domenica 30 novembre 2008

La cittadella dei bambini (e le bambine?)

Bambini e TV (e le bambine?)

La pubblicità e i bambini (e le bambine?)

Il linguaggio pubblicitario cerca immediatezza ed efficacia e a queste si potrebbe attribuire la causa dell'uso del maschile generico. Tale uso è legittimato, come sappiamo, dalla grammatica e dalla pratica. Tuttavia, i colori e le immagini sembrano in molti casi rafforzare l'idea di un 'figlio' prototipicamente 'maschio'.


In particolare, questa idea di un 'figlio' prototipicamente 'maschio' diviene quasi esclusiva quando si tratta di nutrimento. E, per chi abbia letto Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, questa associazione preferenziale non sembra casuale.



(Pubblicità Kinder)


(Pubblicità dei Sofficini)


(Pubblicità dell'acqua Levissima)

Le bambine sono, invece, referenti, destinatarie e strumenti per i messaggi sulla bellezza.


(Vogue Bimbo)


venerdì 28 novembre 2008

Manuale Inglese su Genere e Linguaggio

Holmes, Janet and Miriam Meyerhoff (Eds). The Handbook of Language and Gender. Blackwell Publishing, 2004.

Book Cover
The Handbook of Language and Gender


The Handbook of Language and Gender
is a collection of articles written by a team of leading specialists in the field that examines the implications of gender ideologies for the ways we interact. The volume includes data and case-studies from interactions in a number of different social contexts and from a range of different communities, and theoretical discussions about the problems, pitfalls, and potential benefits of research on and discourses about gender.

This handbook provides a comprehensive, up-to-date, and stimulating picture of the field of language and gender for students and researchers in a wide range of disciplines, including linguistics, gender studies, communication, management, psychology, sociology, and anthropology.

Gender and Language

There are many journals focused on gender and many devoted to language. Most of these sometimes publish articles on language and gender. There is, however, currently no single scholarly journal to which those interested in gender and language can turn as contributors looking for an audience sharing their focus or as readers seeking a reliable source for on-going discussions in the field. Gender and Language fills the gap by offering an international forum for research on and debates about feminist research on gender and language.Gender and Language showcases research on femininities and masculinities, on heterosexual and queer identities, on gender at the level of individual performance or perception and on gender at the level of institutions and ideologies.

Ricci, S.

Comunicazione al Convegno: SILFI VI Convegno Internazionale Gerhard-Mercator-Universität Duisburg 28.06.-02.07.2000

Per una definizione del sessismo nella lingua italiana:
i nomi professionali in un corpus di parlato televisivo
Serena Ricci
co094
Perugia, Italia
serenapg@yahoo.it



Questo lavoro si pone all’interno di un ambito di ricerca che si è venuto a definire durante i movimenti femministi dell’America degli anni ‘60-’70. La nozione di “lingua sessista” o di “sessismo” prende piede proprio in questo periodo per indicare tutta quella serie di discriminazioni basate sulla variabile sesso.

La linguistica femminista rivendica la presenza di aspetti discriminanti nei confronti della donna nel sistema stesso della lingua: il sessismo quindi pervaderebbe la lingua nella sua interezza. Un concetto questo che si rifà, da un punto di vista linguistico, alla nota “ipotesi Sapir-Whorf”, secondo cui la lingua non solo manifesta, ma anche condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del mondo e ce la impone. Alla luce di questa premessa, la politica femminista ha assunto un vero e proprio atteggiamento di intervento nei confronti del linguaggio per modificarne i tratti più esplicitamente sessisti.

Lungo questa linea in Italia, seppur in modo più pacato, si è posta la ricerca di Alma Sabatini: uno studio sul linguaggio dei mass media e dell’editoria scolastica pubblicato nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio in un volume dal titolo “Il sessismo nella lingua italiana”. L’ultima parte del volume è dedicata alle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana: una serie di suggerimenti diretti ad eliminare certi impedimenti linguistici che occultano la presenza della donna nella lingua, a dispetto di quanto avviene per gli uomini. E proprio a causa dell’atteggiamento prescrittivista assunto dall’autrice nei confronti della lingua italiana, la pubblicazione del lavoro della Sabatini è stata accompagnata da numerose critiche.

E’ in relazione a questo “andirivieni” di critiche e opinioni, il più delle volte non supportate da dati sperimentali, che nasce l’idea di verificare sulla base di dati empirici riguardanti il parlato televisivo, quanto di fatto sono presenti nella lingua italiana gli effetti di più o meno esplicite impostazioni sessiste, considerando con particolare attenzione le raccomandazioni della Sabatini che a tutt’oggi rimane, comunque, l’unico studio d’impronta sperimentale che affronta il problema del sessismo nell’italiano.

Per la mia analisi mi sono avvalsa di un corpus abbastanza esteso di dati di prima mano, registrati dal parlato televisivo, in particolare dai telegiornali e dai talk show, nell’arco di due mesi: un corpus sincronicamente organizzato di settimana in settimana con un totale di 252 ore, registrate su 42 videocassette, opportunamente titolate, numerate e classificate in base al contenuto. Le scelte che mi hanno portato alla formazione di questo corpus piuttosto variegato sono state dettate dal proposito di esaminare l’italiano parlato nelle sue diverse accezioni e modalità: ho considerato telegiornali di reti private e pubbliche, locali e nazionali, di durata standard (30 minuti) e non-standard (15 minuti), rivolti ad un pubblico di adulti e di ragazzi, con un solo speaker in studio (uomo o donna) o due speaker (uomo e donna); ugualmente per i talk show ho scelto tra la produzione di reti pubbliche e private, programmi di attualità e di varietà.

Il corpus è stato quindi memorizzato esplicitando diverse componenti: citazione, contesto, fonte, speaker, sesso dello speaker.

Sulla base poi di teorie, quali il concetto di “norma” di Coseriu, la nozione di “marcatezza” e alcuni riferimenti all’approccio tipologico di Corbett in merito alla categoria del genere, ho tentato di interpretare, o meglio di “leggere”, talune realizzazioni sessiste della lingua italiana.

Tra gli aspetti definiti sessisti dalla linguistica femminista, quello maggiormente incriminato è l’uso dei nomi professionali (titoli, agentivi, ecc.) designanti persone di sesso femminile. Le diverse realizzazioni di tali nomi a seconda del contesto extralinguistico, mi hanno maggiormente incuriosito, tanto da indurmi a considerare un panorama piuttosto ampio e variegato delle scelte lessicali attuate dai parlanti in merito a questo ambito. Ho esaminato in prima istanza tutti quei nomi che nell’uso non presentano oscillazioni di sorta e ho osservato che questi per lo più designano ruoli o prototipicamente femminili (“termini a senso unico” come levatrice, meretrice, ma anche termini come segretaria, nel senso di ‘segretario di un avvocato, commercialista’, ma non per designare colei che ricopre l’incarico di ‘segretario di Stato’ usato sempre al maschile) o ruoli in cui la presenza della donna si è da tempo stabilizzata (operaia, oppure formazioni in -essa, rifiutate dalla Sabatini, come dottoressa, studentessa, professoressa e vigilessa di più recente formazione).

Questi si pongono in opposizione con i nomi che di fronte a referente donna non presentano normalmente forme al femminile se non in contesti ironici, e questo succede per lo più per le designazioni di cariche politiche (assessore, ministro, ecc.). Questi termini sono spesso preferiti proprio dalle donne che ricoprono tali cariche.

Mi sono infine occupata di quei nomi che presentano oscillazioni a seconda dei contesti, tra questi, formazioni analitiche con il determinatore donna (es. donna arbitro). Soluzione questa che appare come transitoria e significativa di una realtà in movimento. Interessante a questi fini è stato l’esame del termine presidente che mentre presenta la forma femminile (la presidente o presidentessa, donna presidente a seconda dei casi) per designare la donna a capo di associazioni e simili, appare pressoché nella forma maschile in riferimento alla persona di sesso femminile che ricopre l’incarico istituzionale. Tra i tanti esempi mi hanno incuriosito i casi di “errore”, situazioni cioè dove si rilevano chiaramente incertezze, esitazioni da parte del parlante in merito all’uso di una determinata forma per designare un soggetto femminile. Ricordiamo per esempio il caso curioso di ... la donna meccanica meccanico... oppure ... tu hai detto adesso pilota pilote donne... pilotesse... ...pilotesse?!...pilote ...sono sicuro che ci sono due donne pilota... .

In conclusione si può dire che la mancanza a volte di una forma femminile “simmetrica” a quella maschile nel caso dei nomi di professione è da riconoscere come un “fatto d’uso” e non di “sistema”. Di fronte a termini morfologicamente vicini ma corrispondenti nel sociale a una netta diversità di ruoli si identificano differenti comportamenti, da qui la rilevanza più che di aspetti formali di una concezione prototipica della realtà e quindi della conoscenza linguistica.

Foto dei semafori in Danimarca

I semafori in Danimarca vanno incontro alla 'parità' nella rappresentazione dei sessi, non senza trovare oppositori




I pedoni dei semafori di Copenaghen diventano donne!

Pubblicato il 03/06/2008

Problemi di uguaglianza tra i sessi? A Copenaghen, che di suo come tutti i Paesi Scandinavi è decisamente una spanna avanti rispetto al resto d'Europa e del mondo, pensano si possa cambiare la mentalità anche grazie a dei semafori stradali.

Ebbene sì, non stiamo dicendo eresie ma riportando una notizia data in esclusiva dal free press Nyhedsavisen secondo cui l'amministrazione comunale vorrebbe sostituire i simboli maschili dei pedoni con i simboli femminili.

E a Copenaghen, dove l'uguaglianza pare proprio essere di casa, c'è chi ha reagito bene alla proposta e chi invece sostiene si tratti solo di una crociata ideologica e politica senza senso che farà svuotare le casse comunali senza apportare alcun beneficio; addirittura ad essere contraria è la portavoce del movimento per l'uguaglianza fra i sessi, che appunto ritiene questa mossa uno spreco di soldi.


giovedì 27 novembre 2008

Nuovi segnali stradali in Svezia

Agenda: per la consultazione del blog

Abbiamo organizzato il nostro blog secondo le seguenti categorie (etichette):

1. AAA: guida alla consultazione del blog

2. Agenda di lavoro: obiettivi del gruppo e del blog

3.
Arte, cinema, libri e dintorni: tutto ciò che viene prodotto in modo da sensibilizzare, ironizzare, giocare, creare e ricreare

4. Bibliografia: si forniscono i testi di riferimento storici e quelli più recenti

5. Caccia agli errori/orrori: materiali per giocare insieme imparando a riconoscere le 'aree sensibili', vi sfidiamo a riconoscere quelle che potrebbero essere fonte di matenimento e riproduzione di un 'pregiudizio'

6. Documenti: depliant, manifesti: immagini che rappresentano il mondo maschile come 'generico' e 'sovraordinato', usato cioè per rappresentare sia gli uomini che le donne.

7. Documenti: comunicazione pubblica, comunicazione sanitaria, media: materiale esemplificativo dei fenomeni linguistici e degli usi linguistici che riproducono, mantengono e diffondono pregiudizi sessisti. I materiali sono riprodotti da fonti originarie di cui si danno gli estremi.

8. Gruppo di studio: verbali degli incontri

9. Iniziative in giro per il mondo

10. Materiali: i buoni esempi: da tutto il mondo immagini articoli e materiali vari che dimostrano come si possano trovare soluzioni per un uso non discriminatorio dei linguaggi (scritto, parlato, visivo, delle immagini)

11. Materiali: le nostre campagne:
pubblichiamo in questa sezione tutte le segnalazioni e le varie iniziative fatte dal nostro gruppo.

12.
Soluzione alla caccia agli errori/orrori: suggeriamo le soluzioni alla "caccia" nella convinzione che un'attenzione maggiore a come parliamo e scriviamo non può che portarci verso una maggiore consapevolezza ed alla possibilità di superare stereotipi e discriminazioni.

13. Tesi di laurea: pubblichiamo estratti di tesi di laurea

14. Vademecum: uso non discriminatorio del linguaggio, discussioni teoriche:
in questa cartella sono raggruppati i materiali ed articoli per un approfondimento teorico e critico.

15. La breviaria della lingua italiana: per evitare un uso esagerato di maschili e femminili proviamo a tradurre espressioni comuni o a trovare forme alternative per esprimerci con un linguaggio inclusivo

rapporto tra lingua e pensiero

Questo blog nasce dal desiderio di approfondire una tematica complessa sulla quale le posizioni teoriche non sono univoche.

Interrogarsi sul sessismo nei linguaggi significa chiedersi se l'uso che facciamo del linguaggio può riflettere e avere un'influenza sul nostro modo di pensare e, di conseguenza, sul nostro modo di agire.

Questa tematica si collega ad una più generale, nota come ipotesi Sapir-Whorf, riassumibile nella domanda: può un certo uso della lingua, determinato dalla grammatica e dalla storia di un sistema linguistico, essere il frutto di un determinato ambiente socio-culturale e influenzare, a sua volta, lo sviluppo del pensiero e di una società? oppure, al contrario, il sistema linguistico e l'uso che ne facciamo sono indipendenti dal pensiero e dal sistema socio-culturale?

Le due posizioni, quella del determinismo/relativismo linguistico (http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_di_Sapir-Whorf) e quella dell'autonomia del pensiero dal sistema linguistico in uso, si ritrovano anche nel dibattito su un eventuale uso sessista del linguaggio.