Vienna, luglio 2019
le sfaccettature dell'amore!
mercoledì 31 luglio 2019
venerdì 12 luglio 2019
BUONA ESTATE!
Abbiamo voluto salutare l'estate (ed augurarvi buon riposo) con il post precedente.
Stimolante, come nello stile di questo blog...che resta a vostra disposizione per qualunque commento o segnalazione!
Le pause aiutano a riflettere, vedere le cose in modo diverso o più chiaro...questo è il nostro augurio, che siate al mare, in montagna, o siate ancora (o di nuovo) in città...!
Stimolante, come nello stile di questo blog...che resta a vostra disposizione per qualunque commento o segnalazione!
Le pause aiutano a riflettere, vedere le cose in modo diverso o più chiaro...questo è il nostro augurio, che siate al mare, in montagna, o siate ancora (o di nuovo) in città...!
IL NEUTRO CHE NON C'E'
Nella lingua italiana TUTTO è
appartenente a uno dei due generi Femminile o Maschile: il Neutro
nella lingua italiana non esiste.
E quindi:
Una bambina Un bambino
UMANITA’
Un gallo Una
gallina ANIMALI
Un sasso Una
pietra MINERALI
Ma anche i termini più ASTRATTI, meno
MATERIALI sono o di genere maschile o femminile: il NEUTRO NON ESISTE
Quindi:
Una anima........Uno
spirito
Un
pensiero…..Una idea
Così quando chi parla o scrive
asserisce che il Maschile ingloba anche il femminile perché è
NEUTRO le ipotesi possono essere due:
- Non conosce la grammatica italiana (che per altro si studia sempre di meno)
- Sa di mentire ma dice ASCOLTATORI intendendo anche Ascoltatrici solo perché gli uomini gli stanno più simpatici.
venerdì 7 giugno 2019
ingegnera e astronauta
un post di oggi (7 giugno 2019) sulla pagina facebook "il corpo delle donne"
NOMINARE il MONDO al FEMMINILE
"Qualche anno fa una persona si presentò come 'assessora' e io le dissi: "Suona proprio male!" Lei, gentilmente, mi rispose: "E 'cassiera' suona male? E 'infermiera'? E 'cameriera'?".
Da quel giorno dico ''ingegnera' e nel frattempo per me suona normale come infermiera."
Così racconta la sua esperienza col nominare il mondo al femminile, l'ingegnera e astronauta Samantha Cristoforetti.
(wikipedia può correggere e definirla ingegnerA anziche ingegnere?
In risposta a questo post, commenti interessanti. :-)
NOMINARE il MONDO al FEMMINILE
"Qualche anno fa una persona si presentò come 'assessora' e io le dissi: "Suona proprio male!" Lei, gentilmente, mi rispose: "E 'cassiera' suona male? E 'infermiera'? E 'cameriera'?".
Da quel giorno dico ''ingegnera' e nel frattempo per me suona normale come infermiera."
Così racconta la sua esperienza col nominare il mondo al femminile, l'ingegnera e astronauta Samantha Cristoforetti.
(wikipedia può correggere e definirla ingegnerA anziche ingegnere?
In risposta a questo post, commenti interessanti. :-)
martedì 28 maggio 2019
Linguaggio sessista
Buongiorno,abbiamo ricevuto dalla vostra newsletter delle informazioni di cui vi alleghiamo una parte.Desidereremmo che in futuro la scritta "RESTA SEMPRE AGGIORNATO" rivolta chiaramente soltanto al maschile fosse cambiata nel rispetto della pluralità dei generi che a Officine Garibaldi fanno riferimento.Questa segnalazione ed eventuali ed augurate vostre risposte verranno inserite nel blog "Il sessismo nei linguaggi", che potete, volendo, consultare.Con fiducia, vi ringraziamo anticipatamente
mercoledì 1 maggio 2019
Linguaggio di genere nella politica spagnola
Il partito spagnolo Podemos (Possiamo) ha adottato come slogan elettorale "UnidAs podemos", cioè "UnitE possiamo", in aperta sfida al linguaggio di genere, sfida su cui si è mostrato molto impegnato da anni.
Etichette:
Materiali: i buoni esempi
martedì 30 aprile 2019
Ripresa dopo le vacanze pasquali 2019
Dopo la lunga vacanza di Pasqua, Pasquetta e 25 aprile, eccoci di nuovo al lavoro, questa volta inseriamo una segnalazione inviata alla SEPI, Società Entrate Pisa.
Invitiamo sempre le donne che leggono questo blog a prendere iniziative e a segnalarci i moduli e i documenti scritti con un linguaggio sessista.
Gentile responsabile,
siamo un gruppo di studio e di intervento costituito da donne, il cui scopo è migliorare ed eliminare ogni tipo di linguaggio sessista che discrimini noi donne.Come ben sapete, lo Statuto del Comune di Pisa, da molti anni, prevede di declinare al femminile TUTTE le cariche delle donne impiegate in tutte le strutture del Comune e delle aziende partecipate.Vi segnaliamo quindi che l'avviso di pagamento della tassa sui rifiuti del primo trimestre 2019 porta in calce la dicitura "Il funzionario responsabile del tributo Annalisa Dolinich".Nella fiducia che ne prendiate atto e cambiate i prossimi moduli, porgiamo i nostri cordiali saluti.
Questa richiesta e, speriamo, la vostra sollecita risposta, viene inserita nel blog "Il sessismo nei linguaggi"
Le donne del gruppo "Il sessismo nei linguaggi".
mercoledì 3 aprile 2019
Segnalazione di un errore
Quando, durante una compilazione di bibliografie, abbiamo riportato il titolo del libro di Carla Lonzi "La donna clitoridea e la donna vaginale", il programma di scrittura che stiamo usando ci ha segnalata la parola CLITORIDEA come errore.
Questo aggettivo, infatti, ancora non non fa parte del loro lessico.
L'aggettivo "clitorideo" al maschile invece esiste e non viene segnalato come errore.
Segnaliamo questa mancanza.
Etichette:
Caccia agli errori/orrori
venerdì 15 marzo 2019
Brava Regione Toscana!
La Regione mette al bando le parole sessiste. Barni: "Il linguaggio motore del cambiamento culturale"
Scritto da Barbara Cremoncini, mercoledi 13 marzo 2019 alle 12:09
FIRENZE - Un manuale per informare e sensibilizzare
il personale della Regione sull'uso di un linguaggio amministrativo non sessista
nella redazione di atti e documenti. Servono a questo le "Linee guida operative
approvate dalla giunta regionale su proposta della vice presidente e assessora
alla cultura università e ricerca Monica Barni e dell'assessore alla presidenza
Vittorio Bugli. Un documento di una decina di pagine dove, senza prefigurare
schemi rigidi o coniare neologismi, si suggerisce l'uso di espressioni e termini
compatibili con il corretto uso della lingua italiana, per evitare riferimenti
sessisti e dare visibilità concreta al genere femminile.
"Il linguaggio è l'espressione di una cultura -
afferma la vice presidente Monica Barni - ma quando quest'ultima tarda ad
evolversi il linguaggio può fare da traino per il cambiamento. Perché anche da
piccole cose, apparentermente poco importanti, passa la battaglia contro gli
stereotipi di genere che tanto pesano, anche dolorosamente, sulla vita del
nostro Paese. E'giusto far uscire dall'invisibilità, anche in un documento
burocratico, tante consigliere, assessore e sindache e, più in generale, dare
conto del fatto che molti ruoli professionali, un tempo appannaggio maschile,
sono adesso ricoperti da donne. La Regione vuole dare un segnale di
consapevolezza, essere un punto di riferimento anche per altri che vogliano
intraprendere la nostra scelta".
Nel manuale proposto al personale non si troveranno
regole meccaniche né forzature linguistiche, ma il consiglio di trovare, caso
per caso, la soluzione migliore secondo il testo da realizzare, partendo dal
presupposto che le tradizioni culturali radicate nella nostra società, non
disponendo la lingua italiana di un genere neutro, hanno portato all'uso
generalizzato della forma maschile. In concreto, si cerca di dare avvio ad un
percorso che conduca da un lato all'utilizzo, laddove possibile, di espressioni
non discriminatorie tra i sessi; dall'altro, all'indicazione di strategie
redazionali volte alla declinazione al femminile di alcuni termini riferiti a
professioni e ruoli fino ad oggi riservati al genere maschile. Di qui, anche
l'invito all'uso di "termini collettivi", tipo "la cittadinanza" al posto de "i
cittadini";, "l'utenza" al posto de "gli utenti", il "corpo insegnante"
al posto de "gli insegnanti".
Neutralizzare il genere può voler dire anche "fare
uso della forma passiva che permette di non esplicitare chi compie l'azione". Da
usare il più possibile, poi, anche la forma impersonale, che "può servire ad
aggirare l'uso del maschile generico". Un'altra tecnica raccomandata, l'uso di
sostantivi promiscui, quelli che hanno un'unica forma sia al maschile che al
femminile, accompagnati dall'articolo determinativo nel caso sia nota
l'identità del soggetto. Esempio: il responsabile, la responsabile, il manager,
la manager ecc.
"L'adozione di questa delibera - spiega ancora
Monica Barni - vuole essere uno stimolo alla riflessione anche per altre
organizzazioni ed enti pubblici. Dispiace che, proprio in questi giorni, il
Comune di Siena, che in questo campo era stato precursore, abbia deciso di
rivedere un analogo documento che aveva adottato nel 2016. Ci auguriamo, visto
che il Comune ha annunciato che non tornerà indietro sui principi, che si
tratti di approfondimenti migliorativi. Aspetto fiduciosa il nuovo testo".
"Le politiche non sono neutrali - ricorda
l'assessore al personale Vittorio Bugli - hanno spesso ricadute diverse su
uomini e donne e l'utilizzo del linguaggio aiuta ad evidenziarlo. In questo
senso, la delibera adottata ieri si pone in continuià con la redazione del
bilancio di genere, previsto dalla legge regionale 16 del 2009. Le linee guida
si inseriscono nell'ambito del Piano delle Azioni Positive per il personale
della Regione Toscana e nel Piano delle attività formative 2017-2018, l'Ufficio
Formazione organizzerà nel primo semestre 2019 un seminario, rivolto alla
dirigenza dell'amministrazione e degli enti dipendenti per illustrare la
normativa di riferimento internazionale, europea e nazionale pe le buone
pratiche per l'adozione di un linguaggio amministrativo attento alle differenze
di genere e fornire indicazioni e strumenti operativi uniformi".
martedì 5 marzo 2019
Linguaggio di genere
Pubblichiamo, per ora soltanto in francese, questo importante documento dell'Académie Francaise sui nomi dei mestieri declinati al femminile.
A breve ne pubblicheremo la traduzione.
Massivement
voté par les «immortels», un texte préconise de valider les usages d'«auteure»
ou de «cheffe». «Libération» décrypte cette petite révolution.
Féminisation des noms de métiers : que
dit exactement le rapport de l'Académie?
Une majorité écrasante :
le rapport sur la féminisation des noms de métier a été adopté jeudi par
l’Académie française avec seulement deux voix contre. Le document (consultable ici) avait
été rédigé par une commission présidée par l’historien Gabriel de Broglie
(87 ans) et composée de la romancière et essayiste Danièle Sallenave, du
poète d’origine britannique Michael Edwards et de l’écrivaine et biographe
Dominique Bona. (à lire aussi) Notre interview de Dominique
Bona. Cette adoption est une petite révolution pour l’institution,
réputée très frileuse sur ces questions. Dans les années 90, elle s’était
notamment insurgée contre les emplois de «la ministre» ou «la députée». Libération a lu
le document voté cette semaine.
Un texte
non contraignant
Il faut
d’abord rappeler que vous ne risquez pas de voir débarquer la police si vous
contrevenez aux recommandations de l’Académie française (et ses membres ne sont
d’ailleurs pas habilités à se servir de leur épée). Le rôle de
l’institution fondée en 1634 est simplement de donner un avis non
contraignant.
En outre, sur cette question où
elle est maintes fois passée pour une ringarde, l’Académie a décidé cette fois
de ne pas proposer une bonne façon de parler, mais seulement d’observer comment
les locuteurs du français le faisaient. «Il convient de laisser aux
pratiques qui assurent la vitalité de la langue le soin de trancher»,
explique le document. En clair : c’est vous et moi qui faisons la langue, pas
les «immortels».
Une
révolution
L’Académie a donc regardé à la
loupe nos pratiques, et sa conclusion est sans appel : «Il n’existe aucun obstacle de principe à la féminisation des noms
de métiers et de professions.» Mieux, cette féminisation «relève d’une évolution naturelle de la langue, constamment
observée depuis le Moyen Âge» où la langue française acceptait
d’ailleurs déjà «inventeure», «chirurgienne» ou «commandante»…
Une
période de transition
La France traverse une «instabilité linguistique», note le rapport de
l’Académie. C’est-à-dire que les évolutions de la place des femmes dans la
société sont encore en cours et nous tentons d’adapter notre façon de parler
quasiment en direct. «Les tentatives de modification
des usages restent hésitantes et incertaines, sans qu’une tendance générale se
dégage», écrivent les auteurs. Des féminisations différentes d’un
même mot coexistent donc et il faudra encore quelques années pour trancher.
Au
féminin, on ajoute un «e»
Restent des constantes :
en français, pour féminiser on ajoute un «e» à la fin des mots. Ainsi,
l’Académie valide les usages d'«artisane», «experte», «croupière»,
«principale», «plantonne», «maçonne», «mécanicienne», «jardinière» ou encore
«cheminote»… «Et si les Français décidaient de porter une
femme à la présidence de la République, on voit mal quelle raison pourrait
s’opposer à l’emploi de la forme féminine "présidente", attestée dès
le XVe siècle.»
«-eure» ou
«-euse» ?
Autre usage validé : on
décline les mots en «-euse» lorsqu’un verbe correspond au nom. «On a ainsi "une carreleuse", "une
contrôleuse", "une entraîneuse", tirés des verbes
"carreler", "contrôler", "entraîner"».
Quand on ne décline pas ainsi,
les Français ont tendance à ajouter un «e» aux mots qui finissent en «-eur»
(comme dans «professeure»). Les plus conservateurs n’aiment pas du tout cet
usage. Mais il «ne constitue pas une menace pour la structure
de la langue», rassure l’Académie.
Auteure,
autrice ou… authoresse ?
Marguerite Duras a écrit Dix heures et demie du soir en été, d’accord.
Qu'est-elle alors ? «Il existe ou il a existé des
formes concurrentes, telles que "authoresse" ou
"autoresse", "autrice" […] et plus souvent aujourd’hui "auteure"»,
écrivent les académiciens. Comment choisir ? D’un point de vue de la
langue, «autrice» est plus conforme mais «assez faiblement usité»,
sauf dans le monde universitaire. «Auteure» semble donc en train de gagner
cette bataille. «Par ailleurs, s’agissant du féminin du
substantif "écrivain", on constate que la forme "écrivaine"
se répand dans l’usage sans pour autant s’imposer.» Pour
rappel, les académiciens avaient rejeté «écrivaine» parce qu’on entendait
«vaine» dans ce mot. «Sans se rendre compte que dans
écrivain, on entend aussi "vain"», s’amuse dans l’ExpressMaria Candea, corédactrice de l’Académie contre la langue française : le dossier «féminisation».
Scoop :
on dit plus facilement «chef» que «cheffe»
Les académiciens ont étudié le
mot «chef» et leurs conclusions (ne) vont (pas) vous étonner. «La langue française a tendance à féminiser faiblement ou pas les
noms des métiers (la remarque peut être étendue aux noms de fonctions) placés
au sommet de l’échelle sociale.» Eh oui, la langue aussi a son
plafond de verre et on accepte bien plus «infirmière» que «chirurgienne».
Sur le mot «chef» lui-même, ont
existé «la chef», «chèfe», «chève» (oui oui), «cheffesse» et «cheftaine». «"Cheffe" semble avoir aujourd’hui, dans une certaine
mesure, la faveur de l’usage», écrit le rapport sans être
véritablement convaincu, non par sa pertinence sémantique, mais par sa forme
qui n’appartient pas vraiment au «bon usage».
Parfois la
forme existe, mais pas l’usage
Qui dit «chevalière»,
«officière» ou «commandeure» ? Personne, et pourtant ces formes existent
bien dans l’administration française : le Journal
officiel les utilise par exemple. Dans le monde judiciaire, le
rapport note que les femmes membres du barreau «répugnent
encore très largement à être appelées "avocates", bien que cette
forme soit reçue de longue date dans l’usage courant et ait été enregistrée par
tous les dictionnaires». Même chose pour «bâtonnière» ou «avocate générale».
Sur ce point, pas d’avis de l’Académie encore une fois : juste une
observation des pratiques.
Tout le
monde fait ce qu’il veut
C’est la grande vertu de ce
rapport : en attendant que se cristallise telle ou telle forme, continuons
de nommer comme on veut (ou peut) les fonctions ou les métiers des femmes. Il
n’est donc plus interdit, comme c’était le cas jusqu’alors, de donner du
«madame l’académicienne» à une membre de cette institution qui s’offre avec ce
rapport un joli dépoussiérage. En revanche, l’Académie n’a pas encore prévu de
revenir sur l’anathème portée en octobre 2017 sur
l’écriture inclusive, considérée comme rien de moins qu’un «péril mortel».
Iscriviti a:
Post (Atom)

