sabato 9 maggio 2009

LA LINGUA DELL'ALTRO (e l'altra...)

Riceviamo e pubblichiamo volentieri:

PER UNA LIBERTÀ DI PAROLA OLTRE L'INCULTURA DELLA POLITICA CORRENTE

Sabato 16 maggio 2009
Università di Verona
Palazzo di Lingue, aula 2.6
Via San Francesco
Mattino ore 10 - 13 pomeriggio 15 -18

Il mondo è cambiato: le donne sono uscite dal loro silenzio secolare e partecipano alla vita della lingua a tutti i livelli, non solo nella educazione dei figli, come hanno fatto da sempre, ma anche nella professione, nel lavoro del pensiero e soprattutto nella letteratura. Noi crediamo che da questo coinvolgimento femminile nelle pratiche linguistiche si delinei un terreno nuovo di rapporto con la lingua, che racchiude la promessa di risposte inedite nel difficile passaggio storico che stiamo attraversando.
Mentre nella società, tra donne e uomini, anche di diverse generazioni e culture, si intensificano gli scambi vivi, non segnati dalla logica patriarcale della riduzione a uno, il discorso pubblico corrente, veicolato soprattutto dai giornali e dalla televisione, appare spesso dominato da una logica binaria e oppositiva. Alla realtà che cambia viene offerto uno specchio deformante che la restituisce alterata, si formano così schieramenti statici, fra loro contrapposti, che non danno parola al mutamento e tanto meno lo orientano.
In questo modo viene semplificata brutalmente la complessità delle trasformazioni in atto nella società, provocando in noi, di volta in volta, un senso di irrealtà o di fastidio o di rassegnazione e impotenza. E rendendoci difficile il dare credito a ciò che ascoltiamo, ma anche, in una sorta di processo di straniamento, a ciò che noi stessi diciamo.
Di fronte allo scollamento sempre più evidente tra il flusso continuo di parole che invade lo spazio pubblico e la concreta, quotidiana esperienza delle nostre vite, proponiamo di tornare a riflettere sul linguaggio oggi. Non una riflessione specialistica, bensì una riflessione spontanea e politica, a cui chiamiamo sia chi di lingua si occupa per mestiere, sia comuni parlanti, donne e uomini, che alla lingua si appassionano perché ne sanno la forza trasformatrice. Nell'ipotesi che proprio da questo intreccio possano scaturire parole oneste e necessarie e un punto di vista più ampio sulla comunicazione, di cui la lingua è solo una parte. Ci sono anche le immagini, i modi, le pratiche, le pragmatiche.
Si aprono domande importanti:
Come tornare a vedere nella lingua un luogo di senso e di libertà in cui ciascuno e ciascuna possano esprimersi senza tradire la sostanza del proprio vissuto?
Che posto facciamo all'altro e a ciò che non abbiamo messo in conto?
A quali condizioni e con quali ostacoli si può agire una libertà di parola che vada oltre l'incultura politica corrente?
Come salvaguardare nei nostri discorsi (in una società sempre più ricca di storie, lingue e culture diverse) la presenza dell'alterità con i suoi aspetti vitali e perturbanti allo stesso tempo?
A queste e ad altre domande vorremmo provare a rispondere insieme, partendo dalle nostre personali esperienze e dal nostro sapere, con la consapevolezza che i mutamenti più profondi di una civiltà sono quelli messi in atto dalla gente comune, tramite quell'intreccio multiforme di relazioni che costituisce lo spazio pubblico. Quello vero.

Gruppo di riflessione La lingua dell'altro
Redazione di Per amore del mondo, rivista on line di Diotima

floreana

venerdì 1 maggio 2009

Lo sviluppo delle bambine e dei bambini


A testimonianza dell'interesse che in altri Paesi si rivolge al tema della rappresentatività di genere nei linguaggi, riproduciamo alcune foto tratte da M. Sheridan "Dalla nascita ai cinque anni. Le tappe fondamentali dello sviluppo" (2009).

Notiamo che:
1. nelle figure, ci sono bambine e bambini

2. spesso, fanno azioni simili; non ci sono connotazioni di genere delle azioni

3. la rappresentatività va (coerentemente) oltre questo primo aspetto:

a. sono raffigurati sia madri che padri;


b. sono raffigurate etnie varie





postato da j.

Una tesi di laurea sulle formulazioni 'neutre'

Riceviamo e pubblichiamo volentieri.

La mia tesi, intitolata “Pregiudizi e stereotipi sessisti e razziali. Una verifica sperimentale attraverso la lettura di articoli di cronaca”, si propone di analizzare gli stereotipi, razziali e sessisti, e di verificarne la presenza in un gruppo di soggetti, tramite un’indagine sperimentale.

Dopo un’introduzione teorica, ho cercato di creare una metodologia che permettesse di valutare l’eventuale presenza di stereotipi nel corso della lettura di articoli di cronaca e il ruolo del linguaggio nel veicolarli.

Metodologia
Lo studio è stato condotto grazie alla collaborazione di 40 persone, di cui 20 donne e 20 uomini, in possesso di diploma di scuola superiore, di un’età media di trentatre anni per gli uomini e trentanove per le donne, di nazionalità italiana ed esercitanti tutti la stessa professione (impiegati nella pubblica amministrazione). Queste persone sono state scelte con l’obiettivo di avere un campione omogeneo per estrazione sociale e culturale. La ricerca si è svolta nel mese di gennaio 2009 a Milano.

In questa sede, descriverò soltanto la parte del mio lavoro relativa allo studio dei pregiudizi sessisti.

Ho scelto un articolo recente (fonte: Corriere della Sera. 19 dicembre 2008 http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/19.shtml), in cui si descrive una nuova tecnica neurochirurgica sperimentata da due medici, una donna e un uomo. Il mio scopo era di indagare gli stereotipi professionali di genere, cioè valutare l’eventuale presenza di pregiudizi legati al sesso dei protagonisti in rapporto alla professione in esame e al tipo di scelte linguistiche adottate nell’articolo.

I due medici protagonisti, infatti, sono una donna e un uomo, ma, nell’articolo originale, l’unico indizio che permetta l’identificazione del sesso dei due protagonisti è il nome personale, citato tra l’altro una sola volta, di passaggio, in una tipologia di testo che di solito viene letta molto cursoriamente; in tutto il resto dell’articolo viene utilizzato il maschile plurale generico, come illustro di seguito:

1. unica citazione dei nomi per esteso, da cui si può inferire il sesso dei protagonisti: “l’equipe medica guidata dai neurochirurghi Sergio Canavero e Barbara Massa Micon…”;

2. tipologia delle altre strategie referenziali: “l’annuncio dato ieri mattina da Canavero e Massa Micon…”; “i chirurghi”, “i due neurochirurghi Canavero e Massa Micon”, “i neurochirurghi torinesi”

Per quanto l’uso del maschile generico sia previsto e legittimato dalla grammatica, la letteratura di genere lo critica perché non rende identificabile il genere e ‘nasconde’ le donne dietro un uso del linguaggio che è retaggio di una cultura maschilista.

Il testo dell’articolo è stato, dunque, modificato eliminando la citazione per esteso dei nomi, ma lasciando invariato tutto il resto, per valutare se il maschile plurale generico potesse far ipotizzare, alle lettrici e ai lettori da me coinvolti nel progetto, la presenza di una protagonista femminile. Ipotizziamo, per non averla ancora sperimentalmente verificata, che la strategia comune prevede, in qualche modo, l’esplicita citazione della donna eventualmente presente in un gruppo cui ci si riferisce attraverso il maschile plurale generico. E’ anche vero, tuttavia, che si trovano anche diciture maschili, in alcune tipologie di testi, che non prevedono ulteriori specificazioni (dal medico, i bambini, gli studenti).

Abbiamo suddiviso i partecipanti in due gruppi di 20 persone ognuno (di cui 10 donne e 10 uomini). Ai due gruppi sono stati richiesti due compiti diversi, da eseguire dopo la lettura dell’articolo:

  1. un gruppo doveva completare una scheda anagrafica sui protagonisti degli eventi, inventando i dati mancanti, ma in modo compatibile con quanto esplicitamente emerso dagli articoli (I dati da inserire erano: età; nazionalità; sesso; professione).

  2. l’altro gruppo, doveva associare, ad ogni personaggio descritto nell’articolo, un volto tra quelli proposti attraverso una serie di fotografie, di donne e uomini, compatibili con i profili dei protagonisti (ho mostrato cinque fotografie di medici di sesso femminile e cinque di medici di sesso maschile, tutti ritratti con il camice bianco). In questo caso, mostrando le fotografie, ai soggetti veniva dato indirettamente un “suggerimento” sul sesso dei medici dell’articolo e quindi un dato particolarmente sensibile ai fini della ricerca. Lo scopo di questo secondo esperimento era vedere se, stimolati dalle informazioni in più fornite indirettamente attraverso le fotografie, i soggetti facevano scelte diverse rispetto ai soggetti del primo esperimento.

Finalità dello studio
Mi sono chiesto:

  1. l’uso del maschile generico è davvero tale? Cioè impedisce o meno l’ipotesi, da parte delle lettrici e dei lettori, che dietro la forma maschile siano presenti protagoniste femminili?

  2. Le lettrici o i lettori si comportano diversamente di fronte all’interpretazione del maschile generico?

  3. La presenza di immagini di probabili protagoniste e protagonisti influenza, e in che direzione, le scelte delle persone intervistate?

  4. Le statistiche sono alla base dell’interpretazione data dalla maggioranza delle persone intervistate?

Esiti dello studio
Le risposte date sono riassunte di seguito:

  1. senza vedere le foto, il 95% delle donne e il 95% degli uomini ha risposto che entrambi i medici erano uomini; soltanto, dunque, una minima percentuale, pari al 5%, sia tra le donne che tra gli uomini, ha detto che uno dei due medici poteva essere una donna;

  2. la percentuale è cambiata mostrando le foto: in questo caso, il 40% delle donne e il 20% degli uomini ha risposto che tra i dei due medici poteva esserci una donna;

  3. la differenza tra partecipanti donne e partecipanti uomini del fornire le risposte, è emersa dunque solo nel secondo esperimento.

Proposte di analisi dei dati emersi
Nell’articolo originale non ci sono indicazioni sull’età dei due neurochirurghi (Sergio Canavero ha 44 anni, Barbara Massa Micon 39, fonte:
www.edizioniclandestine.com/autori/canavero.htm), tuttavia, da altre indicazioni del testo, i venti soggetti che hanno completato la scheda anagrafica, hanno attribuito ai medici un’età media di 44 anni (43 anni la media delle risposte dei dieci soggetti maschili, 45 anni la media delle risposte dei dieci soggetti femminili).

Le statistiche dicono che ad essersi iscritte nel 2008 al primo anno delle facoltà di medicina italiane sono 4317 donne su un totale di 7673 studenti: 56 su 100, la maggioranza. Se si considerano le persone in attività in ambito chirurgico, divise per fasce di età, si nota che:

    • tra i 25 e i 29 anni la percentuale delle donne è del 63,4%

    • tra i 30 e i 34 anni del 59,6%

    • tra i 35 e i 39 del 51,9%.

Il calcolo dettagliato fa parte di una relazione di Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, la federazione che riunisce tutti gli Ordini dei medici d’Italia (fonte: www.medicinaepersona.org/articolo/300608.pdf).

Le riflessioni che ho tratto dagli esiti delle interviste, riguardo all’uso del maschile generico nel caso della professionalità e del testo esaminati, sono i seguenti:

  1. di fronte all’uso del maschile generico, nel primo tipo di compito, solo il 5% degli uomini e 5% delle donne ipotizza la presenza di una donna;

  2. con l’ausilio delle foto, soprattutto tra le donne è aumentata la percentuale delle persone che ipotizzavano fosse coinvolta una donna (40%);

  3. per quanto riguarda l’immaginario collettivo, sembra esserci un condizionamento non motivato dalle statistiche, almeno per quanto riguarda la fascia d’età coinvolta nell’articolo utilizzato per l’esperimento.

Conclusioni
La conclusione che si può trarre è dunque che, come consigliava già la linguista Alma Sabatini, e con lei le altre studiose e gli altri studiosi, l’uso del maschile generico è sconsigliato.

Il mio contributo credo dimostri che questa attenzione all’uso del linguaggio non sia motivata solo da ragioni ideologiche di una (legittima) richiesta di parità linguistica, ma anche dal fatto che, alla prova dei fatti, il maschile non viene elaborato dai lettori come ‘generico’ cioè inclusivo anche delle donne, ma, almeno nel caso da noi esaminato, come un maschile tout court.

Studi ulteriori
Altre prove sperimentali, come quelle che riassumo di seguito, potrebbero ulteriormente approfondire questo risultato, permettendoci conclusioni e generalizzazioni più forti:

  1. confrontare le risposte qui discusse con quelle fornite dalle lettrici e dai lettori dell’articolo originale (in cui la specificazione di genere compare, ma una sola volta e attraverso la citazione del nome proprio);

  2. studiare gli effetti, nei lettori e nelle lettrici, dell’uso del maschile generico, singolare e plurale, nei testi in cui questo è normalmente in uso senza mai essere sottospecificato (‘gli studenti, ‘dal ginecologo’, ‘il tuo bambino’, ‘io bimbo’, etc.);

  3. studiare gli effetti di strategie alternative più esplicite e informative in relazione anche alle diverse tipologie di lettura dei diversi tipi di testo (ad es. “l’equipe medica guidata dai due neurochirurghi, un uomo e una donna, Sergio Canavero e Barbara Massa Micon…”).

Spero che la lettura di questo breve resoconto della mia tesi sia di vostro interesse e che possiamo stabilire un confronto per approfondire il discorso sulle verifiche sperimentali del ‘sessismo linguistico’ e sulle proposte di ‘cambiamento’ dell’uso linguistico, ove necessario e nella direzione più funzionale.

Chi fosse interessata/o ad altre informazioni o avesse suggerimenti e discussioni, mi trova all’indirizzo mail :

pierzh@email.it

Pierpaolo

martedì 28 aprile 2009

Alcuni riferimenti bibliografici

Segnaliamo alcuni riferimenti bibliografici che ci proponiamo di aggiornare anche con il vostro aiuto: se conoscete altri riferimenti saremo felici di pubblicarli.
Gli studi più numerosi sono stranieri, a riflettere l'interesse che questo aspetto del linguaggio e del sociale riceve in molti Paesi.

I testi seguono in questo ordine: prima i testi sull'italiano (a partire dai più recenti), poi alcuni in altre lingue.

_____________________________________________________________________________________


Robustelli C. (2007), Il genere femminile nell'italiano di oggi: norme e uso (conferenza presso la Direzione Generale per la Traduzione della Commissione Europea).

Robustelli C. (2007), Il genere femminile nell'italiano di oggi: norme e uso (vedi 1.1):
http://reterei.eu/gruppi/guida.htm#cap2

Lepschy A. et al. (2001), "Lingua italiana e femminile", Quaderns d’Italià: 9-21.

Orletti, Franca (2001), "Il genere: una categoria sociolinguistica controversa", in Orletti, Franca, Identità di genere nella lingua, nella cultura, nella società, Roma, Armando Editore: 7-19.

Robustelli C.(2000), ‘Lingua e identità di genere’, SILTA, XXIX, 507-527 (anche in Saperi e libertà (2000), a cura di E. Serravalle, Progetto Polite, Associazione Italiana Editori, Milano: 53-68).

Adriana Perrotta Rabissi (1998): Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e uomini: Intreccio tra teoria e pratica. A cura di di Eleonora Chiti. Torino: Rosenberg e Sellier

Marcato G. (1995), Donna e linguaggio. Un rapporto difficile? Introduzione, in Marcato Giovanna (ed.) Donna e Linguaggio, Convegno Internazionale di studi Sappada-Plodu, Cleup Padova 1995: 21- 49.

Von Bonkewitz T. (1995), "Lingua genere e sesso: sessismo nella grammaticografia e in libri scolastici della lingua italiana",
in Marcato Giovanna (ed.) Donna e Linguaggio, Convegno Internazionale di studi Sappada-Plodu, Cleup Padova 1995: 99-110.

Lepschy G. (1989) "Lingua e sessismo", in Nuovi saggi di linguistica italiana, Il Mulino, Bologna: 61-84.

Lepschy, G. (1987). "Sexism and the Italian language" In: The Italianist 7, pp. 158-169. "Lingua e sessismo" (1988) - versione italiana ampliata - In: L'Italia dialettale LI, pp. 7-37.

Piussi, Anna Maria (1987)
“Linguaggio e differenza femminile”, pp. 117-128, in Il filo di Arianna, Roma, Utopia.

Sabatini A. (1987), Il sessismo nella lingua italiana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma .

Violi, P. (
1986) L’infinito singolare. Considerazioni sulla differenza sessuale nel linguaggio. Verona, Essedue.

Attili, G.; Benigni, L. (1979). "Interazione sociale, ruolo sessuale e comportamento verbale: lo stile retorico naturale del linguaggio femminile nell'interazione faccia a faccia". In: atti del X congresso internazionale di studi SLI. Roma: Bulzoni.

Scafoglio, Domenico; Cianflone, Geppina (1977). "Le parole e il potere. L'ideologia del vocabolario italiano". Messina, Firenze: D'Anna.

Sbisà, M. (1976). "Speech acts e femminilità. Note sul linguaggio dei settimanali femminili". In: Problemi 47, pp. 260-283.

Irigaray L., Parlare non è mai neutro, Editori Riuniti, Roma, 1991 (titolo originale: Parler n’est jamais neutre, Les Editions de minuit, Paris, 1985).

Baranski Z.G.- Vinall S.W. (1987), "Sexism and italian language", in The Italianist, 7: 158-169.

Tamburello, M. (1980). "Sexism in the Italian language". Osnabrücker Beiträge zur Sprachtheorie15,pp.154-166.

_______________________________________________________________________________
manuale:
Holmes & Meyerhoff (2003), The Handbook of Language and Gender, Wiley.


Giora, Rachel (2001) "Theorizing gender. Feminist awareness and language change", in AAVV, Gender in interaction. Perspectives on femininity and masculinity in ethnography and discourse, Amsterdam – Philadelphia: 329-347.

Irigaray, Luce (Ed) (1990). "Sexes et genrs à travers les langues". Paris: Grasset

Lakoff, Robin (1975) Language and Women’s Place, New York Hagerstown, San Francisco – London, Harper & Row.

McConnell Ginet S., "Language and gender" in F.J. Newmeyer, Linguistic: The Cambridge Survey, IV. Language: The Socio-cultural context, Cambridge University Press, (1988): 75-99.

Tannen, Deborah (1990) ”Gender differences in conversational coherence”, Discourse Processes 13: 73-90.

Tannen D. (1987), That’s Not What I Meant!, Ballantines, New York. (tr.it "Ma perchè non mi capisci?" 1998)

West, Candace Zimmermann, Don (1975) "Sex roles, interruptions and silences in conversation", pp. 105-123 in Thorne, B. e Henley (a cura di), Language and Sex: difference and dominance, Rowley, Massachusetts, Newbury House.

giovedì 23 aprile 2009

Strategie testuali non sessiste

Le nostre segnalazioni e la letteratura che conosciamo ci sembra elaborata sul piano delle strategie referenziali, cioè 'definitorie': si suggerisce da più parti, infatti, di usare nomi femminili dei mestieri, quando possibile; di non usare il maschile singolare o plurale 'generico' e così via.

Quando però proviamo a scrivere testi interi seguendo questi principi, le difficoltà aumentano e la letteratura, a nostra conoscenza, non ci dà delle soluzioni.

Avete provato a scrivere un intero testo non-sessista? come avete fatto? Segnalateci le vostre esperienze e eventuali materiali a riguardo!





postato da jc

domenica 19 aprile 2009

Dizionario etimologico della lingua italiana.

Accogliendo le indicazioni di una lettrice, riproduciamo la copertina del Dizionario etimologico della lingua italiana di Barbara Colonna.

Come sottolinea la lettrice, alle radici della nostra lingua vengono rappresentati dei 'padri'.

Ci possiamo chiedere, come sarebbe una lingua che avesse avuto delle 'madri'? o, meglio, 'madri E padri'?

In quanti aspetti del linguaggio, secondo voi, si riflette l'eredità di un'origine patriarcale e gerarchica della nostra società?








postato da jc

venerdì 17 aprile 2009

Indicazioni e note bibliografiche

Un approfondimento, segnalatoci da un lettore


Il sessimo nella lingua

di Clara MAVELLIA

I. Introduzione[1]

Nel 1970 Mary Key tiene all`Università di Irvine in California un seminario su "Lingua e sesso", molto probabilmente il primo su questo tema. Nel 1975 viene pubblicato il suo libro "Male/Female Language"[2]. Nello stesso anno esce l`importante opera di Robin Lakoff "Language and Woman`s Place"[3], la cui prima parte era già stata pubblicata nel 1973 dalla rivista Language in Society.

Quindi, nel corso degli anni settanta, negli Stati Uniti vengono elaborate e diffuse diverse indicazioni per un uso non sessista della lingua, adottate poi da molte case editrici, associazioni professionali e da autrici/autori di libri di testo per le scuole[4].

Le ricerche sul rapporto donna/linguaggio si sono estese in seguito in molti altri paesi (in Germania nel 1980 esce "Richtlinien zur Vermeidung von sexistischem Sprachgebrauch" di Guentherodt et al.; in Italia nel 1987 "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana" di Alma Sabatini) e trattano due aspetti pricipali:

1. La lingua parlata e scritta dalle donne (differenze fonologiche, lessicali, sintattiche, ecc.) e quella, verbale e non, delle interazioni (garbo, scelta del tema, interruzioni e così via).

2. La donna nella lingua, ossia il sessismo insito nel sistema linguistico ideato e usato dalla cultura patriarcale, da cui la donna è stata esclusa dalle origini fino a poco tempo fa (maschile generico, dissimmetrie morfologiche e semantiche; lemmi, locuzioni e figure spregiative, ecc.).

Si tratterà qui il secondo aspetto e si vedrà come la lingua, che pure è l'unica a disposizione di donne e uomini, sia sessuata in tutte le sue forme e contribuisca alla percezione della donna come inferiore all'uomo.

Per dimostrare quanto la tradizione dell'inferiorità femminile permei il nostro modo di pensare, si daranno anche alcuni esempi di discriminazione e spregio inconsapevole della donna tratti da opere di esperte ed esperti della lingua, ossia di linguiste e linguisti.

Come già accade nei paesi di lingua anglosassone, ci si augura che i contributi alla discussione anche nelle altre lingue superino il livello della confrontazione e della ridicolizzazione, rendendo possibile una collaborazione proficua dei generi biologici in questo ambito di ricerca[5].



la lettura prosegue al link:
http://www.australiadonna.on.net/italian/2009%20March/Mavellia.htm

giovedì 16 aprile 2009

Il curriculum di un 'ministro'


Nei testi, troviamo incertezze nell'uso di termini per riferirsi alle donne.

Se l'uso di un termine non è sempre facile da modificare, scelte diverse nella costruzione delle frasi o una maggiore coerenza potrebbero aiutare a evitare strani effetti stilistici o, talvolta, veri e propri enigmi referenziali.

Riportiamo alcuni esempi. Se ne trovate altri, inviateceli e verranno pubblicati.




http://www.flcgil.it
19-11-2008

Al CUN interviene la Ministra Gelmini, che conferma i tagli al sistema universitario
La sintesi dei lavori del CUN del 18 e 19 novembre 2008

Il 18 novembre ’08 ai lavori del Consiglio Universitario Nazionale è intervenuta la Ministra Gelmini.
Nella sua introduzione ha illustrato a grandi linee il contenuto del decreto legge 180/08.
In particolare ha messo in evidenza l’attenuazione del blocco del turn-over, l’applicazione dei criteri CIVR per l’assegnazione dei 500 milioni di euro, le borse di studio per gli studenti.

Ha poi parlato delle Linee Guida come di un documento programmatico che prelude all’intervento legislativo in materia di reclutamento, valutazione, dottorato, governance, abolizione del valore legale del titolo di studio ecc.

Secondo la Ministra occorrerà procedere in maniera serrata, pur nella disponibilità al confronto.

Nel dibattito che è seguito all’introduzione della Ministra, sono intervenuti i coordinatori delle commissioni permanenti del CUN che hanno puntualmente evidenziato i punti critici del decreto legge 180 e l’insostenibilità di una politica di tagli per il sistema universitario.

Sono poi intervenuti altri consiglieri, tra cui Renato Comanducci.

Nel suo breve intervento ha sottolineato la positività della dichiarazione di voler aprire un confronto sulle Linee Guida, apertura peraltro non spontanea ma dovuta alle grandi mobilitazioni ed iniziativa degli studenti e di tutto il personale universitario. Ha sottolineato come si tratterebbe di un’inversione di tendenza rispetto alla totale assenza di interlocuzione che c’è stato nell’emanazione della Legge 133 e dello stesso decreto 180.

Fondazioni universitarie e abolizione del valore legale del titolo di studio sono due punti assolutamente non condivisibile presenti nelle proposte del Ministro (??).




2008-05-07 20:36
www.ansa.it


MARIASTELLA GELMINI: MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Mariastella Gelmini, 34 anni, avvocato di Desenzano sul Garda (Brescia), single, è coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. Eletta alla Camera la prima volta nel 2006, ha fatto tutta la gavetta politica cominciando dal consiglio comunale del suo paese, per passare poi al consiglio provinciale di Brescia (due volte assessore), e al consiglio regionale. Considerata fedelissima di Berlusconi fin dalla prima ora, è subentrata nel maggio 2005 a Paolo Romani alla guida del suo partito in Lombardia. "Sono sorpresa, non avrei mai pensato che Berlusconi mi affidasse un compito così importante" disse il giorno della nomina, aggiungendo che "se non fosse stato per Berlusconi, non sarei mai scesa in politica". Con la politica Mariastella Gelmini ha cominciato nel 1994 a vent'anni, andando a fare la volontaria al coordinamento regionale di FI a Milano, fino a diventarne undici anni dopo il massimo responsabile. Molto vicina al mondo cattolico, vanta ottimi rapporti anche con le componenti laiche di Forza Italia.

venerdì 10 aprile 2009

Il genere tra le righe

Il genere tra le righe:
gli stereotipi nei testi e nei media

quaderno a cura di Laura Moschini

sul link allegato trovi il testo completo
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article3003

domenica 5 aprile 2009

L'evoluzione dell'uomo (e della donna?)

Anche il linguaggio scientifico assume il maschile come 'neutro', anche se difficilmente possono essere interpretate come 'neutre' le immagini: prendiamo qui come esempio il termine seguente:



l'evoluzione dell'uomo








Il livello figurativo non fa che esplicitare ciò che vale anche per i termini: il maschile non è un genere neutro.