martedì 2 giugno 2009

La lingua è neutrale rispetto ai sessi?

Pubblichiamo parte di un interessante articolo suggerito da un'amica, per leggerlo in modo completo clicca sul link

La lingua è neutrale rispetto ai sessi?
Alcuni elementi per il concetto di comunicazione sessuata

di Adriana Perrotta Rabissi

Tratto da: Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e uomini: Intreccio tra teoria e pratica. A cura di di Eleonora Chiti. Torino: Rosenberg e Sellier, 1998. [adattato dall'autrice per un'intervento all'Istituto Pedagogico Svizzero, Lugano, novembre 2001]

Molte donne e la maggioranza degli uomini, richiamandosi alla natura convenzionale della lingua, danno per scontato il consenso al codice da parte della comunità delle/dei parlanti, sottovalutandone la portata simbolica e la conseguente necessità della sua sessuazione.

A me interessa sottolineare il fatto che un certo modo di parlare, appreso fin dalla prima infanzia, e, in quanto tale, percepito comunemente come un fatto naturale, e non storicamente determinato, diventa per automatismo un certo modo di pensare che nel nostro caso comporta una svalorizzazione del femminile, inteso come complesso di qualità, caratteristiche psicofisiche, disposizioni, atteggiamenti, comportamenti, aspettative e sentimenti ai quali dovrebbero conformarsi le donne reali secondo i canoni della nostra attuale educazione di genere. Infatti la funzione modellizzante della realtà propria della lingua umana fa sì che le rappresentazioni sociali in essa sedimentate si traducano, a livello del senso comune, in forme obiettive di conoscenza

E' stato opportunamente osservato che il rifiuto di molte e molti ad affrontare questi temi, bollati come irrilevanti, è dovuto piuttosto alla difficoltà di accettare il fatto che non solo noi parliamo una lingua, ma che contemporaneamente siamo parlati da questa e dai pregiudizi inscritti in lei .

Lingua e ordine simbolico La lingua non solo rispecchia l'ordine culturale e sociale in cui viviamo, ma dà forma alla realtà determinando il modo di pensare delle/dei parlanti, perché sono depositate in lei le categorie di percezione e classificazione del nostro mondo interno ed esterno e della nostra relazione con esso.

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2 commenti:

  1. Sinceramente se stiamo a spaccare il capello in quattro anche dire "delle/dei parlanti" non è per nulla neutro, anzi l'aver preposto (la posizione antecedente nella nostra cultura indica predominanza) l'articolo femminile al maschile è tanto più significativo e potenzialmente offensivo per gli uomini quanto più è contrario alla pratica più diffusa. Siamo solo sfortunati, parliamo una lingua come l'italiano che è fortemente sessuata. In inglese te la cavi con "of the speaker" e in italiano con una perifrasi del tipo "di chi parla"

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  2. sulla prima parte non c'è necessità di risposta: bella riflessione, ora prova ad applicarla a secoli di anteposizione del genere maschile sul femminile.
    Che una lingua sia sfortunata è piuttosto "simpatico"... abbiamo una lingua ricchissima e che viene arricchita ogni anno di circa 500 neologismi (secondo statistiche di Zanichelli) quindi forse dobbiamo solo essere meno spaventati dal combattere il maschilismo (nella lingua e non solo!)
    la perifrasi è in'ottima soluzione.

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