fastidio o di rassegnazione e impotenza. E rendendoci difficile il dare credito a ciò che ascoltiamo, ma anche, in una sorta di processo di straniamento, a ciò che noi stessi diciamo.
Di fronte allo scollamento sempre più evidente tra il flusso continuo di parole che invade lo spazio pubblico e la concreta, quotidiana esperienza delle nostre vite, proponiamo di tornare a riflettere sul linguaggio oggi. Non una riflessione specialistica, bensì una riflessione spontanea e politica, a cui chiamiamo sia chi di lingua si occupa per mestiere, sia comuni parlanti, donne e uomini, che alla lingua si appassionano perché ne sanno la forza trasformatrice. Nell'ipotesi che proprio da questo intreccio possano scaturire parole oneste e necessarie e un punto di vista più ampio sulla comunicazione, di cui la lingua è solo una parte. Ci sono anche le immagini, i modi, le pratiche, le pragmatiche.
Si aprono domande importanti:
Come tornare a vedere nella lingua un luogo di senso e di libertà in cui ciascuno e ciascuna possano esprimersi senza tradire la sostanza del proprio vissuto?
Che posto facciamo all'altro e a ciò che non abbiamo messo in conto?
A quali condizioni e con quali ostacoli si può agire una libertà di parola che vada oltre l'incultura politica corrente?
Come salvaguardare nei nostri discorsi (in una società sempre più ricca di storie, lingue e culture diverse) la presenza dell'alterità con i suoi aspetti vitali e perturbanti allo stesso tempo?
A queste e ad altre domande vorremmo provare a rispondere insieme, partendo dalle nostre personali esperienze e dal nostro sapere, con la consapevolezza che i mutamenti più profondi di una civiltà sono quelli messi in atto dalla gente comune, tramite quell'intreccio multiforme di relazioni che costituisce lo spazio pubblico. Quello vero.

Gruppo di riflessione La lingua dell'altro
Redazione di Per amore del mondo, rivista on line di Diotima

floreana

venerdì 1 maggio 2009

Lo sviluppo delle bambine e dei bambini


A testimonianza dell'interesse che in altri Paesi si rivolge al tema della rappresentatività di genere nei linguaggi, riproduciamo alcune foto tratte da M. Sheridan "Dalla nascita ai cinque anni. Le tappe fondamentali dello sviluppo" (2009).

Notiamo che:
1. nelle figure, ci sono bambine e bambini

2. spesso, fanno azioni simili; non ci sono connotazioni di genere delle azioni

3. la rappresentatività va (coerentemente) oltre questo primo aspetto:

a. sono raffigurati sia madri che padri;


b. sono raffigurate etnie varie





postato da j.

Una tesi di laurea sulle formulazioni 'neutre'

Riceviamo e pubblichiamo volentieri.

La mia tesi, intitolata “Pregiudizi e stereotipi sessisti e razziali. Una verifica sperimentale attraverso la lettura di articoli di cronaca”, si propone di analizzare gli stereotipi, razziali e sessisti, e di verificarne la presenza in un gruppo di soggetti, tramite un’indagine sperimentale.

Dopo un’introduzione teorica, ho cercato di creare una metodologia che permettesse di valutare l’eventuale presenza di stereotipi nel corso della lettura di articoli di cronaca e il ruolo del linguaggio nel veicolarli.

Metodologia
Lo studio è stato condotto grazie alla collaborazione di 40 persone, di cui 20 donne e 20 uomini, in possesso di diploma di scuola superiore, di un’età media di trentatre anni per gli uomini e trentanove per le donne, di nazionalità italiana ed esercitanti tutti la stessa professione (impiegati nella pubblica amministrazione). Queste persone sono state scelte con l’obiettivo di avere un campione omogeneo per estrazione sociale e culturale. La ricerca si è svolta nel mese di gennaio 2009 a Milano.

In questa sede, descriverò soltanto la parte del mio lavoro relativa allo studio dei pregiudizi sessisti.

Ho scelto un articolo recente (fonte: Corriere della Sera. 19 dicembre 2008 http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/19.shtml), in cui si descrive una nuova tecnica neurochirurgica sperimentata da due medici, una donna e un uomo. Il mio scopo era di indagare gli stereotipi professionali di genere, cioè valutare l’eventuale presenza di pregiudizi legati al sesso dei protagonisti in rapporto alla professione in esame e al tipo di scelte linguistiche adottate nell’articolo.

I due medici protagonisti, infatti, sono una donna e un uomo, ma, nell’articolo originale, l’unico indizio che permetta l’identificazione del sesso dei due protagonisti è il nome personale, citato tra l’altro una sola volta, di passaggio, in una tipologia di testo che di solito viene letta molto cursoriamente; in tutto il resto dell’articolo viene utilizzato il maschile plurale generico, come illustro di seguito:

1. unica citazione dei nomi per esteso, da cui si può inferire il sesso dei protagonisti: “l’equipe medica guidata dai neurochirurghi Sergio Canavero e Barbara Massa Micon…”;

2. tipologia delle altre strategie referenziali: “l’annuncio dato ieri mattina da Canavero e Massa Micon…”; “i chirurghi”, “i due neurochirurghi Canavero e Massa Micon”, “i neurochirurghi torinesi”

Per quanto l’uso del maschile generico sia previsto e legittimato dalla grammatica, la letteratura di genere lo critica perché non rende identificabile il genere e ‘nasconde’ le donne dietro un uso del linguaggio che è retaggio di una cultura maschilista.

Il testo dell’articolo è stato, dunque, modificato eliminando la citazione per esteso dei nomi, ma lasciando invariato tutto il resto, per valutare se il maschile plurale generico potesse far ipotizzare, alle lettrici e ai lettori da me coinvolti nel progetto, la presenza di una protagonista femminile. Ipotizziamo, per non averla ancora sperimentalmente verificata, che la strategia comune prevede, in qualche modo, l’esplicita citazione della donna eventualmente presente in un gruppo cui ci si riferisce attraverso il maschile plurale generico. E’ anche vero, tuttavia, che si trovano anche diciture maschili, in alcune tipologie di testi, che non prevedono ulteriori specificazioni (dal medico, i bambini, gli studenti).

Abbiamo suddiviso i partecipanti in due gruppi di 20 persone ognuno (di cui 10 donne e 10 uomini). Ai due gruppi sono stati richiesti due compiti diversi, da eseguire dopo la lettura dell’articolo:

  1. un gruppo doveva completare una scheda anagrafica sui protagonisti degli eventi, inventando i dati mancanti, ma in modo compatibile con quanto esplicitamente emerso dagli articoli (I dati da inserire erano: età; nazionalità; sesso; professione).

  2. l’altro gruppo, doveva associare, ad ogni personaggio descritto nell’articolo, un volto tra quelli proposti attraverso una serie di fotografie, di donne e uomini, compatibili con i profili dei protagonisti (ho mostrato cinque fotografie di medici di sesso femminile e cinque di medici di sesso maschile, tutti ritratti con il camice bianco). In questo caso, mostrando le fotografie, ai soggetti veniva dato indirettamente un “suggerimento” sul sesso dei medici dell’articolo e quindi un dato particolarmente sensibile ai fini della ricerca. Lo scopo di questo secondo esperimento era vedere se, stimolati dalle informazioni in più fornite indirettamente attraverso le fotografie, i soggetti facevano scelte diverse rispetto ai soggetti del primo esperimento.

Finalità dello studio
Mi sono chiesto:

  1. l’uso del maschile generico è davvero tale? Cioè impedisce o meno l’ipotesi, da parte delle lettrici e dei lettori, che dietro la forma maschile siano presenti protagoniste femminili?

  2. Le lettrici o i lettori si comportano diversamente di fronte all’interpretazione del maschile generico?

  3. La presenza di immagini di probabili protagoniste e protagonisti influenza, e in che direzione, le scelte delle persone intervistate?

  4. Le statistiche sono alla base dell’interpretazione data dalla maggioranza delle persone intervistate?

Esiti dello studio
Le risposte date sono riassunte di seguito:

  1. senza vedere le foto, il 95% delle donne e il 95% degli uomini ha risposto che entrambi i medici erano uomini; soltanto, dunque, una minima percentuale, pari al 5%, sia tra le donne che tra gli uomini, ha detto che uno dei due medici poteva essere una donna;

  2. la percentuale è cambiata mostrando le foto: in questo caso, il 40% delle donne e il 20% degli uomini ha risposto che tra i dei due medici poteva esserci una donna;

  3. la differenza tra partecipanti donne e partecipanti uomini del fornire le risposte, è emersa dunque solo nel secondo esperimento.

Proposte di analisi dei dati emersi
Nell’articolo originale non ci sono indicazioni sull’età dei due neurochirurghi (Sergio Canavero ha 44 anni, Barbara Massa Micon 39, fonte:
www.edizioniclandestine.com/autori/canavero.htm), tuttavia, da altre indicazioni del testo, i venti soggetti che hanno completato la scheda anagrafica, hanno attribuito ai medici un’età media di 44 anni (43 anni la media delle risposte dei dieci soggetti maschili, 45 anni la media delle risposte dei dieci soggetti femminili).

Le statistiche dicono che ad essersi iscritte nel 2008 al primo anno delle facoltà di medicina italiane sono 4317 donne su un totale di 7673 studenti: 56 su 100, la maggioranza. Se si considerano le persone in attività in ambito chirurgico, divise per fasce di età, si nota che:

    • tra i 25 e i 29 anni la percentuale delle donne è del 63,4%

    • tra i 30 e i 34 anni del 59,6%

    • tra i 35 e i 39 del 51,9%.

Il calcolo dettagliato fa parte di una relazione di Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, la federazione che riunisce tutti gli Ordini dei medici d’Italia (fonte: www.medicinaepersona.org/articolo/300608.pdf).

Le riflessioni che ho tratto dagli esiti delle interviste, riguardo all’uso del maschile generico nel caso della professionalità e del testo esaminati, sono i seguenti:

  1. di fronte all’uso del maschile generico, nel primo tipo di compito, solo il 5% degli uomini e 5% delle donne ipotizza la presenza di una donna;

  2. con l’ausilio delle foto, soprattutto tra le donne è aumentata la percentuale delle persone che ipotizzavano fosse coinvolta una donna (40%);

  3. per quanto riguarda l’immaginario collettivo, sembra esserci un condizionamento non motivato dalle statistiche, almeno per quanto riguarda la fascia d’età coinvolta nell’articolo utilizzato per l’esperimento.

Conclusioni
La conclusione che si può trarre è dunque che, come consigliava già la linguista Alma Sabatini, e con lei le altre studiose e gli altri studiosi, l’uso del maschile generico è sconsigliato.

Il mio contributo credo dimostri che questa attenzione all’uso del linguaggio non sia motivata solo da ragioni ideologiche di una (legittima) richiesta di parità linguistica, ma anche dal fatto che, alla prova dei fatti, il maschile non viene elaborato dai lettori come ‘generico’ cioè inclusivo anche delle donne, ma, almeno nel caso da noi esaminato, come un maschile tout court.

Studi ulteriori
Altre prove sperimentali, come quelle che riassumo di seguito, potrebbero ulteriormente approfondire questo risultato, permettendoci conclusioni e generalizzazioni più forti:

  1. confrontare le risposte qui discusse con quelle fornite dalle lettrici e dai lettori dell’articolo originale (in cui la specificazione di genere compare, ma una sola volta e attraverso la citazione del nome proprio);

  2. studiare gli effetti, nei lettori e nelle lettrici, dell’uso del maschile generico, singolare e plurale, nei testi in cui questo è normalmente in uso senza mai essere sottospecificato (‘gli studenti, ‘dal ginecologo’, ‘il tuo bambino’, ‘io bimbo’, etc.);

  3. studiare gli effetti di strategie alternative più esplicite e informative in relazione anche alle diverse tipologie di lettura dei diversi tipi di testo (ad es. “l’equipe medica guidata dai due neurochirurghi, un uomo e una donna, Sergio Canavero e Barbara Massa Micon…”).

Spero che la lettura di questo breve resoconto della mia tesi sia di vostro interesse e che possiamo stabilire un confronto per approfondire il discorso sulle verifiche sperimentali del ‘sessismo linguistico’ e sulle proposte di ‘cambiamento’ dell’uso linguistico, ove necessario e nella direzione più funzionale.

Chi fosse interessata/o ad altre informazioni o avesse suggerimenti e discussioni, mi trova all’indirizzo mail :

pierzh@email.it

Pierpaolo

martedì 28 aprile 2009

Alcuni riferimenti bibliografici

Segnaliamo alcuni riferimenti bibliografici che ci proponiamo di aggiornare anche con il vostro aiuto: se conoscete altri riferimenti saremo felici di pubblicarli.
Gli studi più numerosi sono stranieri, a riflettere l'interesse che questo aspetto del linguaggio e del sociale riceve in molti Paesi.

I testi seguono in questo ordine: prima i testi sull'italiano (a partire dai più recenti), poi alcuni in altre lingue.

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Robustelli C. (2007), Il genere femminile nell'italiano di oggi: norme e uso (conferenza presso la Direzione Generale per la Traduzione della Commissione Europea).

Robustelli C. (2007), Il genere femminile nell'italiano di oggi: norme e uso (vedi 1.1):
http://reterei.eu/gruppi/guida.htm#cap2

Lepschy A. et al. (2001), "Lingua italiana e femminile", Quaderns d’Italià: 9-21.

Orletti, Franca (2001), "Il genere: una categoria sociolinguistica controversa", in Orletti, Franca, Identità di genere nella lingua, nella cultura, nella società, Roma, Armando Editore: 7-19.

Robustelli C.(2000), ‘Lingua e identità di genere’, SILTA, XXIX, 507-527 (anche in Saperi e libertà (2000), a cura di E. Serravalle, Progetto Polite, Associazione Italiana Editori, Milano: 53-68).

Adriana Perrotta Rabissi (1998): Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e uomini: Intreccio tra teoria e pratica. A cura di di Eleonora Chiti. Torino: Rosenberg e Sellier

Marcato G. (1995), Donna e linguaggio. Un rapporto difficile? Introduzione, in Marcato Giovanna (ed.) Donna e Linguaggio, Convegno Internazionale di studi Sappada-Plodu, Cleup Padova 1995: 21- 49.

Von Bonkewitz T. (1995), "Lingua genere e sesso: sessismo nella grammaticografia e in libri scolastici della lingua italiana",
in Marcato Giovanna (ed.) Donna e Linguaggio, Convegno Internazionale di studi Sappada-Plodu, Cleup Padova 1995: 99-110.

Lepschy G. (1989) "Lingua e sessismo", in Nuovi saggi di linguistica italiana, Il Mulino, Bologna: 61-84.

Lepschy, G. (1987). "Sexism and the Italian language" In: The Italianist 7, pp. 158-169. "Lingua e sessismo" (1988) - versione italiana ampliata - In: L'Italia dialettale LI, pp. 7-37.

Piussi, Anna Maria (1987)
“Linguaggio e differenza femminile”, pp. 117-128, in Il filo di Arianna, Roma, Utopia.

Sabatini A. (1987), Il sessismo nella lingua italiana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma .

Violi, P. (
1986) L’infinito singolare. Considerazioni sulla differenza sessuale nel linguaggio. Verona, Essedue.

Attili, G.; Benigni, L. (1979). "Interazione sociale, ruolo sessuale e comportamento verbale: lo stile retorico naturale del linguaggio femminile nell'interazione faccia a faccia". In: atti del X congresso internazionale di studi SLI. Roma: Bulzoni.

Scafoglio, Domenico; Cianflone, Geppina (1977). "Le parole e il potere. L'ideologia del vocabolario italiano". Messina, Firenze: D'Anna.

Sbisà, M. (1976). "Speech acts e femminilità. Note sul linguaggio dei settimanali femminili". In: Problemi 47, pp. 260-283.

Irigaray L., Parlare non è mai neutro, Editori Riuniti, Roma, 1991 (titolo originale: Parler n’est jamais neutre, Les Editions de minuit, Paris, 1985).

Baranski Z.G.- Vinall S.W. (1987), "Sexism and italian language", in The Italianist, 7: 158-169.

Tamburello, M. (1980). "Sexism in the Italian language". Osnabrücker Beiträge zur Sprachtheorie15,pp.154-166.

_______________________________________________________________________________
manuale:
Holmes & Meyerhoff (2003), The Handbook of Language and Gender, Wiley.


Giora, Rachel (2001) "Theorizing gender. Feminist awareness and language change", in AAVV, Gender in interaction. Perspectives on femininity and masculinity in ethnography and discourse, Amsterdam – Philadelphia: 329-347.

Irigaray, Luce (Ed) (1990). "Sexes et genrs à travers les langues". Paris: Grasset

Lakoff, Robin (1975) Language and Women’s Place, New York Hagerstown, San Francisco – London, Harper & Row.

McConnell Ginet S., "Language and gender" in F.J. Newmeyer, Linguistic: The Cambridge Survey, IV. Language: The Socio-cultural context, Cambridge University Press, (1988): 75-99.

Tannen, Deborah (1990) ”Gender differences in conversational coherence”, Discourse Processes 13: 73-90.

Tannen D. (1987), That’s Not What I Meant!, Ballantines, New York. (tr.it "Ma perchè non mi capisci?" 1998)

West, Candace Zimmermann, Don (1975) "Sex roles, interruptions and silences in conversation", pp. 105-123 in Thorne, B. e Henley (a cura di), Language and Sex: difference and dominance, Rowley, Massachusetts, Newbury House.

giovedì 23 aprile 2009

Strategie testuali non sessiste

Le nostre segnalazioni e la letteratura che conosciamo ci sembra elaborata sul piano delle strategie referenziali, cioè 'definitorie': si suggerisce da più parti, infatti, di usare nomi femminili dei mestieri, quando possibile; di non usare il maschile singolare o plurale 'generico' e così via.

Quando però proviamo a scrivere testi interi seguendo questi principi, le difficoltà aumentano e la letteratura, a nostra conoscenza, non ci dà delle soluzioni.

Avete provato a scrivere un intero testo non-sessista? come avete fatto? Segnalateci le vostre esperienze e eventuali materiali a riguardo!





postato da jc

domenica 19 aprile 2009

Dizionario etimologico della lingua italiana.

Accogliendo le indicazioni di una lettrice, riproduciamo la copertina del Dizionario etimologico della lingua italiana di Barbara Colonna.

Come sottolinea la lettrice, alle radici della nostra lingua vengono rappresentati dei 'padri'.

Ci possiamo chiedere, come sarebbe una lingua che avesse avuto delle 'madri'? o, meglio, 'madri E padri'?

In quanti aspetti del linguaggio, secondo voi, si riflette l'eredità di un'origine patriarcale e gerarchica della nostra società?








postato da jc

venerdì 17 aprile 2009

Indicazioni e note bibliografiche

Un approfondimento, segnalatoci da un lettore


Il sessimo nella lingua

di Clara MAVELLIA

I. Introduzione[1]

Nel 1970 Mary Key tiene all`Università di Irvine in California un seminario su "Lingua e sesso", molto probabilmente il primo su questo tema. Nel 1975 viene pubblicato il suo libro "Male/Female Language"[2]. Nello stesso anno esce l`importante opera di Robin Lakoff "Language and Woman`s Place"[3], la cui prima parte era già stata pubblicata nel 1973 dalla rivista Language in Society.

Quindi, nel corso degli anni settanta, negli Stati Uniti vengono elaborate e diffuse diverse indicazioni per un uso non sessista della lingua, adottate poi da molte case editrici, associazioni professionali e da autrici/autori di libri di testo per le scuole[4].

Le ricerche sul rapporto donna/linguaggio si sono estese in seguito in molti altri paesi (in Germania nel 1980 esce "Richtlinien zur Vermeidung von sexistischem Sprachgebrauch" di Guentherodt et al.; in Italia nel 1987 "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana" di Alma Sabatini) e trattano due aspetti pricipali:

1. La lingua parlata e scritta dalle donne (differenze fonologiche, lessicali, sintattiche, ecc.) e quella, verbale e non, delle interazioni (garbo, scelta del tema, interruzioni e così via).

2. La donna nella lingua, ossia il sessismo insito nel sistema linguistico ideato e usato dalla cultura patriarcale, da cui la donna è stata esclusa dalle origini fino a poco tempo fa (maschile generico, dissimmetrie morfologiche e semantiche; lemmi, locuzioni e figure spregiative, ecc.).

Si tratterà qui il secondo aspetto e si vedrà come la lingua, che pure è l'unica a disposizione di donne e uomini, sia sessuata in tutte le sue forme e contribuisca alla percezione della donna come inferiore all'uomo.

Per dimostrare quanto la tradizione dell'inferiorità femminile permei il nostro modo di pensare, si daranno anche alcuni esempi di discriminazione e spregio inconsapevole della donna tratti da opere di esperte ed esperti della lingua, ossia di linguiste e linguisti.

Come già accade nei paesi di lingua anglosassone, ci si augura che i contributi alla discussione anche nelle altre lingue superino il livello della confrontazione e della ridicolizzazione, rendendo possibile una collaborazione proficua dei generi biologici in questo ambito di ricerca[5].



la lettura prosegue al link:
http://www.australiadonna.on.net/italian/2009%20March/Mavellia.htm

giovedì 16 aprile 2009

Il curriculum di un 'ministro'


Nei testi, troviamo incertezze nell'uso di termini per riferirsi alle donne.

Se l'uso di un termine non è sempre facile da modificare, scelte diverse nella costruzione delle frasi o una maggiore coerenza potrebbero aiutare a evitare strani effetti stilistici o, talvolta, veri e propri enigmi referenziali.

Riportiamo alcuni esempi. Se ne trovate altri, inviateceli e verranno pubblicati.




http://www.flcgil.it
19-11-2008

Al CUN interviene la Ministra Gelmini, che conferma i tagli al sistema universitario
La sintesi dei lavori del CUN del 18 e 19 novembre 2008

Il 18 novembre ’08 ai lavori del Consiglio Universitario Nazionale è intervenuta la Ministra Gelmini.
Nella sua introduzione ha illustrato a grandi linee il contenuto del decreto legge 180/08.
In particolare ha messo in evidenza l’attenuazione del blocco del turn-over, l’applicazione dei criteri CIVR per l’assegnazione dei 500 milioni di euro, le borse di studio per gli studenti.

Ha poi parlato delle Linee Guida come di un documento programmatico che prelude all’intervento legislativo in materia di reclutamento, valutazione, dottorato, governance, abolizione del valore legale del titolo di studio ecc.

Secondo la Ministra occorrerà procedere in maniera serrata, pur nella disponibilità al confronto.

Nel dibattito che è seguito all’introduzione della Ministra, sono intervenuti i coordinatori delle commissioni permanenti del CUN che hanno puntualmente evidenziato i punti critici del decreto legge 180 e l’insostenibilità di una politica di tagli per il sistema universitario.

Sono poi intervenuti altri consiglieri, tra cui Renato Comanducci.

Nel suo breve intervento ha sottolineato la positività della dichiarazione di voler aprire un confronto sulle Linee Guida, apertura peraltro non spontanea ma dovuta alle grandi mobilitazioni ed iniziativa degli studenti e di tutto il personale universitario. Ha sottolineato come si tratterebbe di un’inversione di tendenza rispetto alla totale assenza di interlocuzione che c’è stato nell’emanazione della Legge 133 e dello stesso decreto 180.

Fondazioni universitarie e abolizione del valore legale del titolo di studio sono due punti assolutamente non condivisibile presenti nelle proposte del Ministro (??).




2008-05-07 20:36
www.ansa.it


MARIASTELLA GELMINI: MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Mariastella Gelmini, 34 anni, avvocato di Desenzano sul Garda (Brescia), single, è coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. Eletta alla Camera la prima volta nel 2006, ha fatto tutta la gavetta politica cominciando dal consiglio comunale del suo paese, per passare poi al consiglio provinciale di Brescia (due volte assessore), e al consiglio regionale. Considerata fedelissima di Berlusconi fin dalla prima ora, è subentrata nel maggio 2005 a Paolo Romani alla guida del suo partito in Lombardia. "Sono sorpresa, non avrei mai pensato che Berlusconi mi affidasse un compito così importante" disse il giorno della nomina, aggiungendo che "se non fosse stato per Berlusconi, non sarei mai scesa in politica". Con la politica Mariastella Gelmini ha cominciato nel 1994 a vent'anni, andando a fare la volontaria al coordinamento regionale di FI a Milano, fino a diventarne undici anni dopo il massimo responsabile. Molto vicina al mondo cattolico, vanta ottimi rapporti anche con le componenti laiche di Forza Italia.

venerdì 10 aprile 2009

Il genere tra le righe

Il genere tra le righe:
gli stereotipi nei testi e nei media

quaderno a cura di Laura Moschini

sul link allegato trovi il testo completo
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article3003

domenica 5 aprile 2009

L'evoluzione dell'uomo (e della donna?)

Anche il linguaggio scientifico assume il maschile come 'neutro', anche se difficilmente possono essere interpretate come 'neutre' le immagini: prendiamo qui come esempio il termine seguente:



l'evoluzione dell'uomo








Il livello figurativo non fa che esplicitare ciò che vale anche per i termini: il maschile non è un genere neutro.

Portale: Qui mamme



Segnaliamo un portale che si presenta, per scelta, come 'sessista': cioè destinato solo alle (future) mamme, a fianco di altri portali che coinvolgono anche i padri.


Questa è una scelta di prospettiva che non riguarda i nostri scopi.

Quello che notiamo è che ogni riferimento alla prole e alla medicina è al maschile, anche se, spesso, le foto cercano di compensare questo sbilanciamento:



il sonno dei piccoli
voglio un bambino
bimbi in fiera
il mondo dei bambini

il medico
il ginecologo

mercoledì 1 aprile 2009

Europarlamento contro uso sessista delle lingue

L'Europarlamento e la neutralità di genere. Distribuito vademecum contro uso sessista delle lingue

Scritto da FF
domenica 22 marzo 2009
(Bruxelles) Un vademecum per evitare uso sessista delle lingue. Lo ha predisposto l’Europarlamento, allo scopo di evitare l’uso sessista delle lingue. Appellativi come "Miss" e "Mrs" (Signorina e Signora), Madame e Mademoiselle, Frau e Fraulein, Senora e Senorita, Signora e Signorina, considerati 'politicamente scorretti' perché sono riferiti allo stato civile, e ormai anche all'età, e usati solo per le donne, verrebbero sconsigliati, costringendo gli europarlamentari a rivolgersi alle proprie colleghe usando solo il loro nome completo.

leggi tutto l'articolo

Manifesti politici: la sinistra per tutti/e (!)

Pubblichiamo una delle foto/cartoline proposte da Sinistra e Libertà. Tutte le formulazioni, apparse in anteprima su facebook, si presentano al maschile...creando casi come quello qui riprodotto.


Segnaliamo però che tra le/gli utenti che hanno commentato le foto, qualcuno/a (un ragazzo) ha prontamente segnalato la 'svista', proponendo di eliminare la discriminazione linguistica, in favore di una formula più generale, come 'libertà di amare.'







segnalazione CESVOT

Ancora una piccola vittoria: siamo felici di pubblicare la risposta dell'associazione cesvot!

Vi ringraziamo per la segnalazione e per l'invito che ci rivolgete. Sulla questione da voi sollevata il Settore Comunicazione di Cesvot ha già avviato una riflessione ma, come potete ben immaginare, non è cosa facile mutare certe forme linguistiche senza trasformare i contesti culturali che le hanno prodotte. Comunque la vostra segnalazione ci sprona ad impegnarci per un uso sempre più corretto e non sessista della lingua nei materiali informativi e promozionali di Cesvot.
Cristiana Guccinelli
Responsabile Settore Comunicazione Cesvot


Abbiamo scritto all'associazione cesvot, sperando che tenga presente la nostra "protesta".

Il linguaggio, e il modo in cui lo usiamo, è il principale mezzo di espressione del pregiudizio e della discriminazione. Non soltanto riflette e tiene in vita ogni pratica e valore discriminatorio della nostra società, ma perpetua idee erronee e stereotipi.

Con la presente segnaliamo che troviamo che i vostri depliant informativi abbiano spesso un risvolto sessista e discriminatorio in quanto nominano sempre e solo il singolare e plurale maschile, oscurando la presenza e l'impegno di centinaia di volontarie.

Sappiamo che una riflessione in questi termini è solo all'inizio, ma fiduciose nella sensibilità e correttezza di chi ci legge, chiediamo che i documenti vengano modificati tenendo sempre presente la presenza (probabilmente maggioritaria) delle donne (corsi per volontari e volontarie).

Segnaliamo che questa e-mail è stata citata sul nostro blog http://ilsessismoneilinguaggi.blogspot.com/ e speriamo di poter presto inserirlo nella sezione: "i buoni esempi".
il sessismo nei linguaggi.
gruppo di studio della Casa della Donna di Pisa

venerdì 27 marzo 2009

Tu che lavoro fai? (Circolo Legambiente Pisa)

Copiamo il modulo on-line per la sottoscrizione al Circolo Legambiente di Pisa: tra le professioni, non sono contemplate le donne!


E tu, che lavoro fai?

Circolo Legambiente Pisa


Nome *:


Cognome *:


Professione *:









Agricoltore

Artigiano

Avvocato

Commerciante

Dirigente

Disoccupato

Giornalista

Impiegato

Imprenditore

Ingegnere o architetto

Insegnante

Lavoratore casalingo (!)

Libero professionista

Magistrato

Operaio

Operatore sanitario

Pensionato

Ricercatore

Studente

Altro



consulta l'originale:

http://www.legambientepisa.it/util/input_utente/petizioni/main.php?id=0

lunedì 9 marzo 2009

un programma di traduzione dalla lingua sessista

In Spagna l'"Instituto de la Mujer de España" ha creato un programma da scaricare gratuitamente che aiuta ad utilizzare termini non sessisti "traducendo" le espressioni sessiste o che ignorano la presenza delle donne.
Alleghiamo di seguito la segnalazione... ci sembra interessantissimo, potremmo inventare qualcosa di simile??

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Programa de computación para evitar el lenguaje sexista
- De acceso gratuito

El Instituto de la Mujer de España ofrece acceso gratuito en su sitio web al programa "Nombra en Red". Este programa se instala en la computadora como cualquier diccionario electrónico y permite consultar cualquier duda para evitar el lenguaje sexista. "Nombra en Red" es una obra realizada a partir de distintos textos en los que se han buscado las expresiones sexistas o que ignoran la presencia femenina.

El programa ofrece alternativas:

1) Sustituir el masculino por un sustantivo genérico (personal, equipo, colectivo, público, gente).

2) Uso de sustantivos abstractos (profesorado, alumnado, clientela).

3) Cambios en la redacción o uso de perífrasis para evitar reducir al masculino una referencia.

Descargas en: www.mtas.es/mujer/descarga/NombraEnRedSetup.exe

linguaggio e genere

Pubblichiamo un interessante articolo tratto dalla rivista interattiva "manidistrega".
http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=109

Articolo tratto 05/07/2004
-
COSTUMI E SOCIETA
LINGUAGGIO E GENERE: un incontro con Cecilia Robustelli

di Antonella De Vito

Vi confesso che ho sempre avuto una specie di blocco nell’usare il linguaggio adeguandolo al suo giusto genere. Insomma, quando parlo di una donna devo dire ministra? Assessora? Beh, anche il computer è in parte maschilista, mi ha passato ministra, ma mi ha sottolineato in rosso assessora.
Illuminante, ed anche incoraggiante è stato assistere all’incontro con la professoressa Cecilia Robustelli, docente associata all’università di Modena e Reggio Emilia, organizzato dalle Pari Opportunità del Comune di Pisa.
Sono arrivata all’incontro un po’ titubante, sapevo che Cecilia è un’importante linguista e ne ero un po’ intimorita; fra le altre cose l’argomento non era proprio fra i più facili ed anche lo stesso titolo ‘Linguaggio e genere’ poteva spaventare.
Fortunatamente le mie preoccupazioni erano errate, la grande disponibilità di Cecilia Robustelli e le sue capacità espositive hanno saputo tradurre in termini comprensibili argomenti non proprio alla portata di tutti.
Avrei voglia di saltare subito alle conclusioni o meglio ai consigli che Cecilia ci ha lasciato, perché sono quelli che mi hanno entusiasmata, ma mi sembra giusto soffermarmi un po’ a riflettere su cosa sia la lingua e su come viene usata.
Cecilia ci ha spiegato che per linguaggio si intende la lingua nella sua dimensione pratica, opposta alla sua funzione di sistema con le sue regole grammaticali. Mentre quando parliamo di genere le cose si complicano un po’ perché dobbiamo distinguere fra tre generi: il genere grammaticale che è un mezzo di classificazione dei nomi che non tutte le lingue hanno, quella italiana ha il genere maschile e femminile, si tratta naturalmente di una convenzione e non ha nessuna relazione con l’estero. C’è poi il genere sessuale, rivolto alle cose animate, l’italiano tende ad associare al maschile connotati del maschile sessuale e al femminile connotati del femminile sessuale, anche se naturalmente l’abbinamento non è sempre perfetto ed esistono delle eccezioni. Infine, abbiamo il genere socioculturale che rappresenta l’insieme di fattori e di caratteristiche che si accompagnano all’idea del maschile e del femminile.
Il linguaggio non sta seguendo i tempi moderni, che vedono un’ascesa delle donne nella vita sociale e politica, la nostra lingua mantiene un atteggiamento sessista, sembra essere fatta solo per i maschi. Cecilia ci fa alcuni esempi, inducendo la nostra attenzione a soffermarsi su frasi che usiamo tutti i giorno, spesso inconsapevolmente: ad esempio, il plurale spesso oscura il genere femminile, se dico “siamo tutti qui”, parlo al maschile di un gruppo anche se è composto dai entrambe i sessi. Oppure ci sono dei vuoti semantici molto indicativi, sapete, infatti, trovarmi il maschile di prostituta, concubina o puttana?
Insomma, l’argomento non è di quello destinato a rimanere nella pura teoria o nelle biblioteche dei pochi intellettuali, dietro l’uso del genere nel linguaggio c’è una motivazione socioculturale, con dei precisi modelli ai quali siamo rimandati immediatamente quando usiamo una ‘o’ al posto di una ‘a’.
Il linguaggio riesce a veicolare le immagini più di quanto possiamo pensare. Basta soffermarci sulle nostre parole, per accorgersi quanto troppo spesso cadiamo in trappola, descrivendo situazioni maschili che ignorano la presenza femminile.
Bene, siamo arrivati al cosa fare. Intanto noi donne dobbiamo in prima persone prendere coscienza di queste situazioni, molte si rifiutano di modificare le parole perché sostengono che ‘non suona bene’. Sono perfettamente d’accordo con Cecilia, quando afferma che non sia una giustificazione sufficiente, dietro l’uso del linguaggio non c’è una semplice questione di gusto fonico, al quale peraltro ci si abitua velocemente, ma una vera e propria questione socio politica e culturale. Purtroppo la strada è ancora lunga, tutti conosciamo la ministra Stefania Prestigiacomo che vuole essere chiamata ministro oppure Sandra Bonsanti, l’ex direttrice del Tirreno di Livorno, fra le poche donne alla direzione di un giornale, che assolutamente voleva essere chiamata ‘il direttore’. Dunque la strada della presa di coscienza è ancora lunga, ma iniziare ad usare parole al femminile, con l’autorizzazione dei linguisti, come abbiamo avuto, può aiutare a modificare la situazione.
Cecilia quindi ci consiglia di lasciare oscillare la lingua ed usare il più possibile queste forme (ministra, assessora ecc). Necessario poi togliere gli articoli, ad esempio non dire la Giorgia, la Cecilia, ma Giorgia, Cecilia. Altra cosa importante, smettiamo di usare ‘i diritti degli uomini’, e le donne? Non hanno diritti? Un “i diritti della persona o dei popoli” suona molto meglio.
Un po’ di dibattito in passato c’è stato con le forme che finivano in –essa, considerate dispregiative perché venivano usate per indicare le mogli di qualcuno, ad esempio, principessa, contessa, ma Cecilia ci consiglia di usarle senza farci tanti problemi, in fondo sono forme che sono già entrate nel linguaggio, almeno queste sfruttiamole!
Quindi via libera alla professoressa, alla avvocatessa (ma va bene anche avvocata).
La conferenza tenuta da Cecilia è stata illuminante, importante per l’uso della lingua quotidiana, ma ancora di più per chi, come me,vive scrivendo.