venerdì 27 marzo 2009

Tu che lavoro fai? (Circolo Legambiente Pisa)

Copiamo il modulo on-line per la sottoscrizione al Circolo Legambiente di Pisa: tra le professioni, non sono contemplate le donne!


E tu, che lavoro fai?

Circolo Legambiente Pisa


Nome *:


Cognome *:


Professione *:









Agricoltore

Artigiano

Avvocato

Commerciante

Dirigente

Disoccupato

Giornalista

Impiegato

Imprenditore

Ingegnere o architetto

Insegnante

Lavoratore casalingo (!)

Libero professionista

Magistrato

Operaio

Operatore sanitario

Pensionato

Ricercatore

Studente

Altro



consulta l'originale:

http://www.legambientepisa.it/util/input_utente/petizioni/main.php?id=0

lunedì 9 marzo 2009

un programma di traduzione dalla lingua sessista

In Spagna l'"Instituto de la Mujer de España" ha creato un programma da scaricare gratuitamente che aiuta ad utilizzare termini non sessisti "traducendo" le espressioni sessiste o che ignorano la presenza delle donne.
Alleghiamo di seguito la segnalazione... ci sembra interessantissimo, potremmo inventare qualcosa di simile??

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Programa de computación para evitar el lenguaje sexista
- De acceso gratuito

El Instituto de la Mujer de España ofrece acceso gratuito en su sitio web al programa "Nombra en Red". Este programa se instala en la computadora como cualquier diccionario electrónico y permite consultar cualquier duda para evitar el lenguaje sexista. "Nombra en Red" es una obra realizada a partir de distintos textos en los que se han buscado las expresiones sexistas o que ignoran la presencia femenina.

El programa ofrece alternativas:

1) Sustituir el masculino por un sustantivo genérico (personal, equipo, colectivo, público, gente).

2) Uso de sustantivos abstractos (profesorado, alumnado, clientela).

3) Cambios en la redacción o uso de perífrasis para evitar reducir al masculino una referencia.

Descargas en: www.mtas.es/mujer/descarga/NombraEnRedSetup.exe

linguaggio e genere

Pubblichiamo un interessante articolo tratto dalla rivista interattiva "manidistrega".
http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=109

Articolo tratto 05/07/2004
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COSTUMI E SOCIETA
LINGUAGGIO E GENERE: un incontro con Cecilia Robustelli

di Antonella De Vito

Vi confesso che ho sempre avuto una specie di blocco nell’usare il linguaggio adeguandolo al suo giusto genere. Insomma, quando parlo di una donna devo dire ministra? Assessora? Beh, anche il computer è in parte maschilista, mi ha passato ministra, ma mi ha sottolineato in rosso assessora.
Illuminante, ed anche incoraggiante è stato assistere all’incontro con la professoressa Cecilia Robustelli, docente associata all’università di Modena e Reggio Emilia, organizzato dalle Pari Opportunità del Comune di Pisa.
Sono arrivata all’incontro un po’ titubante, sapevo che Cecilia è un’importante linguista e ne ero un po’ intimorita; fra le altre cose l’argomento non era proprio fra i più facili ed anche lo stesso titolo ‘Linguaggio e genere’ poteva spaventare.
Fortunatamente le mie preoccupazioni erano errate, la grande disponibilità di Cecilia Robustelli e le sue capacità espositive hanno saputo tradurre in termini comprensibili argomenti non proprio alla portata di tutti.
Avrei voglia di saltare subito alle conclusioni o meglio ai consigli che Cecilia ci ha lasciato, perché sono quelli che mi hanno entusiasmata, ma mi sembra giusto soffermarmi un po’ a riflettere su cosa sia la lingua e su come viene usata.
Cecilia ci ha spiegato che per linguaggio si intende la lingua nella sua dimensione pratica, opposta alla sua funzione di sistema con le sue regole grammaticali. Mentre quando parliamo di genere le cose si complicano un po’ perché dobbiamo distinguere fra tre generi: il genere grammaticale che è un mezzo di classificazione dei nomi che non tutte le lingue hanno, quella italiana ha il genere maschile e femminile, si tratta naturalmente di una convenzione e non ha nessuna relazione con l’estero. C’è poi il genere sessuale, rivolto alle cose animate, l’italiano tende ad associare al maschile connotati del maschile sessuale e al femminile connotati del femminile sessuale, anche se naturalmente l’abbinamento non è sempre perfetto ed esistono delle eccezioni. Infine, abbiamo il genere socioculturale che rappresenta l’insieme di fattori e di caratteristiche che si accompagnano all’idea del maschile e del femminile.
Il linguaggio non sta seguendo i tempi moderni, che vedono un’ascesa delle donne nella vita sociale e politica, la nostra lingua mantiene un atteggiamento sessista, sembra essere fatta solo per i maschi. Cecilia ci fa alcuni esempi, inducendo la nostra attenzione a soffermarsi su frasi che usiamo tutti i giorno, spesso inconsapevolmente: ad esempio, il plurale spesso oscura il genere femminile, se dico “siamo tutti qui”, parlo al maschile di un gruppo anche se è composto dai entrambe i sessi. Oppure ci sono dei vuoti semantici molto indicativi, sapete, infatti, trovarmi il maschile di prostituta, concubina o puttana?
Insomma, l’argomento non è di quello destinato a rimanere nella pura teoria o nelle biblioteche dei pochi intellettuali, dietro l’uso del genere nel linguaggio c’è una motivazione socioculturale, con dei precisi modelli ai quali siamo rimandati immediatamente quando usiamo una ‘o’ al posto di una ‘a’.
Il linguaggio riesce a veicolare le immagini più di quanto possiamo pensare. Basta soffermarci sulle nostre parole, per accorgersi quanto troppo spesso cadiamo in trappola, descrivendo situazioni maschili che ignorano la presenza femminile.
Bene, siamo arrivati al cosa fare. Intanto noi donne dobbiamo in prima persone prendere coscienza di queste situazioni, molte si rifiutano di modificare le parole perché sostengono che ‘non suona bene’. Sono perfettamente d’accordo con Cecilia, quando afferma che non sia una giustificazione sufficiente, dietro l’uso del linguaggio non c’è una semplice questione di gusto fonico, al quale peraltro ci si abitua velocemente, ma una vera e propria questione socio politica e culturale. Purtroppo la strada è ancora lunga, tutti conosciamo la ministra Stefania Prestigiacomo che vuole essere chiamata ministro oppure Sandra Bonsanti, l’ex direttrice del Tirreno di Livorno, fra le poche donne alla direzione di un giornale, che assolutamente voleva essere chiamata ‘il direttore’. Dunque la strada della presa di coscienza è ancora lunga, ma iniziare ad usare parole al femminile, con l’autorizzazione dei linguisti, come abbiamo avuto, può aiutare a modificare la situazione.
Cecilia quindi ci consiglia di lasciare oscillare la lingua ed usare il più possibile queste forme (ministra, assessora ecc). Necessario poi togliere gli articoli, ad esempio non dire la Giorgia, la Cecilia, ma Giorgia, Cecilia. Altra cosa importante, smettiamo di usare ‘i diritti degli uomini’, e le donne? Non hanno diritti? Un “i diritti della persona o dei popoli” suona molto meglio.
Un po’ di dibattito in passato c’è stato con le forme che finivano in –essa, considerate dispregiative perché venivano usate per indicare le mogli di qualcuno, ad esempio, principessa, contessa, ma Cecilia ci consiglia di usarle senza farci tanti problemi, in fondo sono forme che sono già entrate nel linguaggio, almeno queste sfruttiamole!
Quindi via libera alla professoressa, alla avvocatessa (ma va bene anche avvocata).
La conferenza tenuta da Cecilia è stata illuminante, importante per l’uso della lingua quotidiana, ma ancora di più per chi, come me,vive scrivendo.

domenica 15 febbraio 2009

lettera di protesta al cineclub arsenale

EVVIVA!!

Siamo veramente felici di comunicare a tutte/i che il responsabile del Cineclub Arsenale di Pisa, avendo riconosciuto l'errore ci ha promesso che faranno piu' attenzione ai testi che inseriscono sulla news e che, a partire dal prossimo anno le tessere non riporteranno piu' la dicitura "socio"!!

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Pubblichiamo l'e-mail che abbiamo deciso di inviare al cineclub "arsenale" di Pisa.

Tutte noi riteniamo che il lavoro e le rassegne tenute dal cineclub siano sempre molto interessanti ed importanti per la diffusione di questa bella forma d'arte.

Ciò non toglie che secondo noi è necessario che la direzione del cineclub, ma soprattutto del mensile si ponga il problema di evitare un linguaggio sessista e discriminatorio.

Speriamo che la nostra richiesta venga accolta.

aARSENALE@arsenalecinema.it
data14 febbraio 2009 19.03

Il linguaggio, e il modo in cui lo usiamo, è il principale mezzo di espressione del pregiudizio e della discriminazione. Non soltanto riflette e tiene in vita ogni pratica e valore discriminatorio della nostra società, ma perpetua idee erronee e stereotipi.

Riteniamo che la vostra tessera "SOCIO", così come diversi passaggi che abbiamo potuto riscontrare nel mensile di informazione, abbiano un risvolto sessista e discriminatorio in quanto nominano sempre al maschile, non solo plurale (che già ci sembra erroneo e discriminatorio) ma addirittura anche quando si riferisce al "SINGOLO"...e dove sono le centinaia di socie e tesserate che, come noi, amano il buon cinema e il vostro cineclub?

Sappiamo che una riflessione in questi termini è solo all'inizio, ma fiduciose nella vostra sensibilità e correttezza, chiediamo che la tessera venga moficata astendovi dall'inserire l'ultima lettera (soci_) in modo che, molto semplicemente, possa essere riempita in fase di compilazione.

Inoltre vi chiediamo di modificare i testi che inviano al tesseramento e comunque di prestare attenzione, nello scrivere il mensile, alla presenza (probabilmente maggioritaria) di tutte le vostre tesserate e affezionate.

Segnaliamo che pubblicheremo questa e-mail sul nostro blog http://ilsessismoneilinguaggi.blogspot.com/.

Speriamo di avervi fatto riflettere su questo aspetto e di poter presto inserire il vostro cineclub nella sezione: "i buoni esempi".

Ciao,
il sessismo nei linguaggi.
gruppo di studio
della Casa della Donna di Pisa










evviva!! finalmente un buon esempio

Pubblichiamo con moltissima gioia l'avviso che Don Giorgio (parroco pisano) ha modificato a seguito della segnalazione da parte di una di noi!


sabato 14 febbraio 2009

qualche altro pessimo esempio





suffraggio "univarsale"

riceviamo volentieri e pubblichiamo:

Ecco le immagini che riguardano un pannello pubblico a Roma e che parla di “suffragio universale” nel 1849, quando invece erano solo i maschi a votare. Si trova al Gianicolo, dove vengono commemorati gli eroi del Risorgimento.
Leila

domenica 25 gennaio 2009

Radio Tre programma "Fahrenheit"

Riceviamo e pubblichiamo con piacere la segnalazione e la lettera di protesta verso Radio Tre di "un'amica del gruppo"
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Vi mando copia della mail che ho inviato alla trasmissione di RADIO TRE RAI “Fahrenheit” che il 14 gennaio scorso ha ospitato un dibattito sul simbolico femminile in politica con espertE e giornalisti... Nel loro linguaggio, il femminile e’ stato assolutamente ASSENTE, altro che simbolico! Forse si puo’ ancora sentire in rete, nei loro archivi. Comunque, vi mando il testo della mia protesta, inviata il giorno stesso.
Buon lavoro a tutte,
Leila

Sono un’ascoltatrice di Roma che segue sempre con molto interesse la vostra trasmissione. A maggior ragione, quindi, sono rimasta molto colpita dal fatto che nel vostro argomento di oggi sul simbolico femminile in politica, parlando anche con donne esperte in materia, tutti, e quello che e’ peggio TUTTE, siete caduti nella trappola della discriminazione o, peggio ancora, dell’annullamento semantico del femminile, usando regolarmente il maschile per definire la cariche delle donne citate nel dibattito. Eppure gia’ da un certo tempo, nella lingua italiana e’ stato ufficializzato l’uso del femminile, per cui si sarebbe dovuto parlare della SEGRETARIA di Stato, della MINISTRA e cosi’ via. Chiunque si interessi anche in maniera minima di linguaggio, a maggior ragione dei giornalisti e delle docenti, sanno che non si tratta di una cosa irrilevante come potrebbe apparire, se e’ vero, come ci insegnano i miti fondanti della stragrande maggioranza delle culture, che le cose non esistono finche’ non vengono nominate, a cominciare dal cristiano “all’inizio era il verbo” e a finire con “le vie dei canti” degli aborigeni australiani. E’ facile capire quindi che per le donne, abituate e rassegnate da sempre al plurale maschile dominante e altre discriminazioni linguistiche, il diritto finalmente ad essere “nominate” e quindi a passare dall’invisibilita’ alla rappresentazione, e’ un gesto politico irrinunciabile, cosi’ come lo deve essere per chi e’ convinto che vivere in un mondo in cui la meta’ del cielo ha diritto di esistere a parita’ di rappresentazione sia meglio che vivere in uno che fa propria, nel suo linguaggio di tutti i giorni, la conferma di una palese discriminazione.
Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte! (Quante sono le donne in redazione?)
Leila Buongiorno

resoconto e prossimo incontro gruppo

Ciao, venerdì si è svolto un nuovo incontro del gruppo.
Si approfondisce l'amicizia e la collaborazione con il Consiglio pari Opportunità del comune di San Giuliano, con il quale abbiamo cominciato a pensare di organizzare delle iniziative insieme o di partecipare a costruire quelle già programmate da loro (sono veramente molto attive ed hanno in programma tantissime iniziative!)
In particolare vorremmo valutare come collaborare ad un progetto per le scuole e all'invito (probabilmente a marzo) di Cecilia Robustelli

Abbiamo deciso insieme il nuovo testo da inserire come presentazione del blog e le regole da seguire per la gestione dello stesso.

Abbiamo cominciato a mettere insieme qualche idea per la creazione di un logo/adesivo da poter utilizzare in giro (una/due figure femminili che dicono "e noi??")... sono mooolto ben accetti consigli, suggerimenti e proposte!

Il prossimo incontro sarà VENERDì 20/02 alle 17, poichè siamo in prossimità di marzo vorremmo arrivarci con quache idea da realizzare intorno all' 8 marzo.

Speriamo di essere in tantissime!

VENERDì 20 FEBBRAIO ORE 17


Ciao

lunedì 12 gennaio 2009

Premio di scrittura 'Zanichelli'


Questo volantino, distribuito nelle scuole, si segnala per due buone pratiche: non usa il plurale generico, ma menziona 'le ragazze e i ragazzi'; inoltre, non sceglie l'ordine tradizionale che antepone il maschile al femminile.