Approvata
deliberazione presentato dal gruppo Firenze Riparte a Sinistra
Il Consiglio
comunale ha approvato oggi, con 27 voti a favore e 2 contrari (a favore: FRS,
PD, MDP, La Scaletti - Firenze Viva, Cinque Stelle, Misto; Contrari: Forza
Italia), la deliberazione di modifica dello Statuto proposta dal Gruppo
consiliare di Firenze Riparte a Sinistra (Donella Verdi, Tommaso Grassi e
Giacomo Trombi), atto che introduce il linguaggio di genere in ogni nuovo
regolamento e l'adeguamento degli altri al momento in cui si introduca
qualunque modifica.
Questa delibera – spiega la consigliera di Firenze
riparte a sinistra Donella Verdi – ha l'intento di dare seguito, come già
fatto in fase di riscrittura del Regolamento del Consiglio comunale, al prezioso
lavoro sulla parità di genere fatto nella precedente consiliatura per volontà
del Comitato e Commissione per le Pari Opportunità.
Un lavoro che ha portato
all'adozione delle "Linee Guida per l'uso del genere nel linguaggio
amministrativo", anche grazie alla fondamentale collaborazione
dell'Accademia della Crusca, che la nostra Città ha l'onore di ospitare,
dell'Università di Firenze e Modena e della Professoressa, esperta linguista,
Cecilia Robustelli.
Si tratta del primo progetto di questo genere in Italia e
offre un concreto punto di riferimento per l'adeguamento del linguaggio di
genere nei testi dell'amministrazione pubblica, con lo scopo di adottare un
linguaggio non discriminante, che valorizzi la presenza e il riconoscimento
delle donne e che garantisca un linguaggio rispettoso dell'identità di
genere, ma mantenendo allo stesso tempo la chiarezza dei testi.
E' un
ulteriore fondamentale passo per uscire dalla parità come omologazione al
modello maschile, nonostante che le donne ricoprano, ormai, ogni genere di
carica, istituzionale e professionale, ma restando troppo spesso nascoste in un
linguaggio grammaticalmente tutto al maschile, che di fatto le rende
invisibili.Nonostante tutto questo lavoro, però, sono ancora forti le
resistenze ad adattare il linguaggio alla nuova realtà sociale e si continua a
definire le donne grammaticalmente al maschile: una donna può essere "incinta" ma resta sempre "ministro". Si dice che ci sono argomenti più
importanti per cui le donne dovrebbero battersi o c'è chi lamenta la
bruttezza delle declinazioni. Eppure maestra, infermiera, cuoca, modella,
lavandaia, commessa, segretaria non suscitano stupore, ma son certa che
creerebbe molto stupore dire "sindaca" o "ministra" rivolgendosi a un
uomo. E quindi si tratta non di una ragione linguistica, ma una ragione di tipo
culturale.
E' necessario, come ci sta indicando l'Accademia della Crusca
– conclude la consigliera di Firenze riparte a Sinistra Donella Verdi – andare
incontro anche a questo necessario cambiamento culturale attraverso
l'evoluzione della lingua. Perché un uso della lingua italiana consapevole
non è elemento secondario al raggiungimento dei diritti e alle grandi
battaglie, ma ne è parte essenziale, perché contribuisce a rappresentare con
le nostre parole il riconoscimento pieno delle donne nella società e nella
cittadinanza. (s.spa.)