giovedì 4 dicembre 2008

Svezia









Laos












Parma!!













il maestro unico

Nastro scuro al braccio in tutta Italia contro la riforma Gelmini
A Firenze, in alcuni plessi, le insegnanti accolgono gli alunni
(e le alunne??) interamente vestite di nero


"No ai tagli e al maestro unico (ma le maestre??)"
La protesta delle maestre in lutto


Il ministro (MaristellA Gelimini!): "E' vergognoso strumentalizzare i bambini (bhè, per fortuna le bambine non vengono strumentalizzate!) per cavalcare proteste politiche"


Striscioni in una scuola di Pontedera

ROMA - Questa volta le maestre proprio non ci stanno. E in tutta Italia il primo giorno di scuola decidono di protestare contro la riforma Gelmini, silenziosamente, con un nastro nero legato al braccio, in segno di lutto. Se a Firenze i bambini (mentre le bambine cosa fanno?) di alcune scuole materne ed elementari hanno trovato gli insegnanti (ma non erano tutte maestre?) vestiti (E) completamente di nero, a Roma prof e genitori hanno deciso di occupare un istituto. Pronta la risposta del ministro: "E' vergognoso strumentalizzare i bambini (le bambine non ci sono!) per cavalcare proteste che sono solo politiche".

martedì 2 dicembre 2008

Language, and the way it is used, is a major vehicle for the expression of prejudice and discrimination. It not only reflects and maintains any discriminatory values and practices in our society, but is often inaccurate and perpetuates false assumptions and stereotypes.


Il linguaggio e il modo in cui lo usiamo, è il principale mezzo di espressione del pregiudizio e della discriminazione. Non soltanto riflette e tiene in vita ogni pratica e valore discriminatorio della nostra società, ma è spesso impreciso e perpetua idee erronee e stereotipi.

Definizioni: che cos'è il linguaggio discriminatorio?

Come dire l'altro, senza sottomersi all'uno? e perchè il femminile non si è ancora dato un linguaggio?

Luce Irigaray



Il linguaggio viene definito discriminatorio quando, nel suo utilizzo, si veicolano pregiudizi e stereotipi. Spesso nell'uso linguistico, ricorriamo a formule che trasmettono dei contenuti culturali di cui non siamo pienamente consapevoli.

Modificare l'uso del linguaggio ci aiuta ad evitare la trasmissione di formule spesso non più al passo con i tempi o che possono risultare offensive.

Combattere la discriminazione linguistica non dovrebbe però ridursi a diffondere nuove formule di 'buona educazione', politically correct, ma dovrebbe essere il primo passo per una presa di coscienza verso il cambiamento e la pari integrazione di tutte le realtà.

Il triste neologismo "femminicidio"

Brano estratto da Corriere della sera, Martedì 2 Dicembre 2008 (p.38)

Femminicidio: una parola che sul vocabolario non c'è, come tante altre parole nate di recente che indicano la divisione di genere.
E' vero che la parola 'Uomo' comprende anche la donna, ma scrivere 'omicidio' quando l'uccisione di un essere femminile per mano di un essere maschile si ripete tanto spesso, è giusto? Ha senso trattare la violenza come anonima e astratta, prescindendo dai generi?
Le statistiche dicono che non è lo stesso visto che ogni due giorni muore una donna per mano di un uomo.

Dacia Maraini

lunedì 1 dicembre 2008

Vademecum (inglese)

Scarica un Vademecum per l'uso di un linguaggio non discriminatorio (documento in inglese)

Allattamento del bambino (e delle bambine?)

Uso discriminatorio del maschile 'neutro':


Soluzioni alternative:

Vedemecum in quattro punti

(dall'intervista a Cecilia Robustelli, riprodotta sul blog per intero)

Le proposte di Alma Sabatini si possono riassumere in quattro punti:

(a) evitare il maschile non marcato (es. 'i diritti della persona' e 'non i diritti dell’uomo')

(b) evitare l’articolo con i cognomi femminili (es. 'Biagi e Gruber' e non 'Biagi e la Gruber')

(c) accordare il genere degli aggettivi con quello dei nomi che sono in maggioranza (o in caso di parità con l’ultimo nome)

(d) usare il femminile dei titoli professionali in riferimento alle donne.


Sul quarto punto, le Raccomandazioni consigliavano di creare la forma femminile, laddove non fosse già disponibile, con la sola avvertenza di evitare le forme in -essa, sentite come riduttive, e preporre ai nomi in -e l’articolo femminile. Le varie modalità di formazione del femminile venivano così analizzate partendo dalla forma maschile già lessicalizzata:

- i termini -o, - aio/-ario, -iere mutano in -a, - aia/-aria, -iera es. architetta, avvocata, chirurga, ministra, primaria, notaia, portiera, ecc.

- i termini in -sore mutano in –sora. es. assessora, difensora, evasora, oppressora, ecc.

- i termini in -essa corrispondenti a maschili in -sore devono essere sostituiti da nuove forme in -sora: es. dottora, professora, ecc.

- i termini in -tore mutano in –trice. es. ambasciatrice, direttrice, ispettrice, redattrice, senatrice, accompagnatrice (eccezione ‘questora’).

Nei seguenti casi si ha solo l’anteposizione dell’articolo femminile:
- termini in -e o in –a. es. generale, maggiore, parlamentare, preside, ufficiale, vigile, interprete, presidente, etc.; poeta, profeta, ecc.

- forme italianizzate di participi presenti latini. es. agente, inserviente, cantante, comandante, tenente, ecc.

- composti con capo-. es. capofamiglia, caposervizio, capo ufficio stampa

Per il bambino (e la bambina?)

Siti per bambini (e le bambine?)